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Polonia, legge anti-aborto: vince la vox populi, il governo ritira la proposta

Polonia, legge anti-aborto: le manifestazioni in strada

Non è passato poi così tanto tempo da quando, lo scorso 30 settembre, uomini, personaggi di spicco, donne e associazioni femministe si sono riuniti in strada a Varsavia e in altre città polacche per opporsi alla proposta di legge che vieta l’aborto del governo ultra-conservatore.

Annunciamo la morte dei nostri diritti: questo è lo slogan che ha segnato e caratterizzato la #CzarnyProtest, “protesta nera”. Ebbene, le manifestazioni in strada e la campagna sui social che si è scatenata nell’immediato hanno convinto il governo a fare dietrofront. Per la prima volta, il partito nazionalista e euroscettico al potere in Polonia ha deciso di ascoltare le proteste e l’indignazione dell’opinione pubblica, manifestatesi nelle piazze e online.

Polonia, legge anti-aborto: le critiche al governo

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Di recente, il governo polacco è stato al centro di critiche e polemiche, anche nel panorama internazionale, a causa di alcune leggi, come quella che dà maggiori poter allo Stato nel controllo dei mass media, che hanno spinto perfino la Commissione UE ad avviare un’indagine preliminare per verificare se quelle stesse leggi violassero standard e principi democratici europei.

In realtà, in Polonia qualche passo indietro da parte del governo bisogna pur sempre attenderselo: il primo ministro Beata Szydlo e il capo del partito di maggioranza Jaroslaw Kaczynski hanno affermato che la proposta di legge dovrà essere ridiscussa.

La legge, così formulata, è molto restrittiva e limita a pochissimi casi la possibilità di interruzione volontaria di gravidanza, tra cui: rischio per la vita o la salute della madre, esami prenatali che indicano gravi e irreversibili patologie del feto o gravidanza frutto di violenza o incesto.

Polonia, legge anti-aborto: la protesta continua sui social

Anche la pagina Facebook del premier è stata sommersa da migliaia di messaggi di protesta di donne polacche che descrivevano nei dettagli il loro ciclo mestruale, la loro salute sessuale e i tentativi di gravidanza.

In uno dei tanti messaggi pubblicati sul profilo di Beata Szydlo si legge: «Caro primo ministro, grazie del suo interesse sulla mia salute e sul mio utero e per la sua disponibilità a voler controllare il mio corpo e le mie abitudini. Vorrei informarla che sono al mio terzo giorno di mestruazioni, il sanguinameno è normale ma i dolori sono molto forti».

Sulla questione dell’aborto, non poteva non intervenire la Chiesa polacca che ha una forte capacità di influenza, visto e considerato che la Polonia è un paese in cui il 90% dei cittadini si definisce cattolico: per questo, nel mese di marzo, la Curia ha avviato una campagna per raccogliere 100mila firme e proporre una nuova legislazione sull’aborto.

Alcuni giorni fa è stato diffuso un video in cui un gruppo di donne polacche abbandona la chiesa, dopo aver ascoltato un sacerdote leggere una lettera a favore del progetto di legge. Qualsiasi sarà il risvolto pratico del tema in agenda, il passo indietro del governo polacco costituisce pur sempre una vittoria per le Ong femministe e l’opposizione di sinistra che sono scesi in strada.

Eloisa Zerilli

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