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Il rito della “benedizione pasquale” nelle scuole: parametri costituzionali

In che misura incide la benedizione pasquale nelle scuole sullo svolgimento della vita scolastica in generale?
È possibile parificarla alle attività “parascolastiche” di natura culturale, sportiva, o ricreativa?
Lo svolgimento del rito, alla presenza di chi vi acconsente e fuori dall’orario scolastico, sembrerebbe non ledere il pensiero altrui.

IL FONDAMENTO COSTITUZIONALE DEL RITO DELLA “BENEDIZIONE PASQUALE” NELLE SCUOLE

Il Consiglio di Stato con la sentenza 27 marzo 2017, n. 1388 ha annullato la sentenza del T.A.R. – Emilia-Romagna che si era espresso sul punto.
Tre parroci avevano richiesto al Dirigente scolastico e al Presidente del Consiglio di Istituto il benestare a celebrare la benedizione pasquale per gli alunni.
L’istanza era stata accolta a maggioranza dal Consiglio d’Istituto, ma con alcune prescrizioni.
La benedizione pasquale avrebbe dovuto essere impartita in orario extra scolastico con l’accompagnamento degli alunni dai familiari.
Il primo Giudice ha accolto il ricorso sulla scorta della violazione del principio costituzionale della laicità o non-confessionalità dello Stato, e della equidistanza e imparzialità rispetto a tutte le confessioni religiose.
Il rito religioso da compiersi nei locali della scuola non avrebbe configurato alcuna iniziativa di socializzazione degli studenti di carattere “extrascolastico”.
Tali attività atterrebbero alle pratiche di esercizio del credo confessionale di ciascun individuo, restando confinate nella sfera individuale.

L’AMBITO NORMATIVO CHE CONSENTE IL RITO DELLA “BENEDIZIONE PASQUALE” NEGLI ISTITUTI SCOLASTICI

I provvedimenti impugnati sono apparsi legittimi, in quanto espressione della potestà della struttura scolsatica.
Ciò alla luce del Testo Unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e grado, ex D.Lgs. 16 aprile 1994, n. 297.
All’art. 96 si precisa che gli edifici scolastici possono essere utilizzati fuori dell’orario del servizio scolastico per attività che realizzino la funzione della scuola come centro di promozione culturale, sociale e civile.
Tra tali finalità può comprendersi quella rivolta alla realizzazione di un culto religioso.
Occorre non solo la libera, volontaria e facoltativa la partecipazione.
L’adesione deve avvenire al di fuori dell’orario del servizio scolastico e previa delibera dell’organo competente.
Anche se le competenze di tali organi scolastici sono intese in senso estensivo.
Sia per l’autonomia didattica riconosciuta dal d.P.R. 8 marzo 1999, n. 275.
Sia per la tipologia e la natura delle attività “parascolastiche” programmate.

IL RITO DELLA BENEDIZIONE PASQUALE NELL’INTERPRETAZIONE DEL CONSIGLIO DI STATO

La benedizione pasquale è “rito religioso, rivolto all’incontro… ”, il cui fine “è anche quello di ricordare la presenza di Dio nei luoghi dove si vive o si lavora…”.
Essa ha un senso se svolta in presenza delle comunità di credenti ed in un luogo determinato.
Lo svolgimento del rito nelle scuole, alla presenza di chi vi acconsente e fuori dall’orario scolastico, non lede il pensiero o sentimento altrui.
La “benedizione pasquale” negli istituti scolastici non incide, in effetti, sullo svolgimento della didattica e della vita scolastica in generale.
E ciò non diversamente dalle altre attività “parascolastiche” di natura culturale, sportiva, o ricreativa.
Esse possono essere liberamente programmate o autorizzate dalle scuole.
Nell’ordinamento non vi sono divieti di autorizzare lo svolgimento nell’edificio scolastico attività e atti di culto di tipo religioso.
Ne deriverebbe un trattamento deteriore rispetto ad esse, in violazione dell’art. 20 Cost. e del principio di non discriminazione.

Iacopo Correa

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