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Riforma Costituzionale: eliminato un senato se ne fa un altro

Nell’architettura della riforma costituzionale targata Renzi e Boschi il superamento del bicameralismo perfetto (per approfondimenti clicca qui) passa per la trasformazione del Senato della repubblica come lo conosciamo oggi.

Il nuovo Senato della Repubblica

Il “nuovo” articolo 55 della Costituzione stabilisce che solo i rappresentanti della Camera dei deputati rappresentano la Nazione, mentre ai senatori è demandata la rappresentanza la istituzioni territoriali.

La camera resta l’unica titolare del rapporto di fiducia con il governo ed sercita la funzione di indirizzo politico, la funzione legislativa e quella di controllo dell’operato dell’esecutivo.

Al senato, invece, è affidata la funzione di raccordo tra lo Stato e gli altri enti costitutivi della Repubblica e pertanto la sua partecipazione all’esercizio della funzione legislativa è stata invece limitata solo alle materie che direttamente riguardano le regioni e gli enti locali e alle decisioni dirette alla formazione e all’attuazione degli atti normativi e delle politiche dell’Unione europea.

Quanti saranno i senatori e come verranno scelti?

L’art. 57 della riforma esordisce stabilendo che i senatori saranno 100 di cui 95   (74 consiglieri regionali e 21 sindaci)  rappresenteranno le istituzioni territoriali e la durata del loro mandato coinciderà con quella degli organi territoriali dai quali sono stati eletti in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi. Più precisamente, i nuovi senatori saranno  consiglieri scelti dagli stessi consigli regionali che aggiungeranno alla propria carica quella di senatore. Ma non bisogna lasciarsi ingannare da chi sostiene che in questo modo si andrà incontro alla duplicazione dei costi della politica;  al contrario, assisteremo  a un risparmio. La remunerazione per la funzione svolta dai nuovi senatori sarà infatti rappresentata dalla sola indennità prevista per il ruolo di consigliere regionale. Dunque per i nostri nuovi senatori aumenteranno i ruoli e le responsabilità, ma la loro “busta paga” sarà la stessa.

Quanto alla modalità con cui ciascun consiglio regionale dovrà individuare i consiglieri da mandare in Senato, ancora manca una disciplina specifica e si attende l’approvazione di una nuova legge. Rumors  interni al Pd lasciano intendere che la volontà è quella di consegnare ai cittadini al momento delle elezioni regionali due schede, una relativa al solo consiglio regionale di appartenza e l’altra dove indicheranno espressamente quale tra gli eventuali consiglieri regionali vorrebbero al Senato. Si vorrebbe rispondere così  a chi teme che il nuovo Senato sia privo di una legittimazione democratica e sia composto solamente da nominati non eletti dai cittadini.

I restanti 5 senatori saranno invece scelti dal Presidente della Repubblica per «altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario» e  la durata del loro mandato sarà di 7 anni senza possibilità di un secondo mandato.

I principali motivi della diatriba politica sul nuovo Senato

La composizione e le competenze del nuovo senato rappresentano uno dei più aspri argomenti di scontro nella campagna referendaria. Se ad ascoltare i sostenitori del NO il nuovo Senato parrebbe preludere all’apocalisse, i fautori del SI lo dipingono come il panacea di tutti i mali .
La verità sta probabilmente nel mezzo.
L’unica cosa certa al momento è che i nuovi senatori avranno una doppia carica essendo al contempo consiglieri regionali/sindaci e senatori. Ed è certamente legittima la preoccupazione in ordine all’opportunità di concepire questo surplus di impegni e di responsabilità in capo a soggetti già enormemente gravati dai compiti loro spettanti a livello locale. Sul fronte opposto, tuttavia si sostiene che li nuovo Senato non differirebbe di molto dal Bundesrat tedesco, solitamente additato come prototipo di camera delle autonomie. Sotto questo profilo, tuttavia, la somiglianza è più dichiarata che reale. Nel modello  tedesco, infatti, presenziano i membri del governo locale (gli assessori per intenderci) i quali non hanno – a differenza dei futuri consiglieri e sindaci – l’obbligo partecipare a entrambe le riunioni camerali. Inoltre in Germania i rappresentanti del governo locale, nella partecipazione ad entrambe le assemblee, possono anche essere sostituiti da delegati con vincolo di mandato ossia soggetti che riportano a livello centrale le volontà così come enucleate ed espresse dal governo locale; nel nostro caso, invece, ciò non potrà avvenire in quanto sono assenti tali istituti.
Il rischio di un sovraccarico per i consiglieri-senatori e di una conseguente disfunzione istituzionale è minimizzato dagli alfieri del SI, i quali obiettano che il numero più ristretto delle materie assegnate alla competenza del senato allontani, di fatto, il rischio di congestionarne i lavori, mentre da un maggiore coinvolgimento dei rappresentanti dei territori si avrebbe solo da guadagnare. Chi – sostengono –  meglio di un sindaco o un consigliere regionale conosce le realtà locali?
La domanda è certo suggestiva, ma – accusano  i detrattori –  sarebbe utilizzata in modo strumentale. Secondo costoro, infatti  la cura delle istanze territoriali resta un compito affidato alle Giunte Regionali, mentre sarebbe stato più coerente eliminare del tutto il senato, abolendolo.

Altro aspetto piuttosto controverso della riforma è quello che riguarda la stabilità della composizione del nuovo Senato. Poiché la durata del mandato di ciascun senatore è legata quella della legislatura del proprio Consiglio Regionale, la composizione dell’assemblea sarà soggetta a continue variazioni, con ovvie conseguenze sul piano della stabilità della maggioranza.
Infine, merita di essere messa in luce la questione portata avanti dai sostenitori del NO alla riforma relativa all’immunità parlamentare di cui godranno i nuovi senatori. Si sostiene, infatti, che poiché la classe politica regionale risulta essere la più inquisita d’Italia è ben possibile che si verifichino strumentalizzazioni dell’istituto dell’immunità parlamentare. Ma non è forse ingeneroso il ritratto che si offre dei consiglieri regionali? Gli attuali senatori sono davvero più presentabili?

Antonio Colantoni

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