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Riforma Inpgi, arriva lo stop alle pensioni anticipate ai giornalisti

Riforma Inpgi, pensioni anticipate ai giornalisti?

Dal 2017, anche i giornalisti possono dire addio alla categoria protetta: il Parlamento ha di recente chiesto all’esecutivo prepensionamenti progressivamente sempre più conformi alla normativa generale del sistema pensionistico e così, dal prossimo anno, i giornalisti faranno sempre più fatica ad andare in pensione anticipata.

È quanto disciplina la legge nazionale n. 198 del 26 ottobre 2016, in base alla quale chi finora ha goduto di certi privilegi non potrà più farlo in futuro, dovendosi adeguare alla normativa generale del sistema pensionistico.

Riforma Inpgi: cosa prevede la legge

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Per la categoria dei giornalisti, la legge prevede il sistema contributivo per tutti, età pensionabile a 66 anni e 7 mesi, l’introduzione dell’aspettativa di vita, una flessibilità in uscita sempre più rigida, lo stop alla pensione a qualsiasi età con 40 anni di contributi, nuovi prelievi sulle retribuzioni e un argine ai contributi figurativi per le donne in maternità ma anche per chi è in cassa integrazione o in regime di solidarietà.

In particolare, per quel che riguarda la pensione di vecchiaia, anche i giornalisti che hanno versato i contributi all’Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani “Giovanni Amendola” (Inpgi) dovranno rispettare le regole della legge Fornero.

Dal 2017, mentre gli uomini potranno andare in pensione a 66 anni, per le giornaliste donne, la riforma mette in conto la possibilità di andare in pensione con 64 anni di contributi versati, anziché con 62. Sono previste penalizzazioni fino al 20% per chi ha da 57 a 61 anni.

In base all’attuale sistema, bastava aver raggiunto i 57 anni di età e 35 di contributi per poter chiedere il prepensionamento e dedicarsi così ad attività e hobby disparati. Con la nuova legge, nel 2018 ci vorranno 39 anni di contributi e l’anno successivo 40. Pur restando uguale negli anni successivi (62 anni), l’età pensionabile aumenterà già dal 2017.

Come già accennato, la pensione dei giornalisti verrà calcolata non più con sistema retributivo ma con contributivo, vale a dire sulla base dei contributi versati, rivalutati sui parametri dettati dall’inflazione. Viene meno poi il sistema solidaristico, che dal 2006 ha garantito ai giornalisti che guadagnavano di meno di avere una pensione dignitosa.

Tuttavia, sono state previste alcune clausole di salvaguardia per certe categorie, seppur per un periodo limitato di 12 mesi. Cattive notizie in particolare per i giornalisti in cassa integrazione, in regime di solidarietà, in disoccupazione o anche in maternità o congedo parentale che vedranno il tetto dei loro contributi figurativi pari a 1.5 volte la retribuzione contrattuale del redattore ordinario.

Eloisa Zerilli

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