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Responsabilità degli enti, in caso di patteggiamento il giudice deve rispettare l’accordo

Responsabilità degli enti: in caso di patteggiamento il giudice deve rispettare l’accordo.

Cassazione Penale, Sezione terza, sentenza n. 45472/2016.

Anche gli enti, si sa, rischiano una condanna, laddove ritenuti responsabili di fatti puniti dalla legge come reato. E, come previsto per legge, possono decidere di definire il processo con l’applicazione di una determinata pena, o più volgarmente, patteggiare. Eppure, qualcosa deve pur essere diverso, posto che, la responsabilità derivante dal reato, in questi casi, è riferibile non già ad una persona fisica, bensì ad una persona giuridica.

Ebbene, la differenza sta, appunto, nel tipo di sanzioni applicabili in caso di responsabilità degli enti per illeciti amministrativi dipendenti da reato. L’art. 9 del D. Lgs. 231/2001, infatti, prevede che le sanzioni applicabili siano: la sanzione pecuniaria; le sanzioni interdittive; la confisca; ed infine, la pubblicazione della sentenza.

Le sanzioni interdittive, a loro volta, vengono elencate nella successiva lett. b) e sono: l’interdizione dall’esercizio dell’attività; la sospensione o la revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell’illecito; il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, salvo che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio; l’esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l’eventuale revoca di quelli già concessi; ed, infine, il divieto di pubblicizzare beni o servizi.

Nel caso di specie, nonostante le parti avessero patteggiato l’applicazione della sanzione del divieto di pubblicizzazione di beni e servizi, il giudice di merito aveva condannato l’ente a tutte le sanzioni interdittive previste dalla norma. Riteneva, infatti, da una lettura dell’art. 25 octies del D. Lgs. 231/2001, che, l’uso del plurale “Nei casi di condanna…si applicano all’ente le sanzioni interdittive previste dall’articolo 9, comma 2” implicasse una comminatoria cumulativa.

Responsabilità degli enti: la diversa risposta punitiva.

La Corte, tuttavia, non ha condiviso tale decisione, precisando che, nella lotta alla criminalità di impresa, per garantire una più efficace risposta punitiva e tenuto conto delle differenze con la criminalità delle persone fisiche, si è predisposto un sistema sanzionatorio che, affianco alle tradizionali sanzioni pecuniarie, ha previsto, invero, altri strumenti che ne hanno completato “l’arsenale sanzionatorio”.

E, quindi, ha distinto, da un lato, le tre risposte punitive principali della sanzione pecuniaria, sanzioni interdittive e confisca, con funzione prevalentemente general-preventiva (in quanto la loro comminazione può paralizzare l’attività dell’ente o, comunque, condizionarne l’operatività); e, dall’altro, una sanzione accessoria, la pubblicazione della sentenza, che viene, peraltro, autonomamente disciplinata dall’art. 18.

In caso di patteggiamento, il giudice è vincolato, nella propria decisione, solo in ordine ai punti riguardanti elementi nella disponibilità delle parti. E quindi, con riguardo al tipo e alla durata della pena principale oggetto di accordo e, non già, relativamente alle pene accessorie (ed, in generale, le misure di sicurezza o la confisca).

Quindi, un’applicazione sanzionatoria “ultra petita” in violazione dell’accordo raggiunto dalle parti non è ammissibile, dato che “il rapporto negoziale intercorso tra le parti, preclude al giudice l’applicazione di una sanzione diversa da quella concordata, in quanto la modifica in peius del trattamento sanzionatorio, sia pure nei limiti della misura legale, altera i termini dell’accordo e incide sul consenso prestato”.

Laura Piras

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