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Il praticante “maldestro”, Alla ricerca dello studio legale!

Capitolo 1: Alla ricerca dello studio legale.

Ciao a tutti, mi chiamo Bea, ho 24 anni e mi sono appena laureata in giurisprudenza!

Sprizzo felicità da tutti i pori! Dopo anni di studio (passati principalmente in pigiama a discapito di vita sociale e relazionale) è finalmente giunta l’ ora della rinascita, il mondo scoprirà l’esistenza … dell’ennesima laureata in giurisprudenza! Già perché, diciamolo, i laureati in giurisprudenza sono perlopiù  rari quanto i granelli di sabbia del Sahara!

Ma non importa, io ho i miei obiettivi, e li raggiungerò mondo, che tua sia volente o nolente …

Il primo obiettivo, ovviamente, non può che identificarsi con l’inizio della pratica, e cosi, armata di speranza e sorriso,  mi presento  a quello che da una vita (quanto meno la mia) ho sempre sentito nominare come “l’Avvocato di famiglia”, colui il quale si è sempre occupato di curare gli interessi delle rispettive famiglie dei miei genitori.

E cosi, seduta dinnanzi a lui, inizia uno pseudo colloquio, di cui fondamentalmente ricordo l’inizio e la fine:

Avv. “Secondo lei dottoressa, cosa è la pratica?”

Io “ Immagino che sarà un approfondimento degli istituti giuridici, uno sviscerare …”

Avv. “ Dottoressa ho detto PRATICA, lasci perdere la teoria”

Io “???” PANICO.

Avv. “ PRA – TI – CA!  Tribunale? Cancelleria? Udienze? Sa di cosa sto parlando?”

Io “ Si, certo, il tribunale, le udienze che si svolgono in tribunale, la cancelleria dove ci si costituisce ai sensi degli articoli 166 e 167 c.p.c.” . PANICO.

Avv. “ Va bene dottoressa, vedo che ci siamo capiti … tuttavia io non posso aiutarla, potrei solo portarla in udienza, ma quanto alla pratica in studio ho già due collaboratori, non ho posto, mi dispiace”.

Rimango sospesa, sto fluttuando, credo che parli ancora ma io non sento più nulla …

Sono stata rifiutata. Non mi è mai successo, non mi era mai successo.

Metabolizzo, realizzo: non ho uno studio in cui iniziare la pratica.

Eppure è da quando ho iniziato l’università che mi avevano detto che l’avrei fatta lì, e ora?

Unica “giurista” della famiglia, intesa sia in senso stretto sia in senso allargato, ho deciso di fare l’avvocato alla veneranda età di dodici anni, quando a fronte di (quella che ritenni) un’ingiustizia ai danni di un mio compagno sposai la sua causa e lo difesi contro tutti e tutto … fu allora che capii che da grande avrei difeso i diritti delle persone e che l’unico modo per farlo era, appunto, fare l’Avvocato … solo più tardi avrei capito che quello è un altro mestiere !

Ma torniamo al presente, adesso ho un nuovo obiettivo, trovare uno studio in cui iniziare la pratica. Passo le prime settimane da laureata a mandare curricula, a fare colloqui e a stressare parenti e amici, ma il tempo passa – mi sono laureata in cinque anni, rinunciando ad una vita, per fermarmi adesso? – l’ansia aumenta, e io sono ancora senza uno studio … sono depressa.

Finché un giorno di fine luglio vengo indirizzata dal commercialista di mio padre allo studio di uno dei suoi migliori amici. “ E’ un amico, ti prenderà … e poi mi deve un favore!”, cosi ha detto ed io alle 9.00 in punto sono davanti il portiere dello stabile che è intento a parlare con un altro soggetto.

palazzo-di-giustiziaAspetto in disparte e dopo qualche minuto – in cui ho la netta percezione di essere invisibile – mi faccio avanti.

Io : “ Buongiorno, ho appuntamento con l’Avvocato C.”

Portiere: “ L’Avvocato non è ancora in studio”

Io: “Ah, aspetto allora”

Soggetto non identificato: “ Lei ha appuntamento con l’Avvocato C. ?”

Io: “Si”.

Soggetto non identificato: “ Bene, mi segua allora”.

E cosi, tra il perplesso e l’intimorito lo seguo, per il corridoio, per l’ascensore, fino alla porta dello studio che, con mia gran sorpresa, apre.

Io: “ Lei è l’Avvocato C?”

