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Pensione di reversibilità al coniuge: l’età non conta.

La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 174 dello scorso 14, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 18, comma 5, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98 ovvero della norma che limitava l’ammontare della pensione di reversibilità quando il coniuge scomparso aveva contratto matrimonio a un’età superiore ai 70 anni e il coniuge superstite era più giovane di almeno venti.

La Corte, richiamandosi alla propria costante giurisprudenza, ha ritenuto irragionevole una limitazione del trattamento previdenziale, connessa al mero dato dell’età avanzata del coniuge e della differenza di età tra i coniugi.

Pensione di reversibilità, i principi della Corte: eguaglianza e ragionevolezza (e solidarietà).

La Corte ha ribadito che ogni limitazione del diritto alla pensione di reversibilità deve rispettare i princìpi di eguaglianza e di ragionevolezza e il principio di solidarietà, alla base del trattamento previdenziale in esame, e non deve interferire con le scelte di vita dei singoli, espressione di libertà fondamentali.

Ne deriva che sono inaccettabili le limitazioni basate sul dato anagrafico per incidere su un istituto – la pensione di reversibilità – fondato sul vincolo di solidarietà che si stabilisce nella famiglia.

Le limitazioni della norma incostituzionale, infatti, si basavano sulla presunzione che i matrimoni tardivi contratti da chi avesse più di 70 anni con una persona di 20 anni più giovane traessero origine dal solo intento di frodare la previdenza, in assenza di figli minori, studenti o inabili.

La tutela dell’aspettativa di vita e l’obiettivo della pensione di reversibilità.

La Corte, prendendo atto dell’evoluzione del costume sociale e del non trascurabile cambiamento di abitudini e propensioni collegate a scelte personali, indipendenti dall’età, ha deciso di tutelare la piena libertà di determinare la propria vita affettiva, libertà che ben si collega all’allungamento dell’aspettativa di vita.

In questa ottica la pensione di reversibilità configura una forma di tutela previdenziale, uno strumento necessario per il perseguimento dell’interesse della collettività alla liberazione di ogni cittadino dal bisogno, rispondendo all’esigenza di garantire quelle minime condizioni economiche e sociali che consentono l’effettivo godimento di diritti civili e politici (art. 3, secondo comma, della Costituzione) con una riserva, costituzionalmente riconosciuta, a favore del lavoratore, di un trattamento preferenziale (art. 38, secondo comma, della Costituzione) rispetto alla generalità dei cittadini (art. 38, primo comma, della Costituzione).

In virtù di quanto sopra, quindi, la Corte ha ritenuto che la norma dichiarata incostituzionale abbia irragionevolmente sacrificato i diritti previdenziali del coniuge superstite.

Fabiola Fregola

 

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