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Reati edilizi di particolare tenuità: è applicabile l’art. 131-bis?

La Suprema Corte è tornata ad occuparsi di reati edilizi e paesaggistici con una sentenza, la n. 44319 del 19 ottobre 2016, affermando però un principio che poco ha a che fare con tale tipo di reati, riguardano piuttosto l’ambito di applicazione della nuova causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità dell fatto ex art. 131-bis c.p.

La vicenda trae origine da una pronuncia della Corte di Napoli che aveva ravvisato in capo all’imputato due fattispecie di reato.

Il primo era il reato edilizio previsto dall’art. 44 lett. c del D.P.R. 380/2001 per aver realizzato all’interno dell’immobile di sua proprietà un nuovo piano, suddiviso in due stanze e due bagni, mediante realizzazione di un soppalco e di una scala interna oltre a due finestre, previo innalzamento del solaio di copertura preesistente. Ciò avrebbe determinato un incremento della superficie utile calpestabile oltre ad un aumento di volumetria, con necessità di permesso di costruire e conseguente configurabilità nel caso di specie del reato edilizio.

Il secondo reato contestato all’imputato, nella forma della contravvenzione era il reato paesaggistico ex art. 181 comma 1-bis del D.L. n. 42/2004 in quanto le opere realizzate non erano solo interne ma, essendo consistite anche in una sopraelevazione ed in una apertura di luci, si presentavano astrattamente idonee ad alterare lo stato dei luoghi, incidendo sul loro aspetto esteriore in senso fisico ed estetico e modificando di conseguenza i valori paesaggistici. A tal proposito la Corte ha evidenziato che il reato paesaggistico è un reato di pericolo astratto che non richiede un effettivo pregiudizio per l’ambiente, essendo sufficiente l’esecuzione, in assenza di preventiva autorizzazione, di interventi che siano astrattamente idonei ad arrecare nocumento al bene giuridico tutelato, specie qualora l’area interessata (come nel caso concreto) fosse paesaggisticamente vincolata stante la dichiarazione di notevole interesse pubblico.

Reati edilizi e particolare tenuità del fatto

Tra i motivi di ricorso presentati dall’imputato, vi era anche la lamentata violazione di legge per omessa applicazione dell’art. 131 bis c.p.

La Corte ha escluso la particolare tenuità del fatto, osservando come, in virtù della edificazione mediante le opere descritte di un nuovo piano abitabile, non potrebbe parlarsi di offesa di particolare tenuità; infatti l’altezza realizzata era assolutamente sufficiente a garantire l’utilizzo a fini abitativi del soppalco altrimenti non abitabile con la conseguenza che tali reati edilizi non potrebbero definirsi di lieve entità.

Inoltre, l’applicabilità dell’art. 131 – bis, c.p. non avrebbe comunque potuto essere riconosciuta, tenuto conto della contemporanea violazione di più disposizioni della legge penale (art. 181, d. Igs. n. 42 del 2004 e art. 44, lett. c d.P.R. n. 380 del 2001); infatti, è stato affermato dalla Corte che la causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto di cui all’art. 131 bis cod. pen. non può essere applicata, ai sensi del terzo comma del predetto articolo, qualora l’imputato abbia commesso più reati della stessa indole (ovvero plurime violazioni della stessa o di diverse disposizioni penali sorrette dalla medesima “ratio punendi”), poiché è la stessa previsione normativa a considerare il “fatto” nella sua dimensione “plurima”, secondo una valutazione complessiva in cui perde rilevanza l’eventuale particolare tenuità dei singoli segmenti in cui esso si articola.

Martina Scarabotta

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