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A Raffaele Sollecito nessun risarcimento per ingiusta detenzione. Ecco le motivazioni

A Raffaele Sollecito nessun risarcimento per ingiusta detenzione 

La Corte “ respinge la richiesta di riparazione per l’ingiusta detenzione patita, avanzata da Sollecito Raffaele”. Con queste parole è stata rigettata dalla Corte d’Appello di Firenze, con ordinanza depositata il 10 Febbraio 2017, la richiesta di risarcimento per ingiusta detenzione avanzata da Raffaele Sollecito, definitivamente assolto, dalla Corte di Cassazione, dall’accusa di aver partecipato all’omicidio di Meredith Kercher. Il giovane ingegnere, aveva chiesto oltre 500 mila euro per i quasi quattro anni passati in cella prima di essere scarcerato, ma i giudici toscani hanno ritenuto contraddittorie le sue dichiarazioni nella fase iniziale delle indagini.

La lunga storia processuale

Per la cronaca, in primo grado, nel 2009, Raffaele Sollecito e l’americana Amanda Knox erano stati condannati dalla Corte d’Assise di Perugia, rispettivamente a 25 anni e 26 anni di carcere per omicidio. Nel 2011 vennero poi assolti e scarcerati dalla Corte d’Assise d’appello. Nel 2013 la Corte di Cassazione, annullò l’assoluzione e rinviò gli atti alla Corte d’Assise d’Appello di Firenze che condannò (nel 2014) Sollecito a 25 anni e Knox a 28 anni e 6 mesi. Infine, il 27 marzo 2015, il verdetto assolutorio della Cassazione.

Il verdetto della Corte di Appello di Firenze

Il giovane in seguito alla sua scarcerazione, aveva chiesto 516mila euro di risarcimento allo Stato italiano.
“Sussiste una ingiusta detenzione stante la sopraggiunta assoluzione dell’istante”, spiegano i giudici della terza sezione penale. Ma proprio lui “ha concorso a causarla con la propria condotta dolosa o gravemente colposa”. Una condotta, scrivono i magistrati, “consistita nel rendere alla polizia giudiziaria, agli inquirenti, e ai giudici, in particolare nelle fasi iniziali delle indagini, dichiarazioni contraddittorie o addirittura francamente menzognere, risultate tali anche alla luce delle valutazioni contenute nella sentenza definitiva di Cassazione”.
In pratica, i giudici toscani hanno ritenuto contraddittorie le sue dichiarazioni, nella fase iniziale delle indagini che portarono, poi al suo arresto e a quello della Knox.
Le dichiarazioni dell’ex imputato, continuano i giudici di Firenze, “hanno sicuramente contribuito, nell’ambito di un quadro indiziario e probatorio ambiguo, a orientare dapprima gli inquirenti e poi i giudici di merito verso una valutazione complessiva sfavorevole al Sollecito delle prove raccolte e soprattutto dei numerosi indizi suscettibili di varia interpretazione anche da parte di consulenti e periti, fino a far emettere, in due sentenze, un giudizio di responsabilità penale”, per cui la sua condotta “deve essere qualificata come un esempio di quel “dolo o colpa grave” che, secondo l’articolo 314 del codice di procedura penale nella interpretazione da sempre fornita dalla Suprema Corte, esclude il diritto del soggetto giudicato innocente al risarcimento per l’ingiusta detenzione subita”

I commenti “a caldo”

E non tardano ad arrivare i commenti sui social network: “Credevo di aver vissuto le pagine più nere della giustizia italiana, ma nonostante la Cassazione mi abbia dichiarato innocente, devo prendere atto che la mia durissima detenzione sarebbe giustificata”, scrive il giovane su facebook. E incalza: “La Cassazione aveva sottolineato l’esistenza di gravissime omissioni in questo processo e di défaillance investigative”.
Dal canto suo, l’avvocato Giulia Bongiorno, che difende il giovane insieme a Luca Maori, ha già annunciato che depositerà un ricorso in Cassazione. Invero, il difensore del Sollecito, parla di “una moltitudine di errori nella ricostruzione dei fatti, oltreché a livello documentale”. E di “storia infinita e assurda”. “Una vicenda nella quale – ha aggiunto – l’unico dichiarato colpevole, Rudy Guede, tra poco uscirà dal carcere dopo avere scontato una condanna ridottissima (16 anni dopo essere stato processato con il rito abbreviato, ndr)”.
Insomma, il tutto e niente, tra il niente e il tutto. To be continued.

Clicca qui per leggere il provvedimento

(Mariano Fergola)

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