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“Quel matto del terzo piano”: una storia di stalking in condominio

“Quel matto del terzo piano”: una storia di stalking in condominio

Quando si parla di “stalking” immaginiamo tutti l’ex fidanzato maniaco che si apposta davanti casa con cappellino e occhiali da sole o che telefona la notte ansimando alla cornetta. Uno di quegli amanti pervertiti pazzi come cavalli che finiscono ammanettati dal tenente Davis nella serie televisiva Stalker. Oggi parlerò di un caso divertente del mio settore: chi vi scrive ha il piacere (?) di essere giudice arbitro di un tribunale privato che si occupa, tra gli altri, di diritto condominiale. Vi racconterò una storia di stalking tra condomini:  niente amanti traditi o fan ossessionati che scattano foto dai cespugli. Perchè, in Italia, il reato di “atti persecutori” (612 bis, Codice Penale) è particolarissimo: la norma è scritta in modo così generico da comprendere anche altre circostanze assai diverse.

Sono al mio vecchio computer del dopoguerra e cerco di scrivere questo articolo, quando va via la corrente. Perdo un’ora di lavoro e mi viene la tentazione di ribaltare il pc e darmi alla coltivazione di barbabietole. Penso ad un black out, come quello dell’altro giorno (ve ne ho parlato in “E luce fu”). Poi torna. E va via di nuovo. E ritorna. E va via di nuovo. Le lamentele di Teresa si sentono fino in Cina (se non la conosci, leggi “Tutta colpa di Teresa”). Alla fine scopro che è il signore del terzo piano, quel vecchio matto che mi insulta e mi minaccia continuamente per le scale perché secondo lui parcheggio male in cortile. È sceso al quadro elettrico e si è divertito a giocare con il mio interruttore centrale. Ebbene, potrebbe essere colpevole di stalking.

Lo so, sembrerà strano, ma la norma punisce qualsiasi la condotta che generi “un perdurante e grave stato di ansia o di paura nella vittima”. Ed un vicino troppo “accanito”, un po’ di paura la fa. La Corte di Cassazione, con sentenza 43083 del 2016, ha condannato ad otto mesi di reclusione un uomo che minacciava, offendeva ed infastidiva continuamente il proprio dirimpettaio. Anche lui si divertiva col quadro elettrico, scollegando ad intermittenza la corrente della vittima. Quindi, caro signore del terzo piano, smettila. Altrimenti il prossimo vicino con cui litigherai, sarà il tuo compagno di cella.

Un corsivo di Davide Gambetta

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