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In dirittura d’arrivo la riforma europea del copyright, la proposta della Commissione

A breve Google così come Facebook potrebbero vedersi costretti a pagare agli editori i diritti per l’utilizzo delle notizie da loro diffuse.

Questa una delle maggiori novità introdotte dalla direttiva sulla riforma del copyright che la Commissione Europea presenterà proprio oggi. Entrambi i colossi, infatti, da sempre decidono liberamente quali notizie mettere a disposizione di chi effettua ricerche in Rete, stabilendone la priorità in base all’utilizzo di alcuni algoritmi. Come sappiamo, il link della notizia che Google ci offre, e che rimanda al sito di provenienza, è accompagnato dal titolo dell’articolo e dall’incipit del testo. Gli editori vedranno così riconosciuto il diritto derivante dall’utilizzazione dei cosiddetti snippet (“ritaglio”) ossia proprio di quelle righe di testo che accompagnano il link ad un articolo. Ma cerchiamo di capire meglio il contenuto di questa tutela. La linea della Commissione è chiara. Senza giri di parole il presidente Jean-Claude Juncker spiega così lo spirito della riforma: «il lavoro dei giornalisti, editori e autori dev’essere giustamente retribuito, che sia svolto in una redazione o a casa, che sia diffuso off line, che sia pubblicato con una fotocopiatrice o con un hyperlink commerciale sul web».

In realtà il provvedimento riguarda non il diritto d’autore in sé, bensì i cosiddetti «diritti connessi» al diritto d’autore. Mentre il primo riguarda l’opera e più strettamente i diritti appartenenti all’autore, i secondi afferiscono alla sua offerta al pubblico e ad ogni attività posta in essere per consentirne l’utilizzo da parte dei fruitori. Già tutelate da normativa europea sul copyright e dai diritti di produzione sono, ad esempio, le case cinematografiche, le etichette discografiche e le emittenti radio-televisive. Tale disparità di trattamento ha condotto giornali e riviste a sempre più numerose proteste per il modo in cui Google e altre piattaforme traggono notizie sui siti d’informazione, consentendone un’utilizzazione gratuita e privando, in questo modo, le varie testate giornalistiche online di numerosi accessi e visualizzazioni. In base a quanto affermato dalle istituzioni europee, la dispersione causata dalla condivisione abusiva delle notizie ne farebbe diminuire il valore causando un danno agli editori.

arton24014Nel 2014 la Spagna, nel tentativo di imporre a Google la corresponsione dei diritti agli editori, non solo non ha visto riconosciuta la propria pretesa ma è stata privata del servizio Google News. Ne è conseguito un considerevole calo di traffico sui singoli siti di notizie, dal quale si stima che gli editori andranno a perdere circa 10 milioni di euro l’anno. Diversamente in Germania molte case editrici hanno preferito scendere a patti con il colosso americano, esentandolo dal pagare i diritti connessi pur di garantire una continuità del traffico sui loro siti. La scelta operata ci dà l’idea di quanto sia forte il potere contrattuale di Google a fronte di quello di medi e piccoli editori. La riforma potrebbe anche introdurre cambiamenti per YouTube e, quindi, obbligare la piattaforma ad una più attenta negoziazione degli accordi sui diritti con autori e produttori. Si stima che la stessa abbia prodotto finora più di due miliardi di dollari in diritti d’autore.

Numerosi sono gli artisti schieratisi a favore di una riforma del copyright che possa favorire consumatori e piccole imprese. Altrettanti sono però gli editori che si oppongono al riconoscimento dei diritti connessi. L’europarlamentare tedesca Julia Reda sostiene che esso minaccerebbe quel vasto mondo giornalistico che fa della fruibilità dei contenuti online la propria risorsa, specialmente con riguardo ai piccoli editori i quali necessitano di potenziare la loro visibilità. C’è infatti un rovescio della medaglia: tali novità prevedono, in concreto, l’impossibilità di citare qualsiasi testo. Il pensiero va ai contenuti quotidianamente divulgati all’interno di blog o WordPress, su cui vengono pubblicati milioni di nuovi post ogni mese, e non ultimi i social media come Twitter o Facebook, grandi aggregatori di notizie. Secondo Anso (Associazione Nazionale Stampa Online), ciò rappresenterebbe un danno per il Digitale. Sono oltre ottanta gli eurodeputati ad essersi opposti a questo piano, lasciando le sorti della proposta ad un divenire sempre più controverso. Ci si domanda infine se e in quale modo i “diritti connessi” possano trovare il proprio spazio al fianco della libertà di informazione o del diritto di citazione.

Oggetto della riforma europea sarà, oltretutto, la cosiddetta libertà di panorama. Vietato, dunque, fotografare e utilizzare a scopi commerciali le immagini di monumenti o opere d’arte che si trovino in luoghi pubblici e che siano coperti da copyright. Insomma, si prospetta una vera e propria rivoluzione del mercato digitale. Quel che molti auspicano è che la tutela di tali diritti non minacci di diventare una barriera commerciale. Di certo, in un’epoca in cui si è propensi a pensare che tutto ciò che si trova in rete sia liberamente fruibile, è probabilmente necessaria una riforma legislativa ma anche un mutamento culturale, in grado di condurre ad una maggiore conoscenza e consapevolezza di ciò che è il diritto d’autore e di come riguardi tutti in modo trasversale.

Maria C. Cucuzza

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