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OK del Senato al ddl Concorrenza, Pansini (Anf): bene norma su società di avvocati

 

     Roma, 3 mag. – Il Senato ha approvato con 158 sì, 110 no e un astenuto, il ddl concorrenza sul quale il governo aveva posto la questione di fiducia. Il provvedimento torna adesso all’esame della Camera.

Dopo una gestazione lunga qusi due anni, l’approvazione del provvedimento suscita i primi commenti dal modo delle professioni. Il testo varato oggi da Palazzo Madama contribuisce ad «allineare la disciplina delle società di avvocati a quella delle altre professioni regolamentate», si compiace Luigi Pansini, segretario generale dell’associazione nazionale forense. «Attendiamo ora la definitiva approvazione, e – prosegue Pansini – confidiamo che il prossimo Ddl Concorrenza potrà affrontare alcune resistenze anacronistiche, come la possibilità per gli avvocati di autenticare gli atti di trasferimento di immobili ad uso non abitativo, considerate anche le recenti pronunce di merito che, in materia di negoziazione assistita, hanno ritenuto sufficiente l’intervento degli avvocati per il deposito in conservatoria dell’accordo raggiunto dai coniugi».

Le norme dedicate all’esercizio della professione forense in forma societaria prevedono che i soci, per almeno due terzi del capitale sociale e dei diritti di voto, devono essere avvocati iscritti all’albo e il venire meno di questa condizione costituisce causa di scioglimento della società. L’incarico poi può essere svolto soltanto da soci professionisti in possesso dei requisiti necessari per lo svolgimento della specifica prestazione professionale richiesta dal cliente. Fondamentali, infine, sono le previsioni per cui i soci professionisti possono rivestire la carica di amministratori e la maggioranza dei membri dell’organo di gestione deve essere composta da soci avvocati. Secondo Pansini si delinea così la «figura dell’avvocato nelle mutate esigenze professionali di una società ben diversa da quella in cui intere generazioni di professionisti hanno operato nei decenni scorsi, si favorisce l’interdisciplinarietà e al contempo si salvaguarda l’avvocato quale professionista garante dell’interesse del cittadino, al riparo da indebite interferenze e influenze».

(Amer)

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