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Reati ambientali e fenomeno corruttivo: presentato a Pisa il Rapporto Ecomafia 2016

Pisa, 26 Ottobre – “L’introduzione dei delitti contro l’ambiente nel codice penale ha portato ad una leggera flessione dei reati commessi, nonché all’aumento degli arresti, ma la portata del problema è molto più estesa di quanto appare. I numeri parlano di una realtà capovolta: sembra non servire il fango alla terra, ma la terra al fango”.

Si è svolto ieri il Convegno voluto ed organizzato dalla delegazione regionale di Legambiente, sulla “Presentazione del Rapporto Ecomafia 2016: Le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia.”

Coordinati da Ilaria Sbrana, rappresentante di Legambiente Pisa, sono intervenuti, Fausto Ferruzza, presidente di Legambiente Toscana e Donatella Salcioli di Legambiente Valdera . La presentazione del rapporto è stata accompagnata una serie di riflessioni sul progressivo affinamento degli strumenti di contrasto alla criminalità ambientale che ha portato, lo scorso 22 maggio 2015, all’introduzione dei reati di cui al Titolo VI bis del codice penale, con l’obiettivo di garantire – come recita la legge n.68 – “un netto salto di qualità nella protezione della salute e dei beni naturali”. Sono state inserite agli artt. da 452 bis a 452 terdecies le fattispecie di inquinamento ambientale; disastro ambientale; traffico ed abbandono di materiale radioattivo; impedimento di controllo; omessa bonifica con pene che prevedono dai 5 ai 15 anni di reclusione, nonché – contestualmente – la fortemente voluta introduzione della confisca obbligatoria, anche per equivalente, delle cose che costituiscono il prodotto, il profitto del reato o che servirono a commetterlo, anche per il delitto di traffico illecito di rifiuti.

ecomafia5Questa tipologia di reati, tristemente nota alle cronache degli ultimi anni, è quasi sempre fenomeno collaterale della criminalità organizzata. Per questo, in rappresentanza del Coordinamento provinciale di Libera, è intervenuto Marco De Martino, che nella sua relazione, ha dato riscontro concreto-numerico della portata del problema con fatto esplicito riferimento alle recenti inchieste toscane, sottolineando lo stretto rapporto di questa tipologia di reati, coi fenomeni corruttivi verso i quali è sempre più avvertita una necessità di prevenzione.

L’impegno profuso da Legambiente e Libera si rivolge a sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni nella lotta contro lo smaltimento illegale di rifiuti industriali, da considerarsi, oggi, come il più pericoloso campo d’attività delle ecomafie e uno tra i business illegali più redditizio.

Tema ricorrente degli interventi è stato il riferimento alle inchieste svolte, da Nord a Sud, dalle diverse Procure regionali, con un focus approfondito sulle vicende Toscane, e sulla recente operazione “Demetra”, condotta dalla GdF di Firenze che ha posto i riflettori su una ramificata organizzazione criminale composta da una serie di imprese operanti prevalentemente sul territorio toscano, collegate con imprese dell’area campana, facenti capo al Clan dei Casalesi ed alla cosca Belforte.

L’inchiesta ha portato all’arresto di sei persone, nonché al sequestro di beni per 7 milioni di euro, 80.000 tonnellate di rifiuti smaltiti in modo illegale.

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Davanti ad un pubblico così interessato, non poteva essere evitato il riferimento anche all’operazione del nucleo investigativo del comando provinciale dei carabinieri di Roma, che proprio ieri ha portato all’arresto di 31 persone per condotte corruttive volte ad ottenere contratti di subappalto nelle Grandi Opere che interessano la penisola nella sua interezza, su tutte una tratta della Tav Milano-Genova, del 6° Macrolotto dell’A3 Salerno-Reggio Calabria e del People Mover di Pisa sul quale – come sottolineato ieri – proprio il Coordinamento provinciale di Libera Pisa, aveva  svolto nella primavera  del 2016, un lavoro  di  monitoraggio  di  alcuni  impegni per la pubblica amministrazione, in  materia  di  trasparenza  e  legalità.

Francesco Donnici

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