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Privacy e «internet delle cose». La lente del garante sulla domotica.

Privacy e «internet delle cose». La lente del garante sulla domotica.

domotica2E se il frigorifero ci spiasse?

Nell’epoca del’iper-connessione qualsiasi oggetto, elettrodomestico o accessorio dotato di dispositivi elettronici che lo rendono capace di connettersi alla rete potrebbe trasformarsi in un pericolo per la nostra privacy.

Ed è proprio di quest’aspetto che discuteranno le autorità garanti di ventinove Paesi riunite nella Global Privacy Enforcement Network (GPEN) durante l’annuale «Privacy sweep».

L’obiettivo è quello di stabilire quali rischi il cosiddetto «internet delle cose» (IoT, Internet of Things) può comportare per la riservatezza degli utenti.

Domotica.  Pericoli per la privacy?

Internet delle coseIl Garante italiano, come chiarito in una nota, concentrerà la sua azione in particolare sulla domotica (dai contatori intelligenti ai termostati regolabili via web, dalle smart car agli orologi intelligenti che misurano il battito cardiaco e la pressione sanguigna ecc…), per verificare il grado di trasparenza nell’uso delle informazioni personali dei consumatori e il rispetto delle norme sulla protezione di dati da parte delle aziende, anche multinazionali, del settore.

Domotica. I dati

Questa nuova frontiera del mercato secondo le previsioni è destinata a crescere sempre di più fino al 2020: gli oggetti connessi e smart passeranno da 6,4 miliardi del 2015 a 20,8 miliardi nel 2020 a livello mondiale.

Lo IoT dovrebbe essere, infatti, una delle leve che contribuiranno a rilanciare l’economia: in Europa i ricavi della vendita di dispositivi connessi.

I risultati dell’indagine verranno resi noti nel prossimo mese di settembre. Andrà poi valutata la necessità di interventi da mettere in atto nei confronti delle aziende che non aderiscono al quadro normativo a protezione dei dati, così come avvenuto in passato per il settore dei servizi online dedicati ai minori e le informative sulla privacy dei siti web e delle app.

È opportuno ricordare, inoltre, che a tutela dell’utilizzo e conservazione di tali dati personali il cui non corretto impiego potrebbe arrecare seri danni alla dignità e alla riservatezza delle persone coinvolte, nel nostro paese esiste dal 2015 il «Codice di deontologia e di buona condotta per il trattamento dei dati personali effettuato a fini di informazione commerciale».

In ogni caso è essenziale adottare un approccio internazionale alla questione, poiché un’azienda che operi in modo non corretto nei confronti degli utenti potrebbe non solo violare, ovunque essa si trovi, le norme sulla protezione dei dati, ma in egual modo minare la fiducia nei nuovi oggetti intelligenti che dialogano e interagiscono tra loro.

Internet delle cose
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