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Pubblica amministrazione: basta un singolo perché l’azienda possa dirsi infiltrata dalla mafia

L’azienda che intrattenga rapporti con la pubblica amministrazione deve vigilare sulla selezione del proprio personale, in quanto la presenza anche di un solo dipendente “affiliato” può costituire presupposto per l’informativa antimafia (Cons. Stato n. 3299/2016).

Pubblica amministrazione: informativa antimafia
Pubblica amministrazione: informativa antimafia

Un’azienda operante nel settore della raccolta e trattamento dei rifiuti, aggiudicataria di diversi appalti pubblici nel territorio, riceveva l’informazione interdittiva antimafia a causa della presenza di circa quindici dipendenti con precedenti penali e inoltre legati ad esponenti di spicco della mafia locale.

L’informazione interdittiva antimafia, com’è noto, rappresenta un motivato giudizio a carattere preventivo, circa il pericolo di infiltrazione mafiosa all’interno dell’azienda aggiudicataria di appalti pubblici. L’obiettivo è quello di interdire l’inizio o la prosecuzione di qualsiasi rapporto con la pubblica amministrazione o l’ottenimento di sussidi o altri benefici economici. Essa rappresenta dunque una sopravvenuta mancanza di fiducia dell’Amministrazione nei confronti di quelle aziende che mantengano contatti con la criminalità mafiosa.

Il TAR riteneva illegittima l’informativa sul presupposto che l’Amministrazione non avesse sufficientemente motivato in ordine alla possibile influenza, dei quindici dipendenti sulla gestione e sulle scelte aziendali, trattandosi peraltro di un numero esiguo rispetto al totale di novanta dipendenti. Il Giudice attribuiva, peraltro, preminente rilevanza al fatto che i soggetti coinvolti non ricoprissero alcun ruolo di vertice o decisionale: tutti svolgevano mansioni meramente esecutive.

Pubblica amministrazione: il Prefetto può emettere l’informativa anche se vi è un solo affiliato.

Di avviso diverso è il Consiglio di Stato che, con sentenza n. 3299/2016, ha confermato la legittimità  dell’informativa antimafia emessa dal Prefetto nei confronti dell’azienda.

In considerazione del fatto che l’attività stessa delle organizzazioni mafiose è in continua evoluzione, le forme di manifestazione di tale fenomeno criminoso non costituiscono affatto un numero chiuso, quanto piuttosto un catalogo aperto. È la costante giurisprudenza in materia, infatti, ad aver indicato tutta una serie di situazioni sintomatiche di condizionamento mafioso, tra le quali può individuarsi anche «l’assunzione esclusiva o prevalente, da parte di imprese medio-piccole, di personale avente precedenti penali gravi o comunque contiguo ad associazioni criminali».

Sulla base di tale premessa teorica, il Consiglio di Stato sostiene che dal punto di vista qualitativo non importa quale sia il ruolo aziendale svolto dai soggetti coinvolti, ben potendo le organizzazioni mafiose condizionare le scelte aziendali affidandosi anche a dipendenti che svolgano qualsivoglia mansione.

Sul piano quantitativo invece il Consiglio di Stato precisa come il dato numerico dei dipendenti “affiliati” non è così rilevante, ben potendo, il condizionamento mafioso, desumersi «anche dalla presenza di un solo dipendente ‘infiltrato’, del quale la mafia si serva per controllare o guidare dall’esterno l’impresa, ciò che può risultare da atti investigativi (intercettazioni), frequentazioni, ed altri elementi sintomatici».

In conclusione, in capo alle aziende si pone un preciso obbligo di vigilanza sull’assunzione e gestione del proprio personale a maggior ragione qualora si vogliano intrattenere relazioni con la pubblica amministrazione, stante il particolare rapporto fiduciario che sottende ogni appalto pubblico.

Enrico Favacchio

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