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Privacy sweep 2016: sono fuori legge più del 60% dei nostri device

L’internet of things (IoT), o internet delle cose, “è carico di promesse, che vanno da una migliore assistenza sanitaria ad un sempre maggiore efficientamento delle nostre abitazioni – sottolinea Antonello Soro, Presidente del Garante per la protezione dei dati personali – Ma questi obiettivi devono essere raggiunti in piena trasparenza, informando chiaramente e le persone sull’utilizzo che viene fatto dei loro dati personali, proteggendo questi dati da violazioni e usi impropri con adeguate misure di sicurezza e rispettando la libertà delle persone. E’ essenziale adottare un approccio internazionale alla questione Iot: un’azienda se opera in modo non corretto nei confronti degli utenti può violare, ovunque essa si trovi, le norme sulla protezione dei dati e minare la fiducia nei nuovi oggetti intelligenti che dialogano e interagiscono tra loro”.

Questo è il pensiero del Presidente dell’Autorità garante della privacy, reso noto sul portale ufficiale l’11 aprile 2016, all’indomani dell’avvio della privacy sweep 2016.

Lo scorso maggio, infatti, le Autorità per la protezione dei dati personali appartenenti al GPEN (Global Privacy Enforcement Network) hanno avviato l’indagine a tappeto (“sweep”), a carattere internazionale, per verificare il rispetto della privacy nell’Internet delle cose (IoT).

Il Global Privacy Enforcement Network (GPEN)

Il GPEN (Rete globale per l’applicazione delle norme in materia di privacy) comprende 57 Autorità in 43 Paesi.

E’ stato costituito nel 2010 a seguito di una raccomandazione dell’OCSE. L’obiettivo era ed è tuttora quello di favorire la cooperazione internazionale fra le Autorità garanti in materia di privacy alla luce della globalizzazione dei mercati e dell’esigenza di imprese e consumatori di disporre di un flusso di informazioni personali senza soluzioni di continuità, indipendentemente dai confini nazionali.

I risultati dell’indagine internazionale

Dall’indagine, i cui dati sono stati resi noti a fine settembre 2016, sono emerse inquietanti sorprese.

Più del 60% di orologi, braccialetti intelligenti, contatori elettronici e termostati di ultima generazione, infatti, non è risultato in regola a seguito dell’esame dei Garanti della privacy di 26 Paesi.

Inoltre, in più di trecento device delle principali società del settore sussistono gravi carenze nella tutela della privacy degli utenti.

Infatti:

 – il 59% degli apparecchi non offre informazioni adeguate su come i dati personali degli interessati siano raccolti, utilizzati e comunicati a terzi;

–  il 68% non fornisce appropriate informazioni sulle modalità di conservazione dei dati;

–  il 72% non spiega agli utenti come cancellare i dati dal dispositivo;

–  il 38% non garantisce semplici modalità di contatto ai clienti che desiderino chiarimenti in merito al rispetto della propria privacy.

Alcuni dispositivi hanno presentato anche problemi relativi alla sicurezza dei dati: informazioni relative alla salute degli utenti venivano trasmessi in modalità non criptata al medico curante.

I risultati dell’indagine internazionale relativi all’Italia

L’indagine a livello italiano ha dimostrato che solo il 10% dei device delle principali società nazionali che offrono prodotti nel settore della domotica non fornisce agli utenti alcuna informazione su come i loro dati personali sono raccolti, utilizzati e comunicati a terzi.

“L’ indagine sulla cosiddetta Internet delle Cose (IoT)– commenta Antonello Soro, Presidente del Garante per la protezione dei dati personali – ha rivelato che le società del settore non hanno ancora posto sufficiente attenzione alla protezione dei dati personali, con il rischio, peraltro, di generare sfiducia nei consumatori. Alcune aziende, ad esempio, non si rendono conto che non solo il nome e il cognome, ma anche  i dettagli sul consumo elettrico di una persona o i suoi stessi parametri vitali, sono dati personali da proteggere. Così come non è ancora sufficientemente garantita neppure la possibilità per i consumatori  di cancellare i dati raccolti da questi dispositivi. Il Garante italiano insieme alle altre Autorità del Global Privacy Enforcement Network, monitorerà– sottolinea Soro –con attenzione questi prodotti e servizi, al fine di verificare che la realizzazione  di strumenti innovativi come elettrodomestici intelligenti, braccialetti per il controllo dei cicli del sonno o dell’indice glicemico, oppure le stesse automobili connesse a Internet, non avvenga a danno della riservatezza dei dati personali, spesso anche sensibili, degli utenti.”

Vincenzo Di Ciò

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