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Pedofilia, braccialetto elettronico anche se non c’è rischio di recidiva

I condannati del reato di pedofilia avranno il braccialetto elettronico, anche se non c’è rischio di recidiva ma nessuna custodia cautelare in carcere se il giudice approva altre misure cautelari idonee. Se non c’è rischio di recidiva, idoneo è l’obbligo del braccialetto elettronico a tutti i condannati per pedofilia. Niente carcere, ma arresti domiciliari controllati.

Lo ha deciso la Cassazione con la sentenza N. 38275/20168, (in basso allegata) che si espressa in merito all’obbligo dei braccialetti elettronici per chi si macchia del reato di pedofilia, anche se non c’è rischio di recidiva. La decisione è seguita all’ accoglimento del ricorso da parte di un soggetto accusato di abuso minorile dal Tribunale di Torino.

Braccialetto elettronico anche per i pedofili se non c’è rischio di recidiva, il caso

Nel caso specifico, era emerso che il soggetto colpevole avesse abusato di un minore affetto da sordità e da ritardo cognitivo, tra il settembre 2014 e il 2016. L’aggravante sarebbe stata il ruolo di educatore svolto dal soggetto, su incarico del comune di Torino, nell’ ambito di un progetto finalizzato alla socializzazione e all’apprendimento scolastico.  Il giudice decise di applicare la misura carceraria, ritenuta l’unica adeguata a contenere il rischio di recidiva. Il ricorso sollevato dalla difesa fu respinto. Il tribunale qualificò il reato di elevata gravità e giudicando gli arresti domiciliari, seppur controllati e richiesti dalla difesa, del tutto inadeguati.

L’assenza di precedenti, l’ammissione della colpa e l’abbandono del posto di lavoro sono stati gli elementi sollevati dalla difesa. L’appello, poi, agli arresti domiciliari presso i genitori del reo, con apposito braccialetto elettronico.

La Cassazione ha accolto, così, il ricorso sollevato, giudicando adeguata la pena degli arresti domiciliari con apposito braccialetto elettronico. Pena che consentirebbe, comunque, di avere sotto controllo il soggetto.

Braccialetto elettronico anche per i pedofili se non c’è rischio di recidiva
Braccialetto elettronico anche per i pedofili

Braccialetto elettronico anche per i pedofili se non c’è rischio di recidiva, la nuova legge

La decisione della Cassazione si è basata sulle modifiche apportate al codice di procedura penale, con la legge 16 aprile n° 47.

Con la nuova legge del 16 aprile 2015, n°47, introdotta anche in seguito al sovraffollamento delle carceri italiane, sono stati modificati alcuni articoli del codice di procedura penale. In particolare, le modifiche riguardano le misure cautelari personali. In sostanza, il carcere diviene un’extrema ratio. Si procede alla custodia in carcere solo laddove siano inadeguate altre misure coercitive. Per questo, prima di procedere alla reclusione, è necessario dimostrare che non ci siano altre misure idonee. Si prevede, inoltre, che le situazioni siano analizzate in base ai precedenti, al comportamento e la personalità del condannato.

La nuova legge parla anche della sospensione dall’attività professionale o imprenditoriale che passa da due a dodici mesi.

I delitti di assoluta idoneità alla custodia cautelare in carcere rimangono i delitti di mafia, di associazione terroristica e sovversiva. Per gli altri reati non vi è la necessità della reclusione in carcere, quando ci sia la possibilità di adottare misure cautelari differenti.

Cosa succede se vi è indisponibilità temporanea dei braccialetti elettronici?

  A tal proposito si sono espresse le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con la sentenza del 28.4.2016.

Secondo le Sezioni Unite, in caso d’indisponibilità dello strumento elettronico di controllo, la decisione è riemessa al giudice. Deciderà se applicare la custodia cautelare in carcere o gli arresti domiciliari “semplici”, nel rispetto del principio di adeguatezza e ragionevolezza.

Il giudice dovrà rivalutare il singolo caso e adottare la misura cautelare più idonea. Nel caso specifico, la reclusione in carcere, una pena , quindi, proporzionale all’ accusa.

Braccialetto elettronico anche per i pedofili

 

L’abuso minorile in Italia

Qual è la pena più idonea per un caso di pedofilia? Sicuramente l’allontanamento da qualsiasi luogo frequentato da minore sarebbe la prima decisione da prendere. Ma è sufficiente? È giusto che il colpevole sconti la sua pena all’ interno delle mura domestiche, con il calore dei propri cari, anche se controllato a vista? E infine, l’arresto domiciliare, anche controllato, tende alla rieducazione del condannato come previsto dall’art. 27 della Costituzione?

Secondo l’Unicef, (http://www.unicef.it/doc/2776/violenza-sui-minori.htm), i minori vittime di abuso sessuale, in Italia, sono 389 per violenza sessuale, 373 per atti sessuali con minore, 168 per corruzione di minorenne, 127 per prostituzione minorile, 329 per pornografia minorile. Le vittime hanno un’età compresa tra lo zero e i quattordici anni.

Non c’è pena sufficiente per chi ruba con la forza, con violenza, l’ingenuità di un bambino. La spensieratezza con un cui un bambino si affaccia alla vita, è sacro. Gli episodi di pedofilia che hanno scosso il nostro paese sono la prova che qualcosa non funziona. Una società malata e priva di moralità non è il futuro in cui un bambino possa crescere.

Sabrina Arnesano

doc_sentenza_114419 (allegato sentenza)

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