Shopping Cart

Quando si ha abuso di autorità nel reato di appropriazione indebita?

Quando si ha abuso di autorità quale aggravante del reato di appropriazione indebita? Vediamo cosa afferma la Cassazione in merito.

Roma, Corte di Cassazione
Roma, Corte di Cassazione

La circostanza aggravante prevista dall’art.61, n. 11, del codice penale, che punisce l’aver commesso il reato con abuso di autorità o di relazioni domestiche, ovvero con abuso di relazioni di ufficio, di prestazioni d’opera, di coabitazione o di ospitalità, non richiede che tra l’autore del fatto illecito e la vittima vi sia un rapporto diretto o formale. Per verificarsi l’aggravante, è sufficiente che il reo abbia indirizzato tale relazione a proprio vantaggio, sfruttando la superiorità di posizione: ciò è quanto affermato dalla Cassazione.

La sentenza n. 23765/2016 della Corte di Cassazione

Con sentenza n.23765/2016 la Corte infatti accoglie il ricorso del Pubblico Ministero contro il Tribunale di Ferrara, il quale aveva precedentemente dichiarato, nello scontro tra due società s.r.l., di non dover procedere nei confronti del legale rappresentante della società imputata (accusato del reato di appropriazione indebita aggravata) in quanto non si verificava l’aggravante di cui all’articolo 61 c.p., n. 11, né vi era la querela.

Secondo il giudice ferrarese, l’aggravante sarebbe strettamente connessa alla sussistenza di un rapporto fiduciario tra le parti. E questo tipo di relazione – prosegue – può riguardare solo le persone fisiche, ma non le società, come nel caso di specie.

Di diverso avviso la Corte di Cassazione, secondo la quale l’aggravante in questione mira a sanzionare proprio le ipotesi di strumentalizzazione dell’asimmetria dei rapporti di forza tra le parti, ovvero chi approfitta della propria posizione di supremazia. Tali situazioni, secondo giurisprudenza costante della Cassazione, sicuramente comprendono anche le ipotesi di prestazione d’opera intesa in senso lato, ovvero le situazioni caratterizzate anche dalla relazione fiduciaria tra il soggettivo attivo e il soggetto passivo.

Ma ciò che realmente rileva, ai fini dell’aggravante, è l’abuso di tale relazione fiduciaria, da parte dell’autore, il quale, per commettere un reato, approfitta di una situazione di minore attenzione del soggetto offeso, che a sua volta ripone fiducia nell’obbligo dell’altro. Reputando dunque sufficiente tale espediente per la configurazione dell’aggravante in esame, la Corte ha annullato la sentenza impugnata con rinvio alla Corte d’appello di Bologna.

Cristina Ciulla

Ultimi articoli

Agi Sicilia – Il capitalismo geograficamente mobile
Divorzio congiunto: e se un coniuge revoca il consenso?
Testimoni di Geova e privacy all’attenzione della Corte di giustizia UE
ADR, arriva Conciliaweb. Nuovo strumento per le risoluzione delle controversi tra utenti e compagnie telefoniche

Formazione Professionale per Avvocati
P.Iva: 07003550824

Privacy Policy | Cookie Policy

Partner