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Rifiuto di lavorare in giorno festivo: il lavoratore ha sempre diritto alla retribuzione

Il lavoratore che si rifiuta di lavorare in giorno festivo, ha diritto alla normale retribuzione, senza che rilevino i motivi della sua astensione. Così la Cassazione, Sezione Lavoro, con la sentenza 21209/2016 del 19/10/2016.

Terzo comandamento: ricordati di santificare le feste. Per il ladrone Tito, cantato da De Andrè, era cosa facile, lo è ancora oggi? La logica della produzione e l’imperativo del profitto a tutti i costi, parrebbero dirci di no, in realtà la legge parla chiaro. Basta conoscere i propri diritti e farli valere.

Lo sanno bene gli operai di una azienda metallurgica lombarda che hanno agito in giudizio per tutelare il loro diritto a rifiutare la prestazione lavorativa in giorno festivo e ad essere comunque retribuiti, vedendo vittoriosa la loro tesi fino al terzo grado di giudizio.

Lavorare nei festivi non è obbligatorio, il rifiuto non incide sulla retribuzione. Il caso

Un’ impresa lombarda del settore metallurgico aveva precettato i propri dipendenti affinchè lavorassero anche l’8 dicembre, festività dell’Immacolata. I dipendenti avevano disatteso la disposizione aziendale ed avevano quindi osservato il giorno di riposo. La società aveva pertanto deciso di non retribuire i dipendenti per la giornata dell’8 dicembre, ritenendo che, con la loro astensione, avessero violato l’art. 8 comma 14 parte speciale del CCNL per l’industria metalmeccanica, secondo il quale «nessun lavoratore può rifiutarsi, salvo giustificato motivo, di compiere lavoro straordinario notturno e festivo».

Valutando illegittimo l’operato dell’azienda, i lavoratori agivano in giudizio per vedersi riconosciuta la retribuzione loro spettante e negata dal datore di lavoro. La loro richiesta veniva accolta in primo e secondo grado.Ricorreva in Cassazione l’impresa, la quale sosteneva che l’indebito rifiuto opposto dagli operai, sebbene intimati, avesse paralizzato la pretesa al pagamento della prestazione lavorativa.

Il rifiuto a  lavorare nei  festivi e la retribuzione: la parola alla Cassazione

La Corte di Cassazione dà ragione ai dipendenti: «il diritto del lavoratore di astenersi dall’attività lavorativa in caso di festività è pieno ed ha carattere generale e quindi non rilevano le ragioni che hanno determinato l’assenza di prestazione […] Il trattamento economico ordinario deriva […] direttamente dalla legge e non possono su questo piano avere alcun rilievo le disposizioni contrattuali».

La sentenza in esame, ponendosi sul solco di ormai consolidata giurisprudenza di legittimità, ribadisce che il diritto alla normale retribuzione, relativamente ai giorni festivi, quali l’8 dicembre, deriva direttamente da una disposizione di legge (articolo 2, legge 260/1949, nel testo sostituito dalla legge 90/1954) e, tale disposizione, non può essere modificata in senso peggiorativo dalla contrattazione collettiva. Il rifiuto dei dipendenti, osservano gli Ermellini, alla luce delle disposizioni del CCNL applicato, potrebbe avere, al più, un rilievo in sede disicplinare.

Il datore di lavoro quindi non può esimersi dal corrispondere la retribuzione ai dipendenti se questi rifiutano di lavorare in una giornata festiva, nonostante sia presente una norma del CCNL che dispone che il lavoratore non possa rifiutarsi, salvo giustificato motivo, di compiere lavoro festivo.

Maria Rosaria Pensabene

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