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Il praticante “maldestro”, le insidie dell’udienza!

Capitolo 6. Il praticante “maldestro”, le insidie dell’udienza!

Ho sempre pensato, che, se una giornata inizia male, al 99% finisce peggio … dovevo capirlo anche dal tempo, che oggi sarebbe stata proprio una giornata “no” e invece, ho pensato bene di farmi beffa della pioggia, sin dalla scelta dell’outfit, avendo in mente solo un concetto: udienza importante, tacco importante!

Che l’udienza di oggi sarebbe stata tanto rilevante l’ho scoperto solo ieri pomeriggio, quando l’avv. C. mi ha annunciato che oggi sarebbe andato a Roma e che sarebbe toccata a me l’incombenza di farlo sostituire in “questa importantissima udienza per il comune di R.”

Avv. C.: “ Mi raccomando Dottoressa, puntuale e precisa. Tengo moltissimo a questa causa, e mi sto fidando di lei. Viene per la precisazione delle conclusioni, trovi un sostituto e lo faccia concludere come in memoria 183 comma 6 c.p.c.”.

In realtà sono leggermente in ritardo e tacchi e pioggia non agevolano. Ho appena attraversato la strada e sono quasi davanti l’entrata del Tribunale, quando succede la tragedia. Scivolo. Finisco, slittando, sedere a terra, tra due auto parcheggiate. Non mi pongo neanche il dubbio di essermi o meno fatta male; il mio unico problema è capire se qualcuno mi ha vista …

Riaffioro con discrezione tra le auto e con enorme sollievo mi sembra che nessuno mi stia guardando. Una testa, però, esce fuori dal finestrino dell’auto sotto la quale sono quasi finita e mi chiede se ho bisogno di aiuto. Valuto i danni. Fango: mani, pantaloni e sedere imbrattati …

E’ una mamma che sta allattando il suo neonato, e senza neanche farmi parlare, mi guarda amorevole e mi porge una scatola di salviette umidificate. La ringrazio di cuore, come se anziché salviette mi avesse offerto il suo regno, e limitati i danni, ma sempre in condizioni disastrate, entro, a testa bassa, in Tribunale. Chissà perché, camminare a testa bassa ci fa credere che saremo meno osservati, quando in realtà, siamo solo noi che non possiamo guardare chi lasciamo libero di squadrarci. E la squadratura c’è – figuriamoci – e le risatine, che mi accompagnano lungo i corridoi, ne sono la conferma.

Fingo indifferenza, entro in aula e cerco il fascicolo. Lo trovo nelle mani della controparte che a questo punto lo mette a turno per la trattazione. Nel frattempo cerco un sostituto. Non ci sono molte cause sul ruolo di oggi, e la metà è stata già trattata; la scelta è limitata, esclusa la controparte mi rimangono tre soggetti.

Il primo mi liquida dicendomi che deve scappare, il secondo scopro che è un mio pari impegnato nel mio stesso compito, il terzo è l’unico arruolabile anche perché il suo fascicolo nel turno precede il  mio e quindi mi concede la gentilezza di rimanere.

Le udienze scorrono veloci e tocca quasi a noi cosi gli spiego: precisazione delle conclusioni, concludere come in memoria 183 c.6 c.p.c.. A questo punto, la domanda: “Si, ma quale delle tre? La numero 1, 2 o 3?”Lo fisso sorridendo credendo che mi stia prendendo in giro e che ci stia anche provando; ma lui ribadisce: “Allora? Che memoria? Dai, che sta chiamando la mia”. Compreso che non sta né scherzando né ci sta provando, rimango interdetta e comincio a blaterare…

Io: “Concluda come in memoria 183 c.6 c.p.c. … solo questo … non so altro … l’Avvocato non mi ha detto altro, non lo so quale. Aspetti lo chiamo”.

telefono
telefono

Esco velocemente dall’aula; digito il numero. Irraggiungibile. Cavolo! Lo richiamo. Nulla. Sempre irraggiungibile. Aspetto qualche secondo. Riprovo. Ancora irraggiungibile. Mi viene da urlare. Che faccio? Gli mando un sms. Niente. Provo con whatsapp. Nessuna risposta. Sto ripetendo stupidamente “rispondi, rispondi”, al cellulare, quando il “mio” sostituto esce dall’aula. Lo blocco.

Io: “Avvocato, sto tentando di rintracciare il mio dominus, solo un attimo e le dico come concludere”.

Avv. T.: “Lascia perdere. Già fatto. Ho concluso “come in atti”. Devo andare, ciao

Io: “Che vuol dire che ha concluso come in atti? Doveva concludere come da memoria 183 comma 6 c.p.c..”

Non mi sente, è scappato davvero. Sono intontita. Mi desta lo squillare del cellulare. È l’avv. C. Rispondo.

Avv. C.: “ Sono in Cassazione, stavo facendo udienza, non prendeva. Dimmi. Come finì?”

Io: “Si Avvocato, l’udienza è stata fatta. Solo che non ricordavo una cosa … il sostituto doveva concludere come da memoria 183 numero 1, 2 o 3?”