Soggetto non identificato: “ No, sono il collega di studio. Lui sta arrivando.”

E infatti arriva: la porta si apre e sbatte, e finalmente compare lui, che urla al telefono … Guarda il collega, poi guarda me, e con espressione interrogativa mi chiede: “ Chi è lei?”

Io: “ Buongiorno, sono Bea Abba. Sono qui per la pratica”.

Collega di studio: “Per la pratica? Mi faccia capire lei pensa di fare qui la pratica?”

Io: “Ecco… io… mi manda il dottor E., mi è stato detto che …”

Avv. C: “Si, ho capito chi è lei dottoressa, ma vede come ho già detto al dottor E. non ho spazio in studio, può vederlo anche lei quanto è piccolo, potrei solo portarla in udienza.”

Io: “Ma io veramente credevo che … ”

Avv. C.: “ Facciamo cosi dottoressa: lei veda se, da qui a settembre, riesce a trovare uno studio che le possa offrire il pacchetto completo; se cosi non fosse, vedrò di aiutarla per quanto possibile, magari potremmo iniziare una sorta di collaborazione a distanza.”

Collega di studio: “ Collaborazione? Ma mi dica una cosa, lei sa mandare una mail con l’allegato?”

Una mail con l’allegato? Ma che c’entra? Non solo mi liquidano, mi prende anche in giro?

Io: “ Certo che so mandarla una mail con l’allegato”

Collega di studio: “ No perché sa … c’è gente che pensava di poter collaborare con noi senza saper mandare neanche una mail con l’allegato. E come battiture? Come siamo messe? Quante in media al minuto?”

Ma mi ha preso per un’aspirante segretaria? Io voglio solo fare pratica. Che ne so di battiture? L’unica cosa che abbia mai battuto è stata la tesi!

Io: “ Battiture? Non saprei! Credo di avere una media nella norma, non le ho mai contate …”

Avv. C.: “ Comunque sia dottoressa, è stato un piacere conoscerla, le auguro di trovare chi farà al caso suo”.

Fine della corsa, ancora una volta ero stata liquidata, e questa volta mi sentivo anche presa in giro. Una mail con l’allegato mi chiede? Quante battiture? Ma uno studia una vita per domande del genere? Ero allibita e frustrata.

Ho passato una pessima estate e ovviamente non ho ricevuto alcuna proposta migliore delle precedenti. Anzi,  a dirla tutta, non ho ricevuto nessuna proposta.

Arriva settembre e mentre alcuni colleghi iniziano il loro nuovo percorso io rimango a casa, ripasso le procedure; non si sa mai, un incontro, una proposta inaspettata, una chiamata …

Una chiamata?

Io: “Pronto”

Soggetto non identificato: “Dottoressa Abba?”

Io: “Si, chi parla?”

Soggetto non identificato: “Dottoressa posso sapere perché oggi non si è presentata in studio?”

Io: “Risate! Chi parla?”

Soggetto non identificato: “Dottoressa sono il collega dell’Avv. C.”

Io: “Ah, buonasera … non ho capito: dove dovevo presentarmi?”

Collega di studio: “In studio! Dottoressa ha dimenticato? La pratica?”

No! Forse lei ha dimenticato che mi avete liquidato dicendo che non avevate posto. Omm!

Io: “Ricordo benissimo, Avvocato. Ma mi era stato detto che non avevate posto”

Collega di studio: “Non ricordo. Comunque viene o no?”

Io: “Quando?”

Collega di studio: “Dottoressa domani! E quando sennò?”

Io: “Ok! Domani mattina?”

Collega di studio: “ Si dottoressa, domani mattina. Ah, dottoressa … si metta i tacchi, si va in tribunale”.

Eccola l’ estenuante ricerca della nostra Bea di uno studio in cui svolgere la pratica.

Il nostro maldestro praticante non aveva la minima idea che avrebbe potuto rivolgersi al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati della sua città o ad Associazioni, come A.GIU.S  per esempio in Sicilia, che, tra le proprie attività, prevedono anche il servizio di “trova studio”.

Ha fatto tutto da solo e alla fine è stato fortunato, ma se avesse approfittato dei servizi esistenti si sarebbe risparmiato notevoli difficoltà e patemi d’animo

Siate più furbi e meno inesperti del nostro praticante maldestro, tenetevi aggiornati!

BUONA PRATICA, to be continued…

Iolanda Giannola

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