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Il procedimento camerale diventa regola in Cassazione

Il procedimento camerale diventa regola in Cassazione.

Il 29 ottobre nella G.U.  n. 254, è stata pubblicata la legge 25 ottobre 2016 n. 197 con la quale è stato convertito il D.L. n. 168/2016 recante “Misure urgenti per la definizione del contenzioso presso la Corte di Cassazione, per l’efficienza degli uffici giudiziari, nonché per la giustizia amministrativa”.

Di spiccato interesse il capo I, concernente importanti modifiche in ordine al rito dinnanzi alla Corte di Cassazione: capovolgendo il sistema conosciuto, la trattazione in pubblica udienza diventa l’eccezione, mentre la regola sarà il procedimento camerale.

L’art. 1 bis, rubricato “Misure per la ragionevole durata del procedimento per la decisione del ricorso per cassazione”, modifica il codice di rito e precisamente gli artt. 375, 376, 377, 379, 380 bis, 380 bis 1, 380 ter, 390, 391 e 391 bis.

Le nuove disposizioni, in virtù del secondo comma del citato art. 1 bis, si applicheranno ai ricorsi depositati successivamente alla data di entrata in vigore della legge di conversione (ovvero il 30.10.2016), nonché a quelli già depositati alla medesima data per i quali non è stata fissata udienza o adunanza in camera di consiglio.

 Il procedimento camerale, modificati gli artt. 375, 376 e 377 c.p.c..

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All’ art. 375 c.p.c. è aggiunto un secondo comma in virtù del quale “La Corte, a sezione semplice, pronuncia con ordinanza in camera di consiglio in ogni altro caso – oltre quelli già previsti, sia a sezione semplice sia a sezioni unite, al primo comma – salvo che la trattazione in pubblica udienza sia resa opportuna dalla particolare rilevanza della questione di diritto sulla quale deve pronunciare, ovvero che il ricorso sia stato rimesso dall’apposita sezione di cui all’articolo 376 in esito alla camera di consiglio che non ha definito il giudizio.”

Ai sensi del nuovo art. 376 c.p.c se, a un sommario esame, ad opera della sezione filtro (la sesta), il ricorso non deve essere dichiarato inammissibile o infondato, il presidente, omessa ogni formalità, rimette gli atti alla sezione semplice.

L’art. 377 c.p.c., modificato nella rubrica, si arricchisce di un terzo comma: “Il primo presidente, il presidente della sezione semplice o il presidente della sezione di cui all’articolo 376, primo comma, quando occorre, ordina con decreto l’integrazione del contraddittorio o dispone che sia eseguita la notificazione dell’impugnazione a norma dell’articolo 332, ovvero che essa sia rinnovata” semplificando dunque il precedente procedimento che all’art. 375 c. I .n.2 ( oggi abrogato) prevedeva la pronuncia con ordinanza in camera di consiglio.

Procedimento camerale, modifiche agli artt. 379 e 380 bis c.p.c..

Novità anche per l’art. 379 c.p.c. rubricato Discussione. Il presidente, dopo la relazione, ad opera del relatore, invita il pubblico ministero a esporre le sue conclusioni motivate oralmente e, quindi, i difensori delle parti a svolgere le loro difese. Niente repliche.

Per quanto riguarda la decisione in camera di consiglio sull’inammissibilità o sulla manifesta fondatezza o infondatezza del ricorso – articolo 375, primo comma, numeri 1) e 5) – viene in soccorso la nuova formulazione dell’art. 380 bis: il presidente fissa con decreto l’adunanza della Corte indicando se è stata ravvisata una tale ipotesi Almeno venti giorni prima della data stabilita per l’adunanza, il decreto è notificato agli avvocati delle parti, i quali hanno facoltà di presentare memorie non oltre cinque giorni prima. La Corte in camera di consiglio se non ritiene sussistenti tali ipotesi rimette la causa alla pubblica udienza.

Il procedimento camerale, l’art. 380 bis 1.

Nasce un nuovo articolo per regolare il procedimento per la decisione in camera di consiglio dinanzi alla sezione semplice di cui al secondo comma del nuovo art. 375 c.p.c.. Si tratta dell’art. 380 bis 1 che stabilisce che “del ricorso in camera di consiglio dinanzi alla sezione è data comunicazione agli avvocati delle parti e al pubblico ministero almeno quaranta giorni prima. Il pubblico ministero può depositare in cancelleria le sue conclusioni scritte non oltre venti giorni prima dell’adunanza in camera di consiglio. Le parti possono depositare le loro memorie non oltre dieci giorni prima dell’adunanza in camera di consiglio. In camera di consiglio la Corte giudica senza l’intervento del pubblico ministero e delle parti”.

Modifiche anche per l’art. 380 ter c.p.c in merito ai casi previsti dall’articolo 375, primo comma, numero 4),  decisione sulle istanze di regolamento di giurisdizione e di competenza. Conclusioni e memorie scritte per pm e difensori, ma in camera di consiglio la Corte giudica senza il loro intervento.

Il procedimento camerale, modificati anche gli artt. 390, 391 e 391 bis c.p.c.

Ugualmente per gli artt. 390 e 391 c.p.c. in materia di rinuncia. All’art. 390 sono state aggiunte le seguenti parole,circa il termine entro il quale potrà essere esercitata, “sino alla data dell’adunanza camerale, o finché non siano notificate le conclusioni scritte del pubblico ministero nei casi di cui all’articolo 380-ter”; l’art. 391 prevede il procedimento per la pronuncia della rinuncia: “la Corte provvede con ordinanza in camera di consiglio, salvo che debba decidere altri ricorsi contro lo stesso provvedimento fissati per la pubblica udienza. Provvede il presidente, con decreto, se non è stata ancora fissata la data della decisione.”

Modificato, infine anche l’art. 391 bis c.p.c. rubricato Correzione degli errori materiali e revocazione delle sentenze della Corte di cassazione.

Una nuova era dunque, basata sulla semplificazione, in cui alla domanda, quali sono i nuovi cardini del processo innanzi la Suprema Corte, non toccherà che rispondere, velocità e semplicità … ma sarà davvero la risposta giusta?

Iolanda Giannola

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