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Rinvio di udienza per legittimo impedimento: quando il certificato medico non basta

Il certificato medico dell’imputato non sempre è sufficiente per ottenere il rinvio dell’udienza penale per legittimo impedimento ma occorre sempre che la richiesta di rinvio superi il vaglio del Giudice relativo al contenuto delle prescrizioni mediche: è quanto statuito dalla Cassazione Penale con due importanti pronunce sul medesimo argomento depositate a distanza di un solo giorno, con  la sentenza n. 37808 del 12 settembre 2016 e la sentenza n. 38091 del 13 settembre 2016.

 

Certificati medici molto spesso utilizzati dai difensori come tecnica di dilazione del processo penale al fine di ottenere rinvii di udienze per raggiungere più agevolmente la prescrizione del reato e quindi l’impunità dell’imputato.

E’ arrivato lo STOP da parte della Suprema Corte che, con questa incisiva pronuncia, limita la possibilità di accoglimento delle istanze di rinvio di udienza fondate su legittimo impedimento dell’imputato, pur se documentato da certificazione medica.

Per la Corte, la produzione del certificato medico dell’imputato non è di per sé sufficiente ad ottenere l’automatico differimento d’udienza e non tutti i certificati medici giustificano tali rinvii.

Occhio dunque al contenuto della statuizione e prescrizione del medico; non sempre la stessa sarà idonea a supportare la richiesta di rinvio.

Certificato medico e rinvio d’udienza, il doppio dictum della Corte

I casi da cui originano le due importanti sentenze, pur riguardando vicende, reati e corti differenti, hanno in comune la presentazione da parte dei difensori degli imputati di una richiesta di rinvio d’udienza fondata sull’esistenza di un legittimo impedimento dell’imputato documentato da certificato medico.

In entrambi i casi, le corti di merito, investite rispettivamente delle richieste di rinvio, avevano rigettato le stesse, escludendo in entrambi i casi la possibilità di ravvisare un impedimento assoluto dell’imputato tale da giustificare un differimento della prima udienza, seppur in presenza di un certificato medico, dichiarandone la contumacia.

Nella vicenda che ha dato luogo alla sentenza n. 37808/2016, la Corte d’Appello Militare di Roma aveva statuito che il riposo e le cure prescritte all’imputato dal medico per la durata di dieci giorni, a seguito della rimozione di un lamina dal setto nasale in via post-operatoria, non sarebbero state tali da configurare un impedimento assoluto e ciò a prescindere dall’esistenza di una certificazione medica, in quanto la prognosi ivi indicata non era da considerarsi tale da determinare un assoluto impedimento per l’imputato a comparire in udienza.

La Suprema Corte di Cassazione, investita dal ricorso, ha confermato la pronuncia del giudice di merito, affermando il principio per cui se la certificazione medica, prodotta per sostenere una richiesta di rinvio d’udienza, non riferisce di condizioni fisiche dell’imputato tali da comportare una sua impossibilità a comparire in udienza, con il pericolo di un danno grave e non evitabile per la sua salute, indicando piuttosto una mera prognosi di riposo e cure non invalidanti presso il domicilio, la stessa non sarà idonea a sostenere l’esistenza di un impedimento assoluto tale da giustificare un rinvio dell’udienza.

In termini analoghi, nella vicenda che ha dato luogo alla pressoché contestuale sentenza n. 38091/2016, la Corte d’Appello di Ancona aveva disatteso l’istanza difensiva, dichiarando la contumacia dell’imputato, sul rilievo per cui la documentazione medica esibita non attestava la necessità di assoluto riposo e cure mediche,tali da giustificare il rinvio.

In questo caso la Corte di Cassazione, con decisione opposta ma ribadendo il medesimo principio, ha annullato la sentenza impugnata per carenza di motivazione ma ha al contempo riconosciuto la possibilità per il Giudice di rigettare la richiesta di rinvio, disattendendo il certificato medico, nei casi in cui dal suo specifico esame, non emerga un referto tale da evidenziare una patologia ed un impedimento assoluto dell’imputato a comparire in udienza.

In tale secondo caso, la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza impugnata per carenza di motivazione, non avendo il Giudice adeguatamente giustificato le ragioni di rigetto dell’istanza di rinvio, ma ha portato avanti un indirizzo interpretativo comunque rigoroso in tema di rinvio di udienza e certificato medico.

Certificato medico e rinvio d’udienza, occhio al contenuto delle prescrizioni mediche

Con tali pronunce, dunque, la Suprema Corte Penale sta cercando di porre un freno all’utilizzo dei certificati medici a scopo dilatorio, richiedendo un vaglio rimesso all’apprezzamento del Magistrato, caso per caso, circa il contenuto della documentazione medica.

Si tratterà dunque di valutare se le prescrizioni mediche indichino una condizione di salute davvero invalidante dell’imputato, tale da escludere la possibilità di comparire in udienza, se non piuttosto una prognosi di mera cura e riposo non invalidante e non incidente sulla possibilità di comparizione in udienza. Solo nel primo caso il Giudice potrà accogliere la richiesta di rinvio d’udienza, in virtù di un impedimento assoluto effettivamente esistente in capo all’imputato, mentre nel secondo caso una siffatta richiesta dovrà essere rigettata, in quanto non giustificata e dunque meramente dilatoria.

Ciò che la Suprema Corte impone al Giudicante è in ogni caso un obbligo di motivazione circa l’eventuale rigetto della richiesta di rinvio, da giustificare sulla base del concreto e specifico contenuto del certificato medico allegato all’istanza. Ciò per evitare che un principio volto ad evitare l’abuso della documentazione medica per esigenze di correttezza processuale, possa di converso trasformarsi in una eccessiva compressione delle tutele dell’imputato.

Nel caso relativo all’impugnazione della pronuncia della Corte marchigiana, infatti, la Suprema Corte ha annullato la sentenza impungnata per carenza di motivazione ex art. 420 ter c.p.c., in quanto il predetto giudice, disattendendo la documentazione medica, non ha formulato alcuna valutazione sulla natura della patologia, sull’entità dell’infermità e sul suo effettivo carattere impeditivo a comparire in udienza.

Attenzione, dunque, allo specifico contenuto impeditivo delle prescrizioni contenute nel certificato medico ma attenzione anche all’esistenza di una adeguata motivazione del Giudice circa l’eventuale rigetto di istanze difensive di rinvio.

Martina Scarabotta

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