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Saluto romano apologia del fascismo? La Cassazione dichiara prescritto il reato

Fare il saluto romano è reato? Con sentenza n. 46175/2016, la Corte di Cassazione ha dichiarato estinto per prescrizione il reato di apologia del fascismo per cui era stato ritenuto colpevole un ultrà.

Fare il saluto romano è reato? I fatti

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Allo stadio di Udine, il 10 settembre 2008, durante la partita Italia-Georgia, l’imputato, in compagnia di altri ultrà, aveva fatto il saluto fascista per tutta la durata dell’inno nazionale italiano ed era stato identificato dalla Digos.

L’imputato compiva così una manifestazione esteriore di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi avente tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, così come disciplinato dalla legge n. 654/1975.

Nel 2012, con una sentenza del Tribunale di Udine, il ricorrente era stato dichiarato colpevole del delitto disciplinato dalla legge n. 205/1993 (Legge Mancino) che punisce gesti, azioni e slogan legati all’ideologia nazi-fascista, e aventi per scopo l’incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali. Inizialmente condannato alla reclusione e al pagamento di una multa di 100 euro, oltre alle spese processuali, nel 2015 la Corte d’appello di Trieste stabiliva successivamente di sostituire la pena detentiva con una multa di 760 euro.

Fare il saluto romano è reato? Il ricorso

L’ultrà condannato decide quindi di ricorrere per Cassazione, deducendo «l’erronea applicazione della legge penale, il vizio di motivazione per carenza, il travisamento del fatto e l’erronea lettura delle emergenze processuali, oltre che l’insussistenza dell’elemento soggettivo del reato». In particolare, l’imputato sostiene di non aver «commesso alcun reato, poiché non vi era la volontà di fare propaganda o di esaltare ideologie antidemocratiche […] Il momento in cui era stato eseguito il gesto prescindeva da fenomeni violenti e da vicende oggettivamente riconducibili al regime fascista (sventolio di bandiere con fascio littorio o esposizione di svastiche»).

Nel caso di specie, secondo il principio di immediata declaratoria delle cause di estinzione del reato sancito ex art. 129 del Codice di procedura penale, la Cassazione ha rilevato l’avvenuta prescrizione del delitto e annullato così senza rinvio la sentenza impugnata, prosciogliendo l’ultrà.

Eloisa Zerilli

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