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Prescrizione e reati edilizi: una “storia” senza fine

La Suprema Corte torna a pronunciarsi sul tempus commissi delicti, in relazione alle violazioni delle norme su costruzioni in zone sismiche, la cui individuazione rileva ai fini della decorrenza dei termini di prescrizione.

La Cassazione, nella vicenda de qua, affronta uno degli aspetti più dibattuti in materia edilizia, relativamente alla prescrizione.
In particolare, accogliendo uno dei due orientamenti (contrapposti) richiamati nella sentenza n. 1145 del 14 gennaio 2016, la Terza Sezione della Suprema corte ha affermato che il reato di omessa denuncia dei lavori e presentazione dei progetti di costruzione in zone sismiche ha natura di reato permanente, la cui consumazione si protrae sino a quando il responsabile non presenta la relativa denuncia con l’allegato progetto, ovvero non termina l’intervento edilizio.
Infatti, rileva la Corte che la lesione dell’interesse pubblico tutelato dagli artt. 93-95 d.P.R. n. 380/2001 ha carattere continuativo poiché, “malgrado la scadenza del termine di legge, permangono pur sempre gli obblighi di informazione dell’autorità comunale, di presentazione dei progetti e di ottenimento dell’autorizzazione regionale, essendo anche oltre quel termine operante il precetto di agire e rilevante penalmente la protrazione dell’omissione”. Inoltre, “il protrarsi della lesione al bene giuridico protetto è imputabile ad una persistente condotta volontaria del soggetto, il quale continua a “produrre l’effetto” del reato sottraendosi al controllo dell’autorità competente”.

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