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Scontro tra i “Sorbillo”: la pizza in Tribunale

Nella “Terra della Pizza”, dove tutto succede, può accadere che si respiri, insieme alla dolce fragranza dei pomodorini del “piennolo” unita alla sapidità villana della mozzarella di bufala, aria di imprevedibile tensione. Ma a dar vita alla singolare disputa, non è il discutere su quale sia la quantità di cigoli necessari per rendere la pizza fritta degna del nome che porta, ma la rivalsa sul proprio nome: Sorbillo che oggi è molto di più di un semplice marchio di fabbrica: a Napoli è la storia.

Le contese del passato

La disputa tra gli eredi del famoso casato, però, non è la prima nella storia (e forse non sarà l’ultima) già in passato, colpi a suon di “pasta che cresce” sono stati sferrati dai Condurro, i Mattozzi, gli Oliva e i Coccia. La saga della pizza napoletana, per dirla alla Geroge Lucas, continua.
Infatti, come non ricordare, il granitico braccio di ferro tra i due rami della famiglia Condurro sull’uso del nome, famoso a livello mondiale, “Da Michele” esploso con le aperture di Fuorigrotta e di Milano da un lato, di Roma e Londra dall’altro. Un accordo terminato con l’uso del marchio “Antica Pizzeria da Michele” per i titolari del locale a Forcella e “Da Michele/I Condurro” per quelli di Fuorigrotta.
Parliamo, quindi, di marchi registrati e pizzerie che aprono a Milano, Roma, New York, Tokyo, Parigi, è ovvio che prima o poi, qualcosa succeda.

Le ragioni della disputa

Ora, appunto, è il turno dei Sorbillo. Quella dei pizzaioli napoletani, è una storia di famiglie divise perché concorrenti, di eredità contese, di avvocati e di ricorsi in Tribunale. In effetti è accaduto che Gino Sorbillo, il più noto tra gli artisti della “benemerita”, e anche il più creativo dell’ultima generazione, abbia chiesto al magistrato del foro partenopeo, di bloccare il cugino Luciano che ha appena aperto un locale nella centralissima via Depretis a Napoli, a due passi dal Maschio Angioino e dalla stazione del metrò di piazza Municipio, prossima all’apertura (si spera).
In effetti, lo stesso tramite i suoi avvocati ha chiesto al giudice della sezione specializzata in materia di imprese presso il Tribunale di Napoli, un provvedimento di sospensione dell’uso del cognome all’ ultima pizzeria aperta dal cugino Luciano, appunto, nella centralissima via Depretis. Una richiesta, già accolta con provvedimento di urgenza ex art. 700 c.p.c..
L’altro Sorbillo per ora dovrà, quindi, rinunciare al nome sull’insegna, ma non si ritirerà in buon ordine.

La storia dei Sorbillo

In realtà per il magistrato sarà più complicato del previsto sciogliere questa matassa, infatti, se il più famoso Gino è figlio di Salvatore, ventunesimo e ultimogenito di Luigi, il fondatore dell’impero nel lontano 1930, Luciano è infatti il figlio di Rodolfo, il primogenito. Nell’albero genealogico è dunque ben posizionato. A ciò, replicano gli avvocati di Gino, sostenendo che quel ramo della famiglia si è sempre occupato d’altro. La controreplica è che Luciano ha già aperto una pizzeria nel 2007 e in quell’occasione nessuno si oppose. Ulteriore argomento a favore di Luciano, poi, è che papà Rodolfo non si adattò a vivere di rendita, ma per tenere vivo il mercato, un giorno si inventò la pizza con il cornicione ripieno di ricotta, quella che tutti, oggi, imitano. Ma anche a Gino, non mancano le carte vincenti: nel suo menù, infatti, c’è anche una pizza dedicata alla mitica zia Esterina, ed è quella fritta da mangiare in piedi.

La notizia si diffonde

La notizia, subito ha fatto il giro della città e dei social network e Napoli si spacca in due o meglio, in quattro stagioni, ma a onor del vero, la ragione di tanto contendere è sicuramente il bramato business. La pizza italiana, infatti, fattura circa 10 miliardi all’anno. Un italiano consuma 7,6 chili di pizza all’anno e in tutto il Paese se ne mangiano tre miliardi. Più di noi fanno solo gli americani: 350 fette al secondo, assicura un sito specializzato.
Scontro tra Margherite un po’Capricciose nelle Quattro Stagioni, aspettando chi conseguirà la vittoria sull’altro, pensiamo alla pizza da ordinare stasera. E se invece, fosse solamente l’ennesima trovata pubblicitaria di Gino?

Per me una pizza fritta come quella che usciva dalle mani di zia Esterina. Grazie.

Mariano Fergola

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