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Regime di visita e valorizzazione del tempo disponibile del padre, genitore non collocatario

Il Tribunale di Milano, con ordinanza dell’11 Marzo 2016, ha voluto approfondire analiticamente la problematica dell’organizzazione dei tempi e dei modi del regime di visita del genitore non collocatario al figlio minore.
In particolare l’Autorità giudicante, lungi dal perdersi nei ricorrenti inviti agli ex coniugi ad intraprendere un percorso di mediazione familiare, che naturalmente lo stesso Presidente auspica, si è focalizzata sulla situazione attuale, di fatto, e sulle possibili soluzioni delle problematiche afferenti al tempo disponibile per il genitore non collocatario.
Al riguardo l’ordinanza ha voluto innanzitutto sottolineare la posizione privilegiata ricoperta dal genitore collocatario. Ed, invero, ciò si rinviene nella semplice circostanza che vede quest’ultimo godere, tendenzialmente, di un rapporto con i figli quotidiano e ricco di momenti ed esperienze di vita ordinaria, che si compongono di piccole abitudini e rituali che di giorno in giorno arricchiscono il legame genitore-figlio.

Senza poter tacere che il privilegio ancor più grande si traduce nella circostanza che vede la crescita del rapporto genitoriale nell’ambito della c.d. casa familiare, dunque in un luogo anch’esso privilegiato agli occhi dei figli minori.
Dall’altro lato, il genitore non collocatario è quello che soffre dell’assenza di un rapporto quotidiano e dei relativi frammenti di vita dei figli che compongono il rapporto – e quindi il legame – genitore-figlio.

Il godere dei figli in “momenti sparsi” viene descritto dal Tribunale come uno statuto delle frequentazioni deteriore rispetto a quello del genitore convivente, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo.
Come sempre, ciò che va tutelato in primis è l’interesse del minore alla bigenitorialità, che non va rintracciata nella clausola formale dell’affido condiviso, ma nello “stare insieme” in modo adeguato. Ebbene, tale adeguamento va scelto in linea con le esigenze e le tempistiche del genitore non collocatario, nell’ambito di una “cornice minima” stabilita dal giudice e garantendo, per quanto possibile, una continuità nel rapporto genitoriale.
Tale disciplina va, poi, adeguata al caso concreto, nei limiti in cui non interferisca con gli interessi dei minori a conservare l’habitat principale presso il genitore collocatario.

Virginia Dentici

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