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Parte il Congresso Nazionale Forense e comincia il duello fra CNF e OUA

 

L’enorme sala del Palacongressi di Rimini si è presto riempita e il XXXIII Congresso Nazionale Forense è entrato subito nel vivo. Sono bastati i due interventi dei presidenti del Cnf, Andrea Mascherin, e dell’Oua, Mirella Casiello, a capire che qui a Rimini non ci saranno esclusioni di colpi. Sono visioni del mondo forense antitetiche, quelle che ci hanno proposto i due relatori sui due grandi temi intorno ai quali si svolgerà il congresso: La «giustizia senza processo» e il tema della degiurisdizionalizzazione della giustizia, da un lato, e la «funzione dell’avvocatura», la dimensione della rappresentanza, dall’altro.

Il primo ad intervenire , dopo i saluti di rito, è Mascherin. Il presidente del Cnf non sembra voler farsi trascinare nella polemica: la vuole condurre, forte della posizione di forza che negli ultimi anni si è ricavato. E col piglio che gli è consueto tiene rassicurare la platea: «non sarà un congresso con spargimenti di sangue, questo. Anche perché il sangue che vorrebbero fare scorrere pare sia il mio». Gli argomenti che seguono attingono ad un frasario molto istituzionale, tutto orientato a sottolineare il ruolo che il Consiglio Nazionale Forense svolge nella sua interlocuzione diretta con via Arenula. Riconosce ad Andrea Orlando di avere un orecchio molto attento alle img_2953esigenze dell’avvocatura. La parola che ricorre è «equilibrio»: l’avvocatura deve sapersi porre nei confronti del cittadino come soggetto portatore di equilibrio, a differenza della magistratura che invece tende ad essere un fattore di disequilibrio. Ma la rampogna è, in realtà, indirizzata direttamente nei confronti di Matteo Renzi, che «per non turbare i sogni degli amici magistrati» ha rinunciato ad andare avanti con la riforma della giustizia, lasciando che il potere giudiziario prevaricasse sugli altri. «Ma è da vedere se i magistrati gli sono davvero amici», sibila divertito Mascherin suscitando il risolino degli astanti, come a suggerire al Presidente del Consiglio la più leale amicizia dell’avvocatura. Gli avvocati, seguita il numero uno del CNF, «sono il migliore giudice dell’attività dei giudici» e rivendica quindi un posto di diritto nei consigli giudiziari. Non ci sta ad essere «ospite, ad avere un diritto di tribuna». Il secondo grande tema, quello della rappresentanza, è affrontato solo per metterlo da parte. Dell’organismo previsto dall’art. 39 della legge professionale «fuori da qui non interessa a nessuno, e anche qui dentro interessa a pochi», commenta Mascherin, che recupera un timido applauso solo specificando che comunque «è un tema importante e va affrontato». In ogni caso, «è più importante il discorso sulle misure alternative al processo». Ad ogni modo, il tema lo affronta eccome,  rivendicando la «assoluta centralità, piaccia o non piaccia», degli ordini professionali, sono istituzioni molto delicate e non possono essere trattate come organismi politici o consigli comunali» e il Cnf farà sentire la propria voce contro chiunque seguiti ad impegnarsi in «questa forma di banalizzazione degli ordini». Attaccando gli ordini, puntualizza, non si promuove il rinnovamento nel mondo forense, ma si fa il gioco di chi vuole relegare l’avvocatura alla marginalità. La posizione è chiara: il ruolo politico è svolto dal Consiglio Nazionale Forense e dagli ordini. Le associazioni «hanno un ruolo straordinario, soprattutto scientifico: tanto quelle specialistiche quanto quelle non specialistiche. Ma ognuno faccia il suo!».

Quando il podio degli interventi viene raggiunto da Mirella Casiello, i toni si scaldano. La provocazione di Mascherin è subito raccolta: «Anch’io temevo che il sangue che avrebbe dovuto scorrere potesse essere il mio, ma non sarà così». A differenza del precedente, l’intervento della presidente dell’Oua è tutto incentrato sul problema, ritenuto cruciale, della rappresentanza. L’attacco al Consiglio Nazionale Forense – e al CNF di Mascherin in particolare – è frontale, a partire dalla scelta del Consiglio di farsi editore di un quotidiano «molto costoso e in perdita». Il tema della democrazia interna all’avvocatura non può essere preso sottogamba o attribuito alla scarsa capacità rappresentativa delle associazioni. «Alcuni addebitano all’Oua qualsiasi insuccesso della categoria, ma la sensazione è che non si guarda a chi ha fatto scelte divisive e unilaterali», peraltro spesso «destinate alle censure da parte deli giudici amministrativi». Altro tema affrontato senza perifrasi da Mirella Casiello, è quello del finanziamento degli organismi rappresentativi dell’avvocatura. «L’Oua è tenuta al laccio corto da ristrettezze finanziarie dovute proprio a coloro che si lamentano che l’Oua non è abbastanza incisiva». L’Organismo dell’Avvocatura – rivendica la sua presidente –è «un’officina di democrazia imperfetta, ma non si è mai sottratto alle sue responsabilità, con sacrificio e senza nessun compenso». Il fendente è – ovviamente- riferito ai compensi previsti per i membri del Consiglio Nazionale Forense. «Ma noi non ci siamo chiusi nelle stanze romane a discutere fra noi». Insomma, lo scontro con gli ordini è senza esclusioni di colpi e nessuna sponda è offerta per giungere al superamento dell’Oua. Solo la disponibilità a modifiche e correttivi frutto di «scelte condivise». Colleghi, questo non è un congresso Costituente. Non si stravolge il luogo della politica: il Congresso è il luogo dove si esprime la nostra libertà! Questo Cnf onnivoro non può riassumere in sé anche la funzione della rappresentanza politica». L’energico – ed invero piuttosto applaudito – intervento della presidente dell’Oua si conclude con il lancio di un filmato dal nome che è un manifesto programmatico: «OUA, un patrimonio da conservare».

Andrea Merlo

 

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