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Orlando, laboratorio del dna strumento di lotta al terrorismo

“Il laboratorio è un salto di qualità. Potenzia lo scambio di informazioni sovranazionali per contrastare
problematiche gravi come il terrorismo”. Così il ministro della Giustizia. Andrea Orlando. è intervenuto durante una visita al laboratorio centrale della Banca dati del Dna in occasione dell’inizio dei lavori della nuova struttura. Presenti anche il capo del Dipartimento di Amministrazione penitenziaria Santi Consolo, il vice capo dipartimento Massimo De Pascalis, il direttore generale dei detenuti e del trattamento Roberto Calogero Piscitello e Grazia De
Carli, direttore del laboratorio.

“Arriviamo in ritardo rispetto ad altri paesi – continua il ministro -come nel caso della Germania che ha un’esperienza più avanzata e ora ne sta raccogliendo i frutti. Il nostro è un investimento per avere
una buona banca dati al più presto”. Il direttore De Carli ha spiegato che il progetto è iniziato “il 10 giugno con i prelievi del campione biologico nelle cosiddette ‘stanze bianche’ realizzate all’interno degli istituti penitenziari, procedendo nei confronti dei soggetti raggiunti da un’imputazione precisa presente nella legge. Ad oggi
siamo a 10.850 campioni conservati negli istituti in attesa che la struttura del laboratorio riceva l’accreditamento certificato di Accredia”.

Santi Consolo ha sottolineato come tutte il procedimento “avviene nel rispetto della dignità della persona e in assoluta riservatezza”. “Il personale di polizia penitenziaria ha ora un ruolo tecnico – continua Consolo – abbiamo dimostrato di poter svolgere compiti di elevatissimo profilo scientifico”. Aspetto rimarcato anche da De Carli dato che le 28 unità del personale sono “altamente formate con titoli di studio in campo informatico, biologico e delle
bio-tecnologie, con formazione sia teorica che pratica”.

“Questo strumento – conclude il ministro – consente anche di risolvere dei casi considerati chiusi, i ‘cold case’, oppure di ricostruire le dinamiche di delitti anche efferati. Quindi realizza deterrenza, perché c’è maggiore probabilità di essere scoperti”.
(Stg/AdnKronos)

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