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Il post adozione: come affrontarlo? Gli aiuti a mamma e papà

Scopriamo, ora, come possono essere affrontate le criticità e le verifiche previste dalla legge nel periodo post-adozione

Finalmente in tre o più; finalmente una famiglia al completo. Da questo momento in poi inizia un nuovo capitolo di vita.

Nuove sfide, dunque, attendono mamma e papà: ricostruire il passato del loro bambino e creare il suo futuro. Ma chi può aiutarli?

Non solo: i neo genitori, dovranno presentare, in caso di adozione internazionale, delle relazioni annuali al Paese di origine del bambino sull’andamento dell’adozione; chi li aiuterà?

Il post adozione: adozione nazionale

Nel momento in cui il nuovo membro fa ingresso nella nuova famiglia, cambia l’universo delle relazioni famigliari e ogni persona è chiamata ad assumere un nuovo ruolo.

Il sostegno post-adottivo dovrà concentrarsi su quelle aree tematiche generali che interessano tutte le famiglie adottive, denominate temi sensibili dell’adozione (l’esperienza dell’abbandono, l’identità etnica, la costruzione della relazione, l’inserimento nel nuovo contesto, ecc.) e, accanto a queste temi di carattere generale, dovranno essere identificati quegli aspetti specifici che possono essere riferibili a caratteristiche della famiglia (la presenza di altri figli), a particolari bisogni del bambino, alle dinamiche relazionali nel nucleo e così via.

I soggetti che si occupano di post adozione sono i Servizi sociali territoriali (in molti casi gli stessi operatori che hanno seguito la coppia nella fase precedente l’adozione), e il Tribunale per i minpostadozione1orenni.

In alcune realtà è forte la presenza di associazioni di genitori adottivi, le quali sono attive nel sostenere le coppie nelle diverse fasi dell’iter adottivo, incluso quello successivo all’arrivo del minore.

Tali associazioni hanno ruolo polifunzionale: se da un lato consentono un confronto fra i genitori adottivi su come affrontare alcune criticità, dall’altro consente un incontro fra i minori rendendoli partecipi di una grande famiglia e riducendo, in qualche modo, le difficoltà di inserimento nel nuovo contesto familiare e sociale.

La legge 476/1998, in ogni caso, prevede che il sostegno alla famiglia debba essere garantito qualora i genitori adottivi ne facciano richiesta, ma allo stesso tempo attribuisce ai servizi territoriali e agli enti autorizzati il compito di vigilare, sull’andamento dell’adozione nel corso del primo anno.

Il post adozione: adozione internazionale

In merito al sostegno nel post adozione internazionale, sono previste diverse incombenze a carico dei neo genitori nei confronti del Paese di provenienza del bambino.

Dopo l’arrivo del bambino, l’autorità centrale del Paese di destinazione dovrà tenere informata l’autorità centrale del Paese di origine sull’andamento della procedura di adozione. Per ogni Paese di provenienza, è previsto l’invio da parte dei servizi socio-assistenziali di più relazioni sull’andamento del periodo post adottivo, per periodi diversi, più o meno lunghi.

postadozione2L’art. 34 della L. 476/1998 prevede, inoltre, che dal momento dell’ingresso del bambino in Italia e per almeno un anno, ai fini di una corretta integrazione familiare e sociale, i servizi socio-assistenziali degli enti locali e sanitari e gli enti autorizzati su richiesta degli interessati, assistano i genitori ed il minore. Essi, in ogni caso, riferiscono al tribunale per i minorenni sull’andamento dell’inserimento, segnalando le eventuali difficoltà per gli opportuni interventi.

La legge 476/1998, pertanto, ha adeguato la legislazione italiana ai principi della Convenzione dell’Aja del 1993 creando un sistema che, mentre riconosce il ruolo centrale della Commissione per le adozioni internazionali, quale autorità centrale, conserva anche un ruolo ai tribunali per i minorenni e legittima quello specifico dei servizi socio-assistenziali e degli enti autorizzati.

L’origine di tale scelta, si può individuare nella necessità di inserire il bambino presso genitori adottivi particolarmente capaci, psicologicamente e pedagogicamente.

È, pertanto, indispensabile che sia effettuata una buona attività di preparazione alle problematiche che questo tipo di adozione comporta e che essi, con il bambino, siano particolarmente sorretti sia nel momento dei loro primi incontri che in quello del rientro nel territorio nazionale.

Maria Teresa La Sala

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