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Parte civile, il difensore va liquidato secondo la complessità del caso

Parte civile, il difensore va liquidato secondo la complessità del caso.

Cassazione penale, sezione quarta, sentenza n. 44342/2016.

Di fronte ad una richiesta di condanna al pagamento delle spese processuali sostenute dalla parte civile, il giudice non può semplicemente limitarsi, in sentenza, ad indicare una somma “complessiva” a titolo di compensazione delle stesse. Secondo la Cassazione, infatti, ha il dovere di fornire un’adeguata motivazione sulla congruità delle somme liquidate rispetto all’attività effettivamente svolta dal difensore.

È per tale ragione che la Corte ha annullato una sentenza di patteggiamento che aveva visto l’imputato condannato al pagamento di una tantum per le spese sostenute dalla parte civile, in assenza di qualsiasi specificazione sul punto. Una determinazione globale che non consentirebbe alle parti di verificare il rispetto dei parametri normativi di riferimento e di controllarne l’eventuale onerosità.

Parte civile, liquidazione giudiziale a discrezionalità “limitata”

E se questi sono principi già consolidati da tempo, seppure il giudice non sia più vincolato da limiti minimi e massimi (anche nella definizione del compenso del difensore di parte civile), dopo l’abrogazione delle tariffe professionali da parte dell’art. 9, comma 1 del D.L. n. 1/2012, deve, comunque, fare riferimento ai nuovi parametri previsti, per la determinazione giudiziale dei compensi, dal D.M. 20 luglio 2012, n. 140.

Gli stessi, seppure non vincolanti per il giudice, lo obbligano, infatti, ove decida di discostarsene, a fornire un’adeguata motivazione sul punto, argomentando circa le ragioni per cui ha ritenuto opportuno non tenerne conto.

Precisa la Corte, infatti, che, dall’analisi complessiva degli art. 1, 12, 13, e 14 dell’indicato decreto, si ricava che il compenso vada necessariamente definito sulla base dell’impegno profuso nelle diverse fasi del procedimento “tenendo conto della natura, complessità e gravità del procedimento o del processo, delle contestazioni e delle imputazioni, del pregio dell’opera prestata, del numero e dell’importanza delle questioni trattate…nonché dei risultati del giudizio e dei vantaggi, anche civili e non patrimoniali, conseguiti dal cliente”.

Nessuna genericità, quindi, è ammessa, per il giudice penale che liquida le spese sostenute dalla parte civile in sentenza.

Torneranno, infatti, indietro al giudice civile tutte quelle sentenze che non consentiranno di ricavare la conformità della liquidazione con quanto risulta dagli atti e dai criteri di determinazione fissati dalla normativa di riferimento.

Laura Piras

 

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