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Omicidio Scazzi: ergastolo per Cosima e Sabrina, quasi 7 anni fa il delitto

 

     La 15enne scomparve il 26 agosto 2010, a Michele Misseri 8 anni per concorso in soppressione cadavere

     Roma, 21 feb. – Ergastolo per Cosima Serrano e Sabrina Misseri, madre e figlia, per l’omicidio della 15enne Sarah Scazzi, rispettivamente nipote e cugina delle due imputate, e otto anni per concorso in soppressione di cadavere per Michele Misseri. La prima sezione penale della Cassazione ha confermato le condanne e si chiude così una lunga vicenda giudiziaria, a quasi sette anni dal delitto che scosse Avetrana (Taranto) e tutta l’Italia. Una vicenda caratterizzata da una trama intricata, dagli incessanti colpi di scena, dal mistero.

     La studentessa di Avetrana scomparve esattamente nel primo pomeriggio del 26 agosto del 2010. Era andata a casa della cugina Sabrina Misseri con l’intenzione di andare al mare insieme a quest’ultima e ad un’altra amica. E invece proprio a casa degli zii, in via Deledda, è stata uccisa. Fino alla notte tra il 6 e il 7 ottobre di Sarah non ci fu nessuna traccia. La scomparsa scatenò varie ipotesi. Poi il muro di gomma cominciò a sgretolarsi.

     E in quella notte fatale lo zio Michele Misseri, che nei giorni precedenti aveva fatto ritrovare il telefonino della ragazza, messo alle strette dagli inquirenti, confessò di essere l’autore del delitto e della soppressione del cadavere, portando i carabinieri a ritrovare il corpo della giovane che aveva gettato in un pozzo nelle campagne di Avetrana.

Il giallo però non era risolto: a un certo punto, l’uomo tirò in ballo la figlia Sabrina, arrestata solo una settimana dopo. Accuse ribadite anche in un drammatico incidente probatorio. Seguì, a maggio del 2011, l’arresto della moglie Cosima Serrano, sorella della madre di Sarah, un provvedimento frutto di altri indizi e di altre testimonianze, nel frattempo emerse, e di riscontri sulle celle telefoniche.

     Michele Misseri venne scagionato dalle accuse di omicidio e sequestro di persona riversate sulle due donne: a lui venne addebitato solo il concorso in soppressione di cadavere, nonostante nel frattempo ci avesse ripensato e fosse tornato a proclamarsi unico autore del delitto. Subito dopo l’arresto della moglie l’uomo venne scarcerato.

Il 20 aprile del 2013 arrivò la sentenza della Corte di assise, al termine di un processo durato un anno e 4 mesi.

     Ergastolo per le due donne e 8 anni per Michele Misseri, insieme ad altre condanne più lievi per i protagonisti di secondo piano. Alla base del delitto, sentenziò la Corte, un misto rabbia e risentimento di Sabrina, innamorata di un giovane, Ivano Russo, e gelosa di Sarah. Sentimenti sfociati quel pomeriggio del 26 agosto in una lite che avrebbe portato all’omicidio.

Dopo averla costretta a rientrare in casa, una delle due donne l’avrebbe trattenuta e l’altra l’avrebbe assassinata. Da quel punto sarebbe partita una serie di macchinazioni, messe in scena, bugie, falsi appelli televisivi finalizzati ad accreditare la tesi della scomparsa volontaria o del rapimento di estranei. Solo l’inatteso colpo di scena dell’ammissione di Michele Misseri avrebbe messo in crisi la recita.

     Una ricostruzione sempre respinta dalle difese delle due donne che hanno ritenuto inconsistente il movente e labili gli indizi nei loro confronti. Questo non è bastato sia in Corte di Assise che in Appello ad assolverle. Durante il processo di secondo grado, iniziato a novembre del 2014, le difese hanno tentato di sovvertire il verdetto, ad esempio attraverso una nuova perizia sulle celle telefoniche o mediante le dichiarazioni spontanee di Cosima Serrano, che in primo grado, citata dall’accusa, si era avvalsa della facoltà di non rispondere.

     Ma non sono riuscite a far cambiare decisione alla Corte composta da due giudici togati e sei non togati. Oggi è arrivata anche la conferma definitiva degli ergastoli in Cassazione.

     (Rre/AdnKronos)

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