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Piccoli passi per grandi risultati, il Protocollo d’Intesa spiegato dal Presidente del Coa di Napoli Maurizio Bianco.

Piccoli passi per grandi risultati, il Protocollo d’Intesa spiegato dal Presidente Maurizio Bianco.

Come ridurre o condurre la controversa distanza che spesso accerchia la macchina della giustizia, a detrimento soprattutto dei cittadini. L’ irresolutezza, in questo contesto fa da padrona, ma spesso, la storia lo insegna, per dirlo nella più stretta accezione “welferiana” del termine , basta muovere piccoli passi per arrivare a grandi risultati.  Forse il concetto, seppur semplice, si contraddistingue evidentemente in molteplici sfumature ed avere una giustizia più efficiente, più umana e più vicina ai cittadini, malgrado possa sembrare di kafkiana estrazione, in alcuni contesti è più vivo che mai. E non è uno slogan politico.

A tal proposito, lo scorso 7 marzo è stato sottoscritto il Protocollo d’Intesa tra la presidenza del Tribunale di Napoli, grazie anche alla convinta condivisione del presidente, dott. Ettore Ferrara, e l’Ordine degli avvocati della città partenopea, sulla individuazione delle singole voci di spesa ordinarie e straordinarie in materia di separazione e divorzio. Tale accordo, in effetti, si propone la finalità di “definire e regolamentare le spese, ordinarie e straordinarie per i figli, nei procedimenti di affidamento, separazione e divorzio al fine di ridurre quanto più possibile il contenzioso tra i genitori”.

In estrema sintesi, ci si propone di creare una prevedibilità delle decisioni e uniformità di orientamenti all’interno delle singole sezioni del tribunale che possano consentire agli avvocati di fornire indicazioni ai propri clienti, sulle probabilità di accoglimento delle domande formulate in un ambito così delicato quale quello dei conflitti familiari.

Ne abbiamo parlato proprio con Maurizio Bianco, Presidente dell’Ordine degli avvocati di Napoli.

Presidente in cosa consiste il protocollo d’intesa?

Consiste nel definire le spese, le fonti di conflitto che possono sorgere tra i coniugi quando si avventurano nella difficile strada della separazione e poi del divorzio. Spese connesse soprattutto al mantenimento dei figli.

Quale è la ratio del protocollo?

Il protocollo d’intesa si propone essenzialmente due obiettivi: il primo è la tutela del cliente/cittadino, il secondo è la tutela dell’avvocato. In effetti, il cittadino quando si rivolge all’avvocato e poi al giudice, sostanzialmente ha un’assoluta incertezza dell’esito della propria domanda, soprattutto in queste materie contraddistinte da situazioni molto particolari, si va in fatti dalle spese per la palestra, alle spese per la fisioterapia, l’apparecchio ortodontico per i minori ecc…Il cliente deve avere la possibilità di approcciare alla giustizia con un sufficiente grado di certezza, per altro verso l’avvocato deve essere in grado di fornire al cliente una ragionevole probabilità che la sua domanda sia accolta o meno, quindi conoscere gli orientamenti delle sezioni. In effetti, nell’ambito di ciascuna sezione, e questo è legittimo, è possibile che ciascun giudice ritenga una spesa dovuta a carico di un coniuge piuttosto che dell’altro e abbia un orientamento personale. Secondo noi l’esigenza è che ci sia un orientamento chiaro soprattutto delle sezioni, in maniera da orientare i clienti, i cittadini, o meglio le persone che fanno domande giudiziarie e si avventurano nella strada del processo giudiziario, strada molto costosa ed anche abbastanza lunga. Questo protocollo risponde a questa esigenza, è un primo orientamento che potrebbe anche essere variato, un orientamento che si danno per primi i giudici che si sono in linea di larga approssimazione impegnati a rispettare. Inoltre, si fornisce agli avvocati un vademecum per valutare l’opportunità di fare o meno una causa e soprattutto si concede una linea alle parti, ai cittadini che possa orientarli senza andare davanti al giudice e regolare tra loro, tali questioni controverse, evitando cosi i costi dispendiosi della giustizia.

Noi avvocati di questo protocollo, sia chiaro, non condividiamo strettamente il merito del contenuto ma la ratio dello stesso, ossia l’esigenza di chiarezza, che appunto abbiamo perseguito con la sua istituzione.

Lo strumento del protocollo d’intesa può integrare la poca chiarezza della legge?

La legge, per come negli ultimi tempi è scritta, è assolutamente confusionaria, questo fa si che si conceda molto spazio all’interpretazione dei magistrati. Ora, questa interpretazione anch’essa in qualche modo è legittima, perché stiamo uscendo sostanzialmente da un sistema di stretta osservanza della legge ed i giudici, in questo senso, stanno acquisendo anche un ruolo creativo. Su questo poi si può discutere, ma è un’altra questione.

Creativo in che senso?

Nel senso di fornire un’interpretazione molto ampia e noi avvocati dobbiamo essere a conoscenza dei criteri interpretativi e soprattutto degli orientamenti. Il protocollo di intesa ha un ruolo decisivo in questo senso perché in qualche modo stringe le fila tra operatori, tra chi accede alla giustizia e chi risponde alle domande di giustizia, quindi i giudici e ci si intende sugli obiettivi che si vogliono perseguire. Lasciare ai giudici la più ampia interpretazione della legge, potrebbe condurre all’arbitrio, circostanza assolutamente insopportabile per il cittadino e intollerabile soprattutto per l’avvocato.

Ci sono in programma altri protocolli?

Ve ne sono molti, noi stiamo infatti redigendo un protocollo sulle spese di giustizia per quanto riguarda le esecuzioni e gli atti di precetto, c’è un vuoto in effetti per la fase successiva alla notifica dell’atto di precetto che è qualcosa che penalizza l’avvocato, perché in qualche modo vi è un’attività professionale che viene effettuata, ma non retribuita. Un altro protocollo avrà ad oggetto le esecuzioni mobiliari ed immobiliari che sono state recentemente riformate; altro protocollo è quello della gestione delle udienze in Corte di Appello, dove tenteremo di alleviare un po’ l’obbligo dell’avvocato sull’udienza di precisazione delle conclusioni che è un’udienza a nostro parere assolutamente inutile, a meno che non si chieda la discussione, ma che in qualche modo blocca la giornata dell’avvocato su un adempimento che potrebbe fare chiunque o addirittura come noi proporremo, di farlo telematicamente tramite pec. Non è possibile infatti che un avvocato stia dalle ore 9.30 alle ore 14.00 in udienza ad aspettare un turno infinito ed anche abbastanza confuso per chiedere che la causa vada a sentenza, per poi veder rinviare la causa ad altra udienza, per esigenze di ruolo.

Noi in effetti stiamo puntando molto sul telematico, anche perché è uno strumento di dialogo importante con gli uffici giudiziari, soprattutto per superare la fase burocratica che diventa insopportabile. I magistrati, infatti, non hanno superato un concorso per diventare impiegati, né noi avvocati abbiamo superato l’esame per essere dei semplici burocrati.

Mariano Fergola

 

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