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Referendum sui migranti in Ungheria, niente quorum

“Volete che l’Unione Europea possa prescrivere l’insediamento obbligatorio di cittadini non ungheresi anche senza il consenso del parlamento nazionale?”. Il popolo ungherese è stato chiamato ad esprimersi su questo quesito al referendum del 2 ottobre 2016 e a vincere nella consultazione referendaria sul tema delle quote di ripartizione dei migranti è stato il NO con una percentuale “bulgara” del 98%, contro un 2% di coloro che si sono espressi favorevolmente.

Referendum, il risultato in Ungheria

Ad annunciare il risultato del referendum sul tema migranti è stato il presidente dell’ufficio elettorale nazionale del paese Andreas Patyi: il 98% dei votanti si è espresso barrando la casella del NO, esprimendo il suo dissenso nei confronti delle quote di redistribuzione dei migranti, mentre il solo 2% ha espresso un parere favorevole. Ma il dato più importante è quello rappresentato dal 43,42% degli ungheresi, e cioè coloro che si sono recati alle urne. Un risultato che, nella forma, invalida completamente la consultazione referendaria.

Referendum in Ungheria, la sconfitta politica di Orban

Il risultato del referendum rappresenta senz’altro una delle sconfitte politiche più insidiose per il premier Viktor Orban, il quale si aspettava tutt’altro risultato non tanto nel merito di quanto è uscito dalle urne, quanto piuttosto dall’affluenza che vi è stata alle stesse. Il referendum, infatti, non ha raggiunto il quorum minimo richiesto dalla costituzione e dalle leggi magiare (il 50% degli aventi diritto al voto) per poter essere valido.

Da sempre, quella di Viktor Orban è stata una linea alquanto dura nei confronti dei migranti, ed in particolar modo nei confronti di Bruxelles, alla quale accusava spesso di sottovalutare il rischio di massicci inserimenti di migranti, e soprattutto musulmani, nel tessuto socio-culturale dell’Ungheria, facendo altresì aumentare fenomeni di criminalità e rischi terroristici. Il risultato del referendum, quindi, non offre al premier magiaro un solido strumento per poter forzare Bruxelles a rivedere le direttive sul tema dei migranti e delle quote di ripartizione, ma gli dà, ciononostante, la possibilità di far sentire lo stesso la voce del suo governo e dei circa 3,1 milioni di ungheresi che hanno deciso di barrare NO alle urne.

Referendum in Ungheria: risultato formalmente invalido ma politicamente preoccupante

A Bruxelles si teme che il risultato del referendum, anche se non in veste formale, legittimi sostanzialmente Orban a rifiutare, o comunque non rispettare il vincolo dell’applicazione delle quote di ripartizione dei migranti.

In aggiunta, il timore di contagio dell’esempio ungherese investe i vertici dell’UE dal momento che possa rappresentare una spinta anche per altri governi dell’Europa Orientale verso una consultazione dei rispettivi popoli sul delicatissimo tema dei migranti.

Martina Scarabotta

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