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Può la disabilità a rendere osé un’immagine? Il pudore intermittente di Facebook

Un accenno di seno immortalato in fotografia e pubblicato su un social network rappresenta un’immagine pornografica?

Per un breve momento è stato così, perlomeno fin quando facebook, intervenendo d’autorità a seguito delle segnalazioni raccolte dai suoi utenti, aveva provveduto a rimuovere l’immagine di una giovane studentessa paraplegica ritratta con un abito scollato da cui si affacciava parte del seno. Bollata come volgare. Almeno questa era la motivazione ricorrente nelle segnalazioni. Eppure nei mesi scorsi il web si è popolato di decine di fotografie di seni esuberanti di studentesse universitarie che avevano aderito alla campagna #Escile,  una vera e propria competizione gli atenei italiani  che avevano deciso di misurarsi proprio sulle grazie delle iscritte.

Ma anche in quel contesto è stato sufficiente vedere una determinata parte del corpo per ritenerla sconcia.

Insomma, se la foto ritrae una modella, su una sedia a rotelle, mentre percorre la passerella, durante una sfilata di moda dove si espone il corpo e l’ultima linea di capi lanciata dal famoso stilista di turno, non di rado succinti e con scollature mozzafiato, pensati proprio per mettere in risalto le grazie di chi le indossa, anche in questo caso saremmo di fronte a un’immagine pornografica?

A quanto pare no, e così i gestori del social hanno provveduto a rispristinarne la pubblicazione e la visualizzazione, scusandosi per l’errore commesso.

Perché no?

Ora, tralasciando, senza sottovalutare, il richiamo al più generale problema che investe la visione morale adottata da facebook attraverso i suoi “community standards” – che, spesso, nella loro applicazione, lasciano “pascolare” indisturbati insultatori vari, gruppi o utenti che inneggiano all’odio razziale, sessista, maltrattano gli animali, immagini di farfalline tatuate nell’atto di posarsi su fiori di v.i.p., e così via, mentre si attivano immediatamente in altri casi, come quello “calzante” della censura delle foto di madri che allattano al seno –, nel ripensamento operato dal social si manifesta un caso della considerazione del contesto nella valutazione di un fatto.

Il contesto influenza la nostra percezione dei fenomeni, qualificandoli.

Trattandosi di una sfilata di moda già c’era qualcosa che, così, in linea di massima, cozzava con la volgarità. Il tema è la bellezza (quantomeno in linea di principio).

Per di più si trattava di una sfilata di moda con modelle disabili con finalità di beneficenza. Da qui le successive manifestazioni di indignazione alla rimozione dell’immagine e le rivendicazioni dirette a smaschera il tentativo, ritenuto “bigotto” e ipocrita, di arginare “una rivoluzione culturale” invocando la censura pornografica, letto come un attacco discriminatorio verso i disabili.

Insomma, se in certi casi è concesso, anzi, obbligatorio #uscirle, in altri casi è meglio evitare questa pratica, perché sarebbe volgare.

Ma anche questa rappresenta un’altra addizione contestuale all’analisi del “capezzolo curioso”, che chiama in causa la possibilità delle persone disabili di confrontarsi e partecipare in luoghi connotati da rigidi canoni estetici.

Sono solo alcuni degli elementi che, tenuti in considerazione, hanno tracciato il confine fra un’immagine pornografica, oggetto di veto secondo la politica del social network, e un’immagine artistica o simbolo di una “rivoluzione culturale”, liberamente accessibile al pubblico della rete.

Come diceva Lawrence Durrell, nella sua Balthazar: “La nostra visione della realtà è condizionata dalla posizione che occupiamo nello spazio e nel tempo. Così, ogni interpretazione della realtà si basa su una posizione che è unica e individuale. Bastano due passi a destra o a sinistra e l’intero quadro muta”, perciò, in generale, occorre assicurarsi di individuare la direzione giusta prima di intraprendere il cammino.

Dario Pagano

 

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