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Parcheggi a pagamento: multa per mancata esposizione del ticket valida anche se la gestione è illegittima

Parcheggi a pagamento: va pagata la multa se la gestione dell’area è illegittima?

Parcheggi a pagamentoL’obbligo dell’automobilista di esporre il tagliando attestante il pagamento della somma dovuta nelle zone in cui è obbligatorio sussiste anche qualora sia illegittima la delibera di concessione della gestione del servizio di parcheggio ad una società privata. Se, quindi, speravate di non pagare la vostra multa dovrete rivedere i vostri piani. A stabilirlo è la stessa Corte di Cassazione, con la pronuncia n. 13659 del 2016, riconoscendo, in tal modo, il corretto esercizio del potere sanzionatorio da parte del Comune di Siracusa.

Parcheggi a pagamento, la sentenza della Corte

Con la sentenza appena citata, i Giudici hanno ribadito il principio di diritto secondo cui “nel giudizio di opposizione ad ordinanza-ingiunzione avente ad oggetto l’irrogazione di sanzioni amministrative per violazioni del codice della strada, il giudice ordinario ha il potere di sindacare incidentalmente, ai fini della disapplicazione, soltanto gli atti amministrativi posti direttamente a fondamento della pretesa sanzionatoria”. In altri termini, il giudice può sindacare soltanto la legittimità dell’atto presupposto che, con riferimento all’irrogazione di una sanzione pecuniaria amministrativa per sosta all’interno delle strisce blu, è costituito dall’ordinanza del Sindaco che istituisce il parcheggio.

Nessun sindacato e, dunque, nessuna possibilità di disapplicazione possono riguardare, invece, la delibera della Giunta Comunale (nella specie non preceduta dall’apposita deliberazione del Consiglio Comunale) con la quale viene individuato il concessionario del servizio di parcheggio ed affidata la relativa gestione.

Parcheggi a pagamento, le argomentazioni della Corte

E’ evidente che il provvedimento di concessione della gestione del servizio di parcheggio e quello che introduce una zona con obbligo di ticket siano tra loro del tutto differenti e abbiano diverse finalità: il primo è volto ad individuare il gestore del servizio, il secondo, invece, a selezionare un’area in cui la sosta può avvenire solo previa corresponsione di una determinata somma. Alla luce di ciò, precisa la Corte, “la delibera di concessione non si inserisce nella sequenza procedimentale che sfocia con l’adozione dell’ordinanza sindacale; né condiziona la sussistenza della violazione accertata. L’illegittimità della prima non può, quindi, riverberarsi sulla seconda, né inficiare l’accertamento stesso”.

Pertanto, sulla base di tali argomentazioni, la Suprema Corte ha accolto il ricorso proposto dal Comune di Siracusa e cassato la sentenza impugnata con rinvio al Giudice di merito.

Antonio Castiglia

 

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