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Il Parlamento europeo approva la direttiva sulle emissioni inquinanti

Con 499 voti a favore, 177 contrari e 28 astenuti, lo scorso 23 novembre, l’Europarlamento ha approvato la revisione della direttiva National Emission Ceilines (NEC) che introduce delle ulteriori limitazioni sulle emissioni inquinanti.

Il Parlamento Europeo riunitosi a Strasburgo in seduta plenaria ha detto sì alla direttiva che impone dei limiti alle emissioni inquinanti nazionali per il periodo 2020-2030. L’obiettivo della normativa è diminuire gli agenti nocivi in atmosfera sotto i livelli del 2005, entro il 2030. La nuova direttiva National Emission Ceilines, appena approvata dal Parlamento europeo, dovrà essere ratificata degli Stati membri.

Quali emissioni inquinanti dovranno essere ridotte secondo la direttiva?

Attraverso la normativa sono stati stabiliti i nuovi limiti nazionali per la riduzione delle emissioni nocive.

Nello specifico sono stati fissati i limiti per il biossido di zolfo (SO2), ossidi di azoto (NOx), composti organici volatili non metallici (COVNM), ammoniaca (NH3) e particolato fine. Questo dovrebbe garantire la diminuzione del 50% delle emissioni nocive in atmosfera entro il 2030.

Il biossido di zolfo è, per esempio, la principale causa delle piogge acide che creano dei notevoli danni all’agricoltura. Mentre, il particolato fine può essere responsabile di alcune malattie respiratorie e cardiovascolari. La stretta connessione tra le emissioni inquinanti in atmosfera e determinate patologie mortali, è stata resa nota anche da Ambient air pollution: a global assessment of exposure and burden of disease, report dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), pubblicato lo scorso settembre.

Agenzia europea per l’ambiente e report emissioni inquinanti

emissioni inquinanti

Lo stesso mercoledì in cui gli europarlamentari erano impegnati a votare la direttiva sulle emissioni, l’Agenzia UE per l’ambiente (EEA) ha pubblicato il report “Qualità dell’aria in Europa 2016”. Secondo lo studio, anche se la qualità dell’aria degli Stati membri è più sana rispetto al recente passato, lo smog causa la morte di 467mila persone l’anno in tutta Europa. Un dato significativo è quello che emerge dall’analisi dell’anno 2014. In quel periodo l’85% della popolazione delle aree urbane dei Paesi UE è entrata in contatto con il particolato fine in misura maggiore rispetto ai livelli stabiliti dall’Organizzazione mondiale della sanità. Superare quei livelli significa mettere a rischio la salute dei cittadini. L’esposizione a determinate sostanze nocive può causare delle patologie respiratorie e cardiovascolari.

Report Agenzia europea dell’ambiente e direttiva emissioni inquinanti: le opinioni

Secondo Hans Bruyninckx, direttore esecutivo dell’EEA «la riduzione delle emissioni ha portato a miglioramenti nella qualità dell’aria in Europa, ma non abbastanza per evitare danni inaccettabili per la salute umana e l’ambiente. Dobbiamo affrontare le cause profonde dell’inquinamento atmosferico, il che richiede una trasformazione fondamentale e innovativa dei nostri sistemi di mobilità, dell’energia e dell’alimentazione. Questo processo di cambiamento richiede un intervento da parte di tutti noi, comprese le autorità pubbliche, le imprese, i cittadini e le comunità della ricerca».

In relazione al report dell’EEA si è espresso Ermete Realacci, presidente della Commissione ambiente della Camera, che ha sottolineato la necessità sempre più evidente di una mobilità sostenibile e del maggiore uso delle energie rinnovabili, in linea con quanto firmato e ratificato dell’Italia con l’Accordo sul Clima, recentemente entrato in vigore. Secondo Realacci, infatti, «Dall’Agenzia Europea per l’Ambiente, che oggi ha pubblicato il rapporto sulla Qualità dell’aria in Europa, arriva una drammatica conferma dell’impatto sulla salute dell’inquinamento. Motivo in più per avviare quelle politiche che lo riducono, che sono le stesse che contrastano anche i mutamenti climatici. Non si può che partire, infatti, dal risparmio energetico, dalle fonti rinnovabili, da un potenziamento del trasporto pubblico e dalla scommessa su mezzi più puliti, dalla riqualificazione nell’edilizia e dall’innovazione tecnologica. È un’economia a misura d’uomo, una green economy, che rappresenta anche una risposta alla crisi e produce buona occupazione.»

Legambiente invece si esprime sulla direttiva che limita le emissioni inquinanti approvata mercoledì scorso dall’Europarlamento. La ONG sostiene che la normativa «va nella giusta direzione, ma che è ancora lontana dagli obiettivi che consentirebbero di evitare morti, patologie e costi sanitari legati all’inquinamento atmosferico. Il disegno che è stato approvato oggi, infatti, consente ancora troppe deroghe agli Stati membri, che potrebbero giustificare ulteriori ritardi nel raggiungimento degli obiettivi sulla riduzione delle emissioni nazionali al 2030».

Donald Trump e i cambiamenti climatici

La situazione è ormai evidente! Il mondo scientifico continua ad avvisare la cittadinanza sui rischi dell’esposizione delle emissioni inquinanti per la salute dell’uomo e dell’ambiente. Le politiche attuate a livello nazionale, europeo e mondiale sembrano puntare su un cambio di rotta rispetto al passato ma non sono abbastanza vincolanti. E, il mondo ambientalista guarda con un occhio attento gli Stati Uniti e le politiche che vorrà attuare Donald Trump. Il suo nuovo presidente, nonostante durante la sua campagna elettorale avesse più volte dichiarato che i cambiamenti climatici fossero solo un’invenzione, ha recentemente aperto al dialogo. Trump, in un’intervista per il New York Times, ha sostenuto che «i cambiamenti climatici sono legati in qualche modo all’attività degli uomini, c’è una correlazione. Bisogna vedere quanto questo costerà alle nostre imprese».

Nel mentre bisogna vedere quanto, rimandare delle politiche ormai necessarie, ci costerà in termini di vite umane.

Maria Rita Corda

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