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Passione nel confessionale della Chiesa: non sono atti osceni in luogo pubblico

Una giovane coppia di Cesena, colpita dalla passione, a seguito della lunga notte bianca del giugno del 2008, si è ritirata nel confessionale del Duomo cittadino, durante la messa mattutina, per dar sfogo agli impulsi sessuali, vendendo qui sorpresi da una fedele che li ha colti nell’atto ed ha sporto denuncia nei loro confronti.

E’ questa la curiosa e scandalosa vicenda su cui si è pronunciata la Corte d’Appello di Bologna giudicando i due giovani accusati del reato di atti osceni in luogo pubblico e per tale fatto condannati dal Tribunale di primo grado alla pena di tre mesi di reclusione col beneficio della sospensione condizionale.

Giudicando sull’appello, la Corte d’Appello ha prosciolto i due amanti statuendo che fare sesso nel confessionale della Chiesa non costituisce reato.

La vicenda aveva fortemente scosso la comunità cristiana di Cesena che aveva addirittura sollecitato il sacerdote a compiere un rito di “purificazione” del confessionale per ripulirlo dal peccato ivi consumato. Tuttavia, se dal punto di vista sociale e religioso la condotta era assolutamente deprecabile, così non può essere dal punto di vista giuridico.

La difesa degli imputati, accolta dal giudice di secondo grado, aveva fatto leva sul fatto che il confessionale non può essere considerato luogo pubblico o aperto al pubblico in quanto luogo destinato esclusivamente all’esercizio del sacramento della confessione che, per sua natura e definizione, è una dichiarazione riservata da rendersi al sacerdote in via assolutamente riservata e privata in luogo chiuso e non accessibile a terzi.

In virtù di tale funzione del confessionale, lo stesso va considerato come luogo chiuso e non aperto al pubblico, neppure durante la celebrazione della messa, con la conseguenza che il compimento di atti sessuali in tale contesto non può configurare il reato di atti osceni in luogo pubblico.

Atti osceni e depenalizzazione

Deve comunque riconoscersi che, al di là di questa particolare interpretazione del concetto di “luogo pubblico”, alla stregua del quale il fatto non costituisce reato, in ogni caso la condotta non sarebbe stata punibile penalmente, in virtù della recente depenalizzazione del reato di atti osceni in luogo pubblico ex art. 527 c.p. che, con la legge n. 8/2016, è stato depenalizzato e trasformato in un mero illecito amministrativo punito con una sanzione compresa tra 5.000 e 30.000 euro, salvo che il fatto sia commesso all’interno o in prossimità di luoghi abitualmente frequentati da minori.

Una mera sanzione amministrativa e nessuna conseguenza penale … tuttavia, è evidente come l’entità della sanzione pecuniaria sia particolarmente salata. Si è inoltre trattato di una depenalizzazione destinata ad operare con effetto retroattivo anche per i fatti anteriormente commessi, in virtù della espressa clausola transitoria contenuta nella legge di depenalizzazione.

Quindi, nel caso in cui non fosse stata accolta la difesa degli imputati relativa alla peculiare definizione di luogo non aperto al pubblico del confessionale, i due giovani amanti non sarebbero stati condannati alla pena della reclusione ma sarebbero stati soggetti ad una sanzione amministrativa pecuniaria particolarmente gravosa.

Una pronuncia, dunque, quella della Corte d’Appello di Bologna, che va a giovare moltissimo ai due focosi innamorati che per il loro atto di passione non subiranno conseguenze giuridiche, pur avendo destato lo scalpore della comunità e della Chiesa.

Martina Scarabotta

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