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Residenza virtuale, un indirizzo per i senza fissa dimora

Residenza virtuale, un indirizzo per i senza fissa dimora.

Residenza: luogo in cui la persona ha la dimora abituale (art. 43, II comma c.c.).
Si tratta di un concetto a cui, forse, presta scarsa attenzione chi ha la fortuna di vivere stabilmente in un determinato luogo.
In fondo è naturale pensare che per beneficiare della gran parte dei diritti (civili e sociali) che lo Stato riconosce basti effettuare l’iscrizione all’anagrafe del Comune di residenza. Sì, è naturale pensarlo. O forse, più semplicemente, non ci si presta affatto attenzione: è scontato. Ma spesso, quando qualcosa ci sembra ovvia smettiamo di riflettere sul modo in cui l’abbiamo ottenuta e non contempliamo neppure l’idea di perderla.

Residenza virtuale, un indirizzo anagrafico convenzionale

Eppure la residenza si può perdere. Lo sanno bene i tanti senza fissa dimora che vivono nelle nostre città. La residenza, per loro, è la conferma della loro esistenza. E non avendone una effettiva, tuttavia, gliene viene assegnata una “virtuale”. Ogni comune italiano, infatti, deve individuare un indirizzo anagrafico convenzionale per i senza fissa dimora.

homeless

Residenza virtuale, l’importanza del concetto

Ma perchè attribuire tanta importanza alla residenza? Semplice: perchè, come accennato, l’iscrizione anagrafica assicura una serie di diritti fondamentali che vanno dall’iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale e alle scuole dell’obbligo, alla partecipazione ai bandi per l’assegnazione di case popolari, l’accesso all’assistenza sociale o, più semplicemente, l’ottenimento di carta di identità e patente di guida.
L’art. 2 comma 3 della legge anagrafica stabilisce che la persona senza fissa dimora si considera residente nel Comune in cui ha stabilito il domicilio. In mancanza di domicilio si considera residente nel Comune di nascita. Si richiede, dunque, un semplice legame sociale con il territorio.

L’attività di promozione delle iscrizioni anagrafiche si fonda sulla collaborazione tra il Servizio sociale, l’anagrafe e le Associazioni di volontariato. L’intento è quello di stabilire un contatto con i soggetti più deboli e di tentare di attenuare la loro condizione di marginalità sociale.

Residenza virtuale, attenzione a come viene utilizzata

Ma attenzione: lo strumento si presta a essere utilizzato da parte di imprese e società per sottrarsi ai creditori o agli obblighi fiscali e, per contrastare questi abusi, i comuni si trovano talvolta costretti a correre ai ripari. Il comune di Roma, ad esempio, sta portando avanti un lavoro congiunto con la Camera di Commercio per cancellare le imprese con domicilio sospetto dai registri del CCIAA.

Scompare la via Modesta Valenti. Il caso romano

Ha avuto tredici anni di vita la via Modesta Valenti, istituita in memoria di un’anziana clochard deceduta nel 1983 per omissione di soccorso.
La via “virtuale” ha infatti ospitato gli ultimi, ma ha anche fatto gola a debitori, professionisti e società a cui la crisi ha tagliato le gambe.
Negli anni, dunque, si sono registrate delle anomalie: chi ha tentato di frodare il fisco intestando imprese e società a persone domiciliate in via Modesta Valenti ha commesso un atto socialmente riprovevole oltre che illegale.
E mentre la magistratura indaga, il comune di Roma collabora con la Camera di Commercio per escludere dalla CCIAA le imprese con domicilio sospetto.
Requisiti più stringenti, dunque. Per ottenere l’iscrizione anagrafica virtuale sarà necessaria l’assistenza di associazioni di volontariato: centri come la Caritas, il Centro Astalli, la Comunità di Sant’Egidio avranno l’onere di confermare periodicamente il rapporto con gli iscritti al loro indirizzo fittizio, pena la decadenza dal “beneficio”.

Residenza virtuale. L’esperienza palermitana

A Palermo l’indirizzo anagrafico di via Ciro Lupo è attivo dal 2010 e dà ai tanti senza fissa dimora la conferma di non essere invisibili.
L’obiettivo non è solo quello di assicurare agli homeless l’accesso ai servizi socio-sanitari; è importante che le associazioni di volontariato e le istituzioni promuovano un percorso di inclusione sociale dei più bisognosi. A tal fine è stato istituito un Tavolo permanente: ogni mese gli operatori de “La danza delle ombre Onlus”e de “La panormitana” promuovono l’iscrizione anagrafica dei loro assistiti e collaborano con l’Amministrazione Comunale al fine di evitare abusi dello strumento virtuale.

“La danza delle ombre Onlus”

La danza delle ombre è una delle associazioni di volontariato che promuovono l’iscrizione in via Ciro Lupo.
Creatura di Marina Scardavi, opera in favore dei senza dimora che popolano le strade palermitane. I servizi che il centro offre sono molteplici: dall’assistenza medica a quella legale; da quella sociale a quella psicologica. Non mancano servizio doccia, bucato e banco alimentare.
Insomma, si fa tutto quello che si può.
Eppure, al di là dell’aiuto materiale che i volontari tentano di offrire c’è molto di più.
Solidarietà è la parola chiave.
Viviamo tutti nella stessa città. Respiriamo. Pensiamo. Sorridiamo.
Noi che abbiamo un tetto sopra la testa siamo solo più fortunati.
E se la residenza è per qualcuno la conferma della propria esistenza, riconoscere che chi ha bisogno di una parola di conforto non è affatto diverso da noi, potrebbe essere la conferma della nostra umanità.

Claudia Chiapparrone

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