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Revoca dell’aggiudicazione, quali oneri per la P.A.?

Quali sono gli oneri per la P.A. che voglia revocare l’aggiudicazione di una gara pubblica nei confronti di un’impresa che ha diligentemente predisposto la sua offerta?
L’utilizzo di tale strumento è consentito solo in ipotesi eccezionali.
È tale quella in cui una rinnovata istruttoria abbia «rivelato l’assoluta inidoneità della prestazione inizialmente richiesta dalla stessa Amministrazione (e, quindi, dovuta dall’aggiudicatario) a soddisfare i bisogni per i quali si era determinata a contrarre».
Viceversa, «non può in alcun modo giudicarsi idoneo a giustificare la revoca un ripensamento circa il grado di satisfattività della prestazione messa a gara».

Revoca dell'aggiudicazione di una gara pubblica secondo il Consiglio di Stato
Revoca dell’aggiudicazione di una gara pubblica secondo il Consiglio di Stato

REVOCA DELL’AGGIUDICAZIONE NEL CASO ESAMINATO DAL CONSIGLIO DI STATO

Con tale principio di diritto, il Consiglio di Stato (sentenza 29 novembre 2016, n. 5026) ha qualificato il corretto esercizio del potere di revoca di un’aggiudicazione di una gara pubblica.
La legittimità della revoca in materia di appalto, è fondata su un ripensamento dell’Amministrazione (c.d. ius poenitendi).
Il provvedimento di ritiro dell’aggiudicazione deve fondarsi sulla verifica dell’inidoneità ad eseguire la prestazione descritta nella lex specialis.
In tal modo, si potranno soddisfare le esigenze contrattuali che hanno determinato l’avvio della procedura.
Ne consegue l’assoluta illegittimità del provvedimento di ritiro di quell’aggiudicazione che risulti fondata «sull’allegazione della sopravvenuta verifica di carenze funzionali dell’oggetto della fornitura messo a gara».
Il tutto è aggravato dalla carenza motivazionale dell’atto di autotutela e dal complesso degli atti istruttori.

PRESUPPOSTI E PRINCIPI DEL POTERE DI REVOCA NELLE PROCEDURE DI AGGIUDICAZIONE DEGLI APPALTI PUBBLICI

Le condizioni del valido esercizio della potestà di autotutela segue parametri molto stringenti.
Il fine del legislatore è quello della corretta amministrazione delle procedure di evidenza pubblica e di tutela del legittimo affidamento dei concorrenti.
L’imparzialità e la trasparenza devono presidiare la corretta amministrazione delle procedure.
Il rischio concreto è quello dell’inquinamento e dello sviamento dell’operato delle stazioni appaltanti.
Nelle procedure di aggiudicazione di appalti pubblici l’orientamento giurisprudenziale consolidato pone nette distinzioni in relazione al momento perfezionativo del vincolo negoziale.
Difatti, la revoca della aggiudicazione è consentita solo prima della stipula del contratto d’appalto.
Nella fase successiva, opera il diverso strumento del recesso (cfr. Ad. Plen. Cons. Stato, 29 giugno 2014, n. 14).

REVOCA DELL’AGGIUDICAZIONE ED ONERI DELLA  P.A.

La definizione regolare della procedura mediante la selezione di un’offerta, comporta che la P.A. debba preliminarmente verificare le proprie esigenze.
Una volta definiti gli elementi essenziali del contratto, potrà indire una procedura di affidamento avente ad oggetto la prestazione individuata come necessaria.
Sull’Amministrazione, preposta all’esercizio del potere di autotutela, incombe l’onere di una ponderazione particolarmente rigorosa di tutti gli interessi coinvolti.
In particolare, la revoca di un’aggiudicazione legittima «postula la sopravvenienza di ragioni di interesse pubblico (o una rinnovata valutazione di quelle originarie) particolarmente consistenti».
Inoltre, la P.A. deve dare comunicazione dell’avviso di avvio del procedimento dell’atto di ritiro dell’aggiudicazione, in base all’art. 7 della legge n. 241/1990.
Ciò in quanto la posizione giuridica qualificata dell’impresa aggiudicataria le consente di poter interloquire con la P.A.
Solo in tal modo si determinerà un’adeguata ponderazione dell’interesse pubblicistico con quello privato (cfr. T.A.R. Milano (Lombardia), sez. I, 08 giugno 2016, n. 1142).

PRESUPPOSTI, CONTENUTI E FINALITÀ DELL’ISTITUTO DELLA REVOCA

Il potere di revoca è connotato da un’ampia discrezionalità della P.A.
L’art.21 quinquies della legge n. 241 del 1990 disciplina l’istituto della revoca dei provvedimenti amministrativi.
Alla base della norma vi sono i principi di tutela della buona fede, della lealtà nei rapporti tra privati e pubblica amministrazione e del buon andamento dell’azione amministrativa.
Essa è stata dapprima introdotta dall’art. 14 della legge n. 15 del 2005, e successivamente modificata dall’art. 25, comma 1, lett. b) ter, del d.l. n.133 del 2014.
Lo strumento dell’autotutela decisoria è preordinato alla rimozione, con efficacia ex nunc, di un atto ad efficacia durevole.
Alla base vi è una valutazione dell’interesse pubblico alla conservazione della sua efficacia.
Sono esclusi i provvedimenti autorizzatori o attributivi di vantaggi economici.

Iacopo Correa

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