Avv. C.: “ Ma che domanda è? Con quale si precisano le domande? Le conclusioni? Non si precisano con la numero 1? Quindi come deve concludere? Come da memoria 183 n.1, deve concludere. Ma è stata fatta o no l’udienza?”

Sta gridando. Obiettivamente era una risposta a cui potevo arrivare. Panico.

Io: “ L’udienza è stata fatta. Però il sostituto ha concluso diversamente, lui ha …”

Avv. C.: “Che cavolo vuol dire che ha concluso diversamente Bea? Che cosa ha scritto nel verbale? Dimmi le parole precise, dimmele!”

Mi incalza. È furioso, non l’ho mai sentito cosi. Non capisco più niente, ho la vista annebbiata, mi tremano le gambe. Solito sensi di nausea. Farfuglio.

Io: “Veramente non lo so precisamente, ero fuori, cercavo di contattarla … non lo so … sono confusa, me l’ha detto, ma ora non me lo ricordo ….”

Avv. C.: “ Eri fuoriiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii? Ma stai scherzando? Ma come mi venne di mandare te? Come? Io ho questo grande limite di fidarmi delle persone e regolarmente finisce male. Lo sapevo! Inventati qualcosa, fai qualunque cosa ma risolvi”.

fascicoli
fascicoli

Sono ancora con il telefono in mano. Mi chiedo perché questo percorso debba essere sempre più difficile. Mi guardo e mi ricordo che sono anche imbrattata di fango. Scendono le lacrime. Sono stanca e arrabbiata. Prima con l’Avvocato C., per non essere stato chiaro ieri, e poi con me stessa. Se avessi ragionato avrei potuto dare la risposta; ma cosa ancora più grave, se ieri mi fossi scomodata a guardare il fascicolo oggi sarebbe andato tutto liscio. Sono stata superficiale e questo è il risultato. Analizzata la situazione, caccio indietro le lacrime, e busso alla porta del Giudice. Gli spiego la situazione, drammatizzo, gli dico che probabilmente l’Avv. C. mi caccerà dallo studio e infine, dopo qualche minuto di teatrino gli chiedo l’impossibile: se è possibile modificare il verbale, giusto una frase!

Il Giudice mi guarda scandalizzato e sentenziando che la mia richiesta è “impossibile, per usare un eufemismo” mi invita ad accomodarmi fuori. Non c’è niente da fare. Il verbale rimarrà quello. Tra l’altro il Giudice mi ricorda che oltre ad essere giuridicamente impossibile è anche materialmente impossibile. In effetti presumo che, una volta firmato digitalmente, il verbale telematico è per sempre!

Fine. La mia pratica presso lo studio C. finisce qui.

Nel pomeriggio, tornata per recuperare il pc, trovo l’Avv. C.. Mi scuso sinceramente e recito il “Bea culpa”- ormai il mio nuovo mantra. Gli racconto anche la mia ingenua richiesta di aiuto al giudice. Scopro, con stupore che non è più infuriato, anzi ride … Mi chiede a quale “principe del foro” ho chiesto la sostituzione. Gli do il nome. Lo conosce. Intuisco che vuole sfogarsi su di lui, perché lo chiama al telefono.

Ora tocca a te, penso gongolando.

Avv.: “ Avvocato T.? Sono C.. Che si dice? Tutto bene? È un po’ che non ci si sente. Ma dimmi una cosa, ti sei messo a fare lo scemo con le praticanti? La 1, la 2, la 3, che fai i test? – Risate –  Comunque a parte gli scherzi, hai concluso come in atti? Ok, perfetto, grazie. Ci vediamo, grazie ancora. Ciao.”

Fine della chiamata. Rimango interdetta. L’avv. C. mi domanda quale sia il problema. Non ho parole.

Avv. C.: “Tutto ok, ha concluso come in atti. Certo, sarebbe stato meglio essere più precisi e concludere come in memoria, ma va bene comunque. Del resto, abbiamo il termine per la comparsa conclusionale. Magari la prossima volta, Bea, uno sguardo al fascicolo. Anzi, sai che ti dico? Per  “punizione” studialo per bene e pensa tu a scrivere la comparsa. Dottoressa, alla fine ci casco sempre: mi fido.”

E in un attimo la mia teoria sulle giornate che se iniziano male finiscono peggio, vacilla; oggi è la volta dell’1%.

Ma, una nuova teoria si fa strada, sono finita in un mondo dove regna la follia!

 

Cosa dirti mio caro praticante “maldestro”, più di quanto oggi tu stesso hai imparato?

I fascicoli vanno studiati. Ci sarà l’Avvocato che ve li metterà davanti la settimana prima o il giorno prima, ma ci sarà, anche, l’Avvocato che non lo farà, perché lo riterrà un vostro dovere senza la necessità di farvelo presente. Non importa con quale dei due voi stiate svolgendo la vostra pratica; cercateli, trovateli e studiateli, sarà sicuramente più proficuo che andare all’udienza senza  alcuna cognizione di causa.

BUONA PRATICA, to be continued …

Iolanda Giannola

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