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Cassazione: torni in carcere l’infermiera killer di Piombino

Si riaprono le porte del carcere per Fausta Bonino, accusata di essere l’infermiera killer dell’ospedale Villamarina di Piombino. La Cassazione accoglie il ricorso del Pubblico Ministero ed annulla la scarcerazione.

Il caso

Nel 2015 presso l’ospedale Villamarina di Piombino un anziano muore inspiegabilmente per emorragie diffuse. L’assenza di un collegamento tra la causa della morte e le patologie da cui risultava essere affetto danno il via alle indagini. A finire sotto accusa Fausta Bonino, infermiera di 55 anni, che, secondo la ricostruzione degli inquirenti, tra il 2014 ed il 2015, avrebbe somministrato ai degenti del reparto di rianimazione dosi letali di eparina, un farmaco anticoagulante, provocando la morte di almeno 13 pazienti.

eparina

Dopo una carcerazione cautelare durata 21 giorni, la donna era stata scarcerata a seguito del provvedimento favorevole emesso dal Tribunale del Riesame di Firenze. Decisione avverso la quale il Pubblico Ministero, Massimo Mannucci, aveva presentato ricorso, accolto ieri dalla Suprema Corte.

Il deposito delle motivazioni, atteso per i prossimi giorni, chiarirà le ragioni di questa decisione.

Nel frattempo il legale della donna, ribadendo l’innocenza della propria assistita, appresa la decisione della Corte, ha affermato: “Non cambierà niente e Fausta Bonino non tornerà in carcere”.

Un nuovo caso di “angeli della morte”?

La grave accusa mossa a Fausta Bonino riporta all’inquietante figura dei cosiddetti “angeli della morte”. