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Risarcimento del danno, dimmi dove vivi e ti dirò quanto vali!

Dimmi dove vivi e ti dirò quanto vali!

La prima impressione è che si tratti di una battuta irriverente, ma purtroppo le cose stanno diversamente, o meglio, stavano diversamente… perché è dovuta intervenire ancora una volta la Corte di Cassazione per affermare che “il valore di ogni persona è intrinseco alla sua umanità, per cui non può subire alcuna deminutio in base ad elementi che su tale umanità non incidono”.

Ma andiamo con ordine e scopriamo la vicenda.

Risarcimento del danno. Il fatto.

La Corte di Appello di Bari aveva accolto la doglianza relativa al mancato adeguamento –  in senso diminuitivo –  del risarcimento del danno morale al luogo in cui vivevano i danneggiati. Avverso tale sentenza del 2012, i ricorrenti adivano la Cassazione, lamentando che il Giudice di secondo grado erroneamente aveva deciso di commisurare l’entità del risarcimento al luogo di residenza degli stessi.

Invero, la Corte di Appello aveva accolto la tesi per cui la liquidazione del danno avrebbe dovuto tener conto del paese di residenza dei danneggiati, dove il valore dell’euro sarebbe stato superiore rispetto all’Italia, ciò al fine di evitare che i danneggiati ricevessero un risarcimento superiore a quello che avrebbero ottenuto se fossero stati residenti in Italia.

Risarcimento del danno, l’evoluzione giurisprudenziale.

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Il Giudice di secondo grado aveva basato le proprie argomentazioni su una precedente pronuncia della Suprema Corte, la sentenza n. 1637 del 2000, secondo la quale: “Nella determinazione equitativa del danno morale può tenersi conto anche della realtà socio economica in cui vive il danneggiato al fine di adeguare a tale realtà l’importo che si ritiene dovuto ai fini riparatori del danno”.

La Suprema Corte, nella sentenza del 2000, partendo da tale affermazione e dando atto che il risarcimento ha funzione meramente surrogante e compensativa delle sofferenze provocate dal fatto illecito, osservava che “se l’entità delle soddisfazioni compensative ritraibili dalla disponibilità di una somma di denaro è diversa a seconda dell’area nella quale il denaro è destinato ad essere speso, non l’entità delle soddisfazioni deve variare ma la quantità di denaro necessario a procurarle”.

Successivamente a tale pronuncia, la Cassazione era però tornata sul punto con la sentenza n. 7932 del 2012 con la quale aveva escluso ogni incidenza della residenza del danneggiato sul quantum del danno non patrimoniale.

Secondo il Giudice di legittimità, l’illecito aquiliano si compone di tre elementi essenziali: condotta illecita, danno e nesso causale, gli unici elementi che possono incidere sulla aestimatio del danno, “mentre il luogo dove il danneggiato abitualmente vive, e presumibilmente spenderà o investirà il risarcimento a lui spettante, è invece un elemento esterno e successivo alla fattispecie dell’illecito, un posterius, e come tale ininfluente sulla misura del risarcimento del danno.”

Ugualmente con la successiva pronuncia del 2014, la n. 24201, con la quale la Cassazione ha aggiunto due ulteriori elementi: l’obbligo di non discriminare gli stranieri e la necessità di una certezza risarcitoria nel senso dell’uniformità.

Risarcimento del danno. Il punto della Cassazione.

Oggi, con la sentenza del 07.10.2016 n. 20206 la Cassazione torna sull’argomento, e, ripartendo dalla considerazione che la condizione socio-economica del danneggiato è un elemento esterno rispetto all’illecito aquiliano, rileva che il danno da perdita del congiunto deve essere commisurato al valore che la persona perduta aveva rispetto al danneggiato, in quanto si tratta di un danno non patrimoniale rispetto al quale il risarcimento patrimoniale è una fictio, atta ad attestare nell’unico modo giuridicamente possibile il valore della persona perduta, motivo per cui “la determinazione del danno dovrà essere effettuata soltanto sulla base del genere e del contenuto specifico del legame che univa le persone perdute a quelle rimaste”, senza tenere in alcun conto le conseguenze economiche che il danneggiato trarrà dal risarcimento.

Iolanda Giannola

 

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