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Pensioni, governo e sindacati verso la possibile riforma

È di mercoledì 28 settembre l’accordo fra governo e sindacati in materia di pensioni, che arriva a toccare alcune tematiche sensibili e di grande interesse: ricongiungimenti, quattordicesima, pensione per i lavoratori così detti “precoci” e molto altro.

Il documento, che in un primo momento non dava il giusto peso alle varie voci programmatiche in termini di risorse finanziarie ed economiche, trova nelle dichiarazioni del ministro Giuliano Poletti, all’indomani dell’incontro al Ministero del Lavoro con i vari segretari di CGIL, CISL, UIL, concretizzazione nella cifra di 6 miliardi di euro.

Certamente prematuro parlare di un vero e proprio accordo programmatico, il documento rappresenta ciononostante un’ottima base da cui str01utturare una linea di rinnovamento quanto mai necessaria sul tema pensioni. Nei fatti l’accordo, che i vari soggetti sono riusciti a raggiungere, si struttura in due fasi. Una prima con interventi e punti programmatici sui quali è stato raggiunto un più alto grado di condivisione, e che vedranno attuazione, grazie allo stanziamento progressivo di 6 miliardi (inizialmente ne saranno a disposizione meno di 2, per poi progredire in tre anni fino ad arrivare ai 6) a partire dalla prossima legge di bilancio; una seconda fase, invece, ancora decisamente nebulosa, rispetto alla quale ci si è voluti lasciare aperta la possibilità di trattative ulteriori che avranno luogo nel corso del prossimo anno.

Pensioni, le novità punto per punto

No tax area: Si tratta sostanzialmente di uno sconto diretto sull’Irpef a seconda del reddito dichiarato. In sostanza viene stabilita una soglia sotto la quale vige l’esenzione del pagamento dell’Irpef. Nel dettaglio si parla che ad un pensionato con più di 74 anni, avente reddito pari a 8.125 euro lordi annui, gli venga aumentata la detrazione d’imposta attualmente riconosciuta a una fascia di pensionati che hanno invece un reddito inferiore.

Quattordicesima: L’intervento sulla quattordicesima è duplice, e cioè si prevede un aumento del 30% per coloro i quali già godono dell’assegno della quattordicesima; dall’altro lato, invece, la copertura della quattordicesima verrà estesa ai circa 1 milione e 200 mila pensionati che ad oggi non la percepiscono. Infine, però, viene spostata in alto la soglia per avere diritto alla quattordicesima, attualmente fissato a partire dei 750 euro, ai 1000 euro lordi mensili.

Cumulo gratuito dei periodi contributivi maturati in gestioni pensionistiche diverse: Ad oggi la possibilità di cumulare i periodi contributivi maturati e versati in più enti ha un costo: con questa riforma l’operazione potrà essere fatta a costo zero.

Lavoratori precoci: Il documento prevede delle modifiche anche per i lavoratori precoci, cioè coloro i quali hanno lavorato e versato contributi per 12 mesi prima di aver compiuto il diciannovesimo anno di età. Attualmente il lavoratore precoce che va in pensione prima dei 62 anni d’età perde attualmente circa l’1% per ogni anno d’anticipo: con questa manovra si prevede di eliminare sostanzialmente questa sorta di penalizzazione sul trattamento pensionistico dei lavoratori precoci. Inoltre, collegandosi a quanto sopra, verrà data la possibilità al lavoratore precoce di poter andare in pensione con 41 anni di contributi invece dei 42 anni e 10 mesi previsti ad oggi. Sempre in quest’ottica, viene prevista la possibilità di anticipare il periodo pensionistico anche per quei lavoratori occupati in mansioni di tipo usurante, consentendo loro un anticipo del pensionamento di 12 o 18 mesi anche rispetto all’attuale normativa già agevolata (per chi fa lavori usuranti è ora previsto un pensionamento anticipato fino a 5 anni).

Flessibilità in uscita: Da ultimo viene anche stabilita la possibilità di andare in pensione prima rispetto alle regole stabilite dalla riforma Fornero grazie a un reddito ponte, grazie cioè a un prestito pensionistico-bancario da rimborsare in 20 anni che consentirà di incassare subito parte della pensione. I destinatari di tale strumento (APE) saranno i nati fino al ’54, e cioè di età anagrafica pari o superiore ai 63 anni. Con l’APE ci sarà quindi la possibilità di anticipare il periodo pensionistico di almeno 3 anni e 7 mesi.  I lavoratori, inoltre, che avranno maturato i requisiti per l’APE potranno scegliere anche l’opzione della cosiddetta rendita integrativa temporanea anticipata (RITA) che permetterà di affiancare al primo anticipo anche un anticipo dell’altra pensione, quella integrativa che, si prevede, «sarà agevolato fiscalmente».

In conclusione, il documento che è venuto fuori dall’incontro con governo e sindacati rappresenta sicuramente, anche se non soddisfacente sotto ogni aspetto, una buona base da cui partire per riformare, almeno in parte, l’ormai vetusta struttura pensionistica.

Martina Scarabotta

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