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Proselitismo pro-Isis: è istigazione penalmente rilevante

Formiamo un esercito e opponiamoci ai nemici di Allah.

Questa è solo una delle numerose frasi di tale calibro postate sul social network Facebook che hanno costato ad un cittadino marocchino la misura della custodia cautelare in carcere.

La Corte di Cassazione penale, con la sentenza n. 46178 del 3 novembre 2016, ha confermato l’ordinanza che disponeva la misura della custodia cautelare in carcere nei confronti di El Hanaoui Jalal, cittadino marocchino imputato per il reato ex art. 302 del codice penale per la condotta di istigazione alla commissione di attentati terroristici.

La misura cautelare era stata disposta a seguito delle indagini effettuate dalla Digos e dalle Questure di Pisa e di altre località toscane nei confronti dell’imputato che si serviva della rete internet e in particolare del social network Facebook quale luogo di reclutamento ed affiliazione a organizzazioni terroristiche internazionali.

Attraverso numerosi post pubblicati su Facebook, erano state diffuse informazioni dirette all’indottrinamento ai principi fondanti lo stato islamico dell’Isis, con esaltazione delle azioni di guerriglia e delle finalità da esso prefissate, oltre alla pubblicazione di post dal tenore antiamericano, antisemita e antisraeliano e messaggi di propaganda antioccidentale.

Con la pubblicazione di post recanti frasi come “Ha successo chi muore martire e chi cancella i peccati versando il sangue entrerà in un paradiso profumato” oppure “Per alcuni sono assassini ma per le mamme del medio oriente sono eroi” secondo la Corte l’imputato avrebbe condotto un proselitismo pro-Isis volto all’istigazione all’attività terroristica.

La Corte confermava quindi il provvedimento cautelare, ritenendo che l’azione posta in essere non fosse riconducibile ad una condotta di mera manifestazione del pensiero, da ritenersi lecita e penalmente irrilevante, quanto piuttosto ad una condotta di pubblica apologia, diretta e idonea alla violazione delle leggi penali, potendosi pertanto configurare il grave reato ex art. 302 cod. pen. di istigazione a commettere il reato di cui all’art. 280 c.p. di attentato con finalità di terrorismo funzionale a provocare la morte di più persone.

L’imputato infatti, mediante la diffusione dei principi del martirio islamico e della Jihad su cui si fonda lo Stato Terroristico Islamico (Isis), perseguiva, attraverso i post su Facebook e sugli altri social network protratta per quasi un anno in maniera intensa e continuata,  l’indiscutibile finalità di procacciare proseliti ed incitare il compimento di atti terroristici pro-Isis.

L’imputato esaltava il compimento di atti sovversivi di terrorismo e invocava richiami di truce e spietata violenza anche con immagini di cruentissima decapitazione e di detenzione di pistole.

Il reato originariamente contestato era quello di apologia di reato ex art. 414 c.p. consistente nella pubblica esaltazione di un’azione penalmente illecita fatta alla presenza di un pubblico ed idonea a far sorgere il pericolo della commissione di ulteriori reati da parte degli uditori.

Il Tribunale aveva però riqualificato la condotta nel più grave reato di cui all’art. 302 c.p. per aver istigato la commissione del delitto di attentato terroristico, con l’aggravante di essersi avvalso di strumenti informatici o telematici. Il reato istigatorio è un reato di pericolo che sanziona le condotte idonee a creare il pericolo concreto ed effettivo della futura commissione di gravi reati e la Corte ha ritenuto che il contenuto dei post pubblicati su Facebook non si risolvesse in una mera manifestazione di un pensiero ma avesse la specifica funzione di creare proseliti all’Isis e di incentivare l’attività terroristica.

Martina Scarabotta

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