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I presupposti del rilascio e della revoca del porto d’armi

Ai fini del rilascio e della revoca del porto d’armi, è rilevante la condotta di un soggetto così come valutata in un procedimento penale.
Infatti, la mera richiesta di ammissione ad oblazione, pur determinando in tale sede l’archiviazione della posizione dell’interessato, è tuttavia «suscettibile di inalveare legittimamente un giudizio prognostico di non affidabilità quanto ad un corretto uso delle armi».

IL CASO ESAMINATO IN TEMA DI RILASCIO E REVOCA DEL PORTO D’ARMI

In tal modo si è espresso il T.A.R. Calabria – Sezione Staccata di Reggio Calabria, con la sentenza n. 1083 del 3 novembre 2016.
Il giudice di prime cure si è espresso sulla legittimità di un decreto con il quale il Questore aveva revocato la licenza di porto di fucile ad uso caccia.
Nel caso affrontato, l’Autorità prefettizia si era determinata sul presupposto di una precedente denuncia del ricorrente per il reato di cui all’art. 30, lett. a), della legge 157/1992 e 697 c.p.
Il conseguente procedimento penale si era concluso con l’archiviazione, a seguito di istanza di oblazione.

LA NORMATIVA DEL RILASCIO E DELLA REVOCA DEL PORTO D’ARMI

Il nostro ordinamento sia ispirato a regole limitative della diffusione e possesso dei mezzi di offesa.
La normativa suscettibile di applicazione per la controversia è costituita dagli artt. 11 e 43 del T.u.l.p.s. di cui al regio decreto 18 giugno 1931 n. 773.
La prima dispone in merito al diniego delle autorizzazioni di polizia, fatte salve le condizioni particolari stabilite dalla legge nei singoli casi.
La seconda è una norma speciale rispetto alla prima, in quanto aggiunge ulteriori cause ostative al rilascio.
La regola generale è che la P.a. può rilasciare la licenza di porto d’armi, o mantenerne gli effetti, solo nei confronti di chi non abbia violato disposizioni penali sulla punibilità di condotte caratterizzate da una certa gravità.

L’INTERESSE PUBBLICISTICO AI FINI DEL RILASCIO E DEL RINNOVO

In realtà, il potere di rilasciare le licenze per porto d’armi costituisce una deroga al divieto sancito dall’art. 699 c. p, e dall’art. 4 comma 1, l. 18 aprile 1975, n. 110 (cfr. Corte Cost., sent. 16 dicembre 1993, n. 440).
Difatti, il porto d’armi non costituisce un diritto assoluto, ma una eccezione al normale divieto di portare le armi.
Di conseguenza: «i provvedimenti che ne consentono la detenzione ed utilizzo vengono ad assumere – su un piano di eccezionalità – connotazioni concessorie di una prerogativa che esula dall’ordinaria sfera soggettiva delle persone» (cfr. la citata sent. n. 1083/2016 ).
Ciò determina che, nel bilanciamento degli interessi coinvolti, assume carattere preminente, nella scelta selettiva della P.a., quello della sicurezza e dell’incolumità pubblica.

GLI ORIENTAMENTI DELLA GIURISPRUDENZA AMMINISTRATIVA

La giurisprudenza amministrativa ha enucleato i requisiti essenziali ai fini del rilascio della licenza di porto d’armi, sottoposti al preventivo vaglio discrezionale della P.a. volto ad escludere la possibilità di un abuso.
In sostanza, il soggetto deve osservare una condotta di vita improntata a osservanza delle norme penali e di tutela dell’ordine pubblico, nonché delle comuni regole di buona convivenza civile.
Solo da tali elementi può essere dato trarre la ragionevole convinzione che non siano ravvisabili sintomi e sospetti di utilizzo improprio dell’arma.
Tale valutazione amministrativa «è per sua natura di lata discrezionalità e il suo esercizio è suscettibile di sindacato solo riguardo all’eventuale uso distorto» (cfr. T.A.R. Salerno (Campania), sez. II, 09 settembre 2016, n. 219).

LA REVOCA DEL PORTO D’ARMI

Anche il provvedimento di revoca dell’autorizzazione del porto d’armi può essere sufficientemente sorretta da valutazioni della capacità di abuso, seppur fondate su considerazioni probabilistiche.
Quanto alla revoca della licenza di porto di fucile per uso caccia, essa non presupporrebbe un verificato e riscontrato abuso dell’arma in questione.
L’impiego non prudente dell’arma comporterà che la licenza potrà essere legittimamente revocata a chi non dia affidamento circa la capacità di detenere ed utilizzare correttamente la stessa (cfr. T.A.R. Parma (Emilia-Romagna), sez. I, 25 maggio 2016, n. 174).

Iacopo Correa

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