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Fra apocalittici e integrati, l’avvocatura discute del nuovo OCF

C’è chi minimizza e c’è chi esulta, ma – al di là delle sovrainterpretazioni – il dato bruto è che dopo il Congresso nazionale di Rimini la politica forense avrà come nuovo baricentro il neonato Organismo Congressuale Forense (Ocf), che – piaccia o non piaccia -manderà in soffitta il vecchio Organismo Unitario dell’avvocatura dopo vent’anni di attività.

Ecco le principali novità.

Il nuovo organismo, costituito in attuazione dell’art. 39 della l.n. 247/12, si connota rispetto al precedente per il venir meno del vecchio regime di incompatibilità che, di fatto, sbarrava l’accesso ai consiglieri degli ordini, determinando una frattura – nel tempo divenuta autentica incomunicabilità – tra le due diverse anime della politica forense. Inoltre, è previsto che il nuovo Ocf abbia un legame più diretto con il Congresso (che diventa triennale) e col Cnf. A quest’ultimo, peraltro, spetterà di foraggiare il finanziamento dell’Organismo congressuale, sostenendone i costi tramite il contributo annuale dovuto dagli avvocati. Si tratta di una novità importante, se si considera che – come più o meno velatamente recriminato da Mirella Casiello durante il suo intervento riminese – uno degli elementi di debolezza del vecchio Oua era dovuto proprio alle ristrettezze finanziarie.

L’Ocf avrà principalmente il compito di dare attuazione alle delibere congressuali e dovrà operare di concerto col Consiglio nazionale e, per le materie di sua competenza, con la Cassa Forense; potrà, anche, rappresentare in giudizio le istanze del Congresso e proclamare – nel rispetto del codice di autoregolamentazione – l’astensione delle udienze.

La rappresentanza all’interno dell’Ocf sarà più snella rispetto a quella dell’Oua. I componenti del nuovo organismo – che saranno soggetti al limite di due mandati consecutivi – passeranno da 88 a 51. «L’Ocf – spiega la mozione – sarà composto da rappresentanti eletti in seggi elettorali formati su base distrettuale, in ragione di uno fino a 5mila iscritti agli albi ed elenchi speciali degli ordini del distretto e da un ulteriore rappresentante ogni successivi 5mila iscritti. Il numero di mandati massimo per componenti dell’organismo sarà pari a 2 e l’elettorato attivo spetterà ai delegati congressuali degli Ordini del distretto, mentre quello passivo ad ogni avvocato iscritto in uno degli albi ed elenchi speciali che si siano candidati e che non abbiano riportato, nei 5 anni precedenti, una sanzione disciplinare esecutiva più grave dell’avvertimento». Il sistema di voto prevede che ogni delegato potrà «esprimere preferenze fino a due terzi del numero degli eligendi, con frazione di voto ridotta all’unità inferiore».

Le elezioni dovranno svolgersi entro 30 giorni dall’approvazione delle mozioni.

Le reazioni. Una svolta storica, anzi no

14632904_591823957672317_5550828811657831218_nSe i firmatari della seconda mozione (quella che introduce l’Ocf mozione-2) ovviamente esultano, Vaglio in testa, parlando di «svolta storica» la gamma delle reazioni con cui il nuovo organismo è stato accolto è piuttosto varia. A partire da quella più tiepida del presidente del Consiglio nazionale forense Andrea Mascherin, che esclude possa parlarsi di svolta storica, ma saluta positivamente la nuova governance dell’avvocatura assicurando che il Cnf «proverà a dare una mano alla nuova esperienza che nasce adesso». Cauta l’apertura anche del segretario dell’Anf Luigi Pansini, che rispetta la «volontà sovrana del Congresso» e auspica che il nuovo organismo sia all’altezza delle sfide, riuscendo a diventare un’istituzione «realmente inclusiva e partecipata. Tuttavia non rinuncia a sottolineare come «molti sono gli aspetti sui quali il nuovo organismo dovrà lavorare e tra questi sicuramente le storture di una legge professionale CNF-centrica che necessita di essere modificata», come emerso durante lo svolgimento dei lavori riminesi che – secondo il rappresentante di Anf – avrebbero «messo in risalto tutte le incongruenze di un’istituzione nazionale che oggi legifera, amministra e poi giudica, senza essere eletta direttamente dagli iscritti». Piuttosto critico anche il commento di Mirella Casiello, presidente dell’Oua, secondo la quale «si sarebbe potuto cambiare, individuando i problemi che hanno spesso limitato l’azione politica dell’Oua. Ora avremo un organismo con una forte impronta ordinistica, ridotto nei numeri e più dipendente dal Cnf. Infine, dopo che per un anno le decisioni si sono mosse sull’asse ministro Orlando-Cnf, questo nuovo Ocf si confronterà con l’assenza di una reale autonomia, rischierà di essere solo una cinghia di trasmissione di decisioni prese altrove. Lo stesso problema che ha avuto l’Oua». Guardando all’Aiga, la sua posizione è nota. Il suo segretario, intervenendo a Rimini, ha esposto con grande schiettezza la sua opinione. Dal suo punto di vista, l’Ocf nasce con un vizio d’origine: è un organismo che mortifica le associazioni. Di fatto «dovrebbe far da contrappeso al Cnf ma trae dagli ordini la sua legittimazione e pesca nel medesimo bacino, con rischio di cortocircuiti istituzionali ancora più stridenti: è – conclude il rappresentante della giovane avvocatura – un organismo di esecuzione delle deliberazioni congressuali che però non trova legittimazione nel congresso ma fuori da esso».

Senz’appello anche la condanna dell’M.G.A. (Mobilitazione generale Avvocati), che sui social scrive in proposito parole di fuoco: «il Congresso di Rimini – si legge in un post di Valentina Restaino – sarà ricordato per aver segnato la definitiva frattura tra l’Avvocatura d’élite e quella “normale”. . Tra l’Avvocatura che si diverte con il potere e quella che si trova a combattere con una previdenza Insostenibile, con i ritardi nei pagamenti etc… Ed è inutile dire che non è vero, che siamo tutti sulla stessa barca, in fondo siamo colleghi». Difficilmente, secondo i rappresentanti di M.G.A l’Ocf potrà segnare un cambio di passo rispetto alla situazione attuale: «già l’Oua difficilmente eseguiva le delibere congressuali sgradite, figuriamoci un organismo espressione in parte degli ordini territoriali».

Non più tenero, sul fronte opposto, il commento del Movimento forense, sul cui sito Romano Cerquetti parla senza circonlocuzioni di «restaurazione di natura gentiliana, che di nuovo prevede la prevalenza del pubblico sul privato. Una restaurazione voluta da una larga maggioranza congressuale, frutto dell’alleanza tra componenti tradizionali e progressiste, nella non belligeranza delle associazioni “storiche”, alla cui volontà ci inchiniamo, ma che non condividiamo e che abbiamo cercato di contrastare, raccogliendo consensi ben oltre il numero dei nostri delegati». Una scelta, rincara Cerquetti, «che potrebbe portare ad aumentare il distacco tra i vertici e la base dell’Avvocatura, costituita in maggioranza da giovani infraquarantacinquenni e con difficoltà quotidiane che male accetteranno di essere rappresentati da una generazione precedente e lautamente retribuita, con prerogative che verranno valutate come privilegi, con la creazione di un’altra casta di cui non si sentiva la necessità e che andrà a pesare sui costi dei giovani».

Insomma, ce n’è per tutti i gusti. L’appuntamento con i nuovi componenti dell’Ocf e per la prima decade di novembre. E, come si diceva una volta, seguirà dibattito.

Andrea Merlo

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