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Polizia VS comunità afroamericana in USA? “No justice, No sleep”

USA, Minnesota: lo sparo dell’agente uccide l’afroamericano

Dopo la Louisiana, adesso è il turno del Minnesota.
6 luglio 2016, ore 21. Falcon Heights, St. Paul, tra i sobborghi di Minneapolis. Un agente di polizia e un giovane afroamericano. 4 colpi di pistola. 1 morto. Ecco lo spaventoso bollettino di guerra, in un comunissimo giorno di ordinaria follia.

L’inchiesta: lo sparo e il filmato “ a caldo”

Il 32enne si trova in macchina, con la figlia e la compagna.
Per un normale controllo, la volante della polizia si accosta e chiede di prendere i documenti. Philando obbedisce al comando dell’agente, cercando il portafoglio per mostrare la carta d’identità e avvisando immediatamente di avere con sé un’arma da fuoco con regolare licenza.
L’epilogo, a questo punto, è fatale. La cintura di sicurezza resta allacciata, ma la maglietta si riempie di sangue.
Drammatico il video girato dalla donna su FbLive: “Per favore non mi dite che il mio fidanzato morirà in questo modo. Stava solo prendendo i documenti dalla tasca”.
Il filmato, riaccendendo il clima già caldo tra forze dell’ordine e comunità di neri americani, ha fatto il giro del mondo e scatenato proteste in molte città USA. Un’unica voce, quella dei manifestanti: “No justice, No sleep”.
Ma, rammenta l’ex Presidente degli USA Obama, le uccisioni degli afroamericani ad opera della polizia “non sono una questione solo nera o ispanica, ma americana”.
L’accaduto costituirebbe, dunque, il tragico “risultato di una mancanza di fiducia che esiste tra i tutori della legge e troppe delle comunità di cui sono al servizio”.

Il capo di imputazione

Il poliziotto è stato accusato dalla Procura di “second-degree manslaughter”. Nel nostro ordinamento il parallelo capo di imputazione va rinvenuto nell’omicidio colposo o in quello preterintenzionale.

armi
Uso legittimo delle armi?

Quali sono i limiti all’utilizzo delle armi da fuoco in dotazione alla polizia?
Quando il corpo dell’afroamericano è stato tirato fuori dalla vettura, la calibro 40 dichiarata dalla vittima era ancora dentro la tasca anteriore dei pantaloni. Era, dunque, così inevitabile sparare?
Il diritto americano che “ammiriamo” nei film, per una volta, forse dovrebbe prendere appunti dal nostro codice penale.
Uso legittimo delle armi, art. 53 c.p.: “[…] non è punibile il pubblico ufficiale che, al fine di adempiere un dovere del proprio ufficio, fa uso ovvero ordina di far uso delle armi o di un altro mezzo di coazione fisica, quando vi è costretto dalla necessità di respingere una violenza o di vincere una resistenza all’Autorità e comunque di impedire la consumazione dei delitti di strage, di naufragio, sommersione, disastro aviatorio, disastro ferroviario, omicidio volontario, rapina a mano armata e sequestro di persona […]”.
Davanti alla morte di Philando, però, quale la necessità di premere il grilletto?

Claudia Cascio

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