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Possesso di carte di credito rubate, tra flagranza e permanenza

Possesso di carte di credito rubate: è reato permanente.

“Come preferisce pagare: contanti o carta?”. “Carta di credito, grazie”.

Ecco il tipico botta e risposta tra cassiere e cliente, in un normale pomeriggio di shopping.

Superati i tempi d’oro in cui il rimedio era “nascondere” il denaro sotto il materasso, oggi tutto è concentrato in una piccola, comoda e tascabile carta di credito. Attenzione a smarrirla, dunque.

Ma, soprattutto, attenzione a rubarla!

Il fatto: arresto per il possesso di una carta di credito rubata

Il soggetto veniva tratto in arresto, perché trovato in possesso di un Bancomat di provenienza furtiva. Tuttavia, il Tribunale non convalidava l’arresto, stante l’insussistente dello stato di flagranza. Al momento dell’arresto, infatti, l’agente non è stato colto nell’atto di utilizzare la carta di credito.

Le condotte criminose di indebita utilizzazione di carte di credito di provenienza illecita, al fine di trarne profitto per sé o per altri, e di possesso sono disciplinate dall’art. 55, co. 9° del D.Lgs. n. 231/2007. Per l’eterogeneità dei caratteri, però, esse integrano distinte ipotesi criminose, che possono dar vita ad un concorso di reati (Cass., Sez. Un., sent. n. 22902 del 28/03/2001).

La Corte di Cassazione n. 44663/2016: il possesso di carte di credito di provenienza illecita costituisce reato permanente

Dopo aver marcato la distinzione tra indebita utilizzazione e possesso di carte di credito rubate, la Cassazione sottolinea che il Tribunale ha errato nel ritenere insussistenti gli estremi della flagranza in ordine al reato di cui all’art. 55, co. 9° del D.Lgs. n. 231/2007. Il reato di possesso di carta di credito di provenienza illecita, infatti, ha natura permanente.

Nel reato permanente, in particolare, il fatto si protrae nel tempo in modo continuativo, finché perdura la situazione antigiuridica sostenuta dalla persistente condotta volontaria del reo (Cass., Sez. Un., sent. n. 11021/1998). L’offesa al bene giuridico protetto, comprimibile e suscettibile di riespansione, viene meno quando l’agente pone fine alla condotta tipica.

Ne deriva che “nel reato permanente lo stato di flagranza dura fino a quando non è cessata la permanenza”, ai sensi dell’art. 382, co. 2 c.p.p.

Pertanto, l’arresto in flagranza per possesso di carte di credito rubate, conclude la Cassazione, è legittimo.

Così deciso il 16 settembre 2016…la permanenza giustifica la flagranza!

Claudia Cascio

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