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Sanità, al Policlinico di Messina la terapia con alfa-emittenti

Una struttura all’avanguardia, che sperimenta e fornisce soluzioni importanti. Presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria “G. Martino” di Messina, già da due anni, si utilizza la terapia con alfa-emittenti.

Il radio (Ra) è un metallo alcalino-terroso, analogo del calcio, identificato e caratterizzato da Madame Curie nel 1898. Le potenzialità di questo elemento tornano prepotentemente in auge attraverso l’utilizzo del suo isotopo 223Ra, caratterizzato da una pressoché esclusiva emissione di particelle alfa (circa 95%).

Nel dipartimento di Medicina Nucleare, sotto la guida del Professor Sergio Baldari (direttore dell’Unità Operativa Complessa di Medicina Nucleare) lavora anche lo specializzando dott. Riccardo Laudicella, che ci spiega brevemente le caratteristiche principali e i benefici di questa terapia.

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Lo specializzando Dott. Riccardo Laudicella

Il 223Ra-dicloruro, somministrato per via endovenosa, abbandona rapidamente il compartimento ematico, fissandosi a livello del tessuto osseo ove permane per lungo tempo, determinando un’irradiazione prolungata.

Obiettivo primario della terapia è sicuramente l’aumento della sopravvivenza globale (3,9 mesi nello studio registrato ALSYMPCA). Il trattamento in questione è, infatti, il primo tra le terapie medico-nuclerari delle metastasi ossee da carcinoma prostatico per cui vi sia evidenza di un aumento della sopravvivenza. Tra gli obiettivi secondari, ma non per importanza, annoveriamo la riduzione del dolore e l’incremento della qualità della vita. Peraltro, segnalo come l’incidenza di effetti collaterali sia molto bassa“.

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Il Professor Sergio Baldari (direttore dell’Unità Operativa Complessa di Medicina Nucleare)

Il reparto messinese ha avviato, da due anni, un percorso strutturale che ha mutato radicalmente volto e che risponde a tutte le logiche più stringenti di una medicina nucleare moderna.

Una realtà in cui ogni giorno si eseguono indagini fondamentali (scintigrafie e Pet) e per le quali vi è una elevata richiesta da parte degli utenti.

Una rivisitazione, quella attuata, che valorizza la qualità sul fronte impiantistico, ma che soprattutto è in linea con tutte le norme di buona preparazione dei radiofarmaci in medicina nucleare.

Chiediamo, infine, al Dott. Riccardo Laudicella quali possono essere le future prospettive nell’impiego del 223Ra.

Gli studi in corso potranno dare evidenza degli eventuali vantaggi dell’associazione con altri farmaci e di una possibile variazione dell’attuale schedula. A tal proposito, studi di fase 2 hanno espresso come al crescere dell’attività somministrata (attualmente 50-55 kBq/kg) sia possibile ottenere effetti terapeutici più favorevoli senza tuttavia aumentare la tossicità“.

 

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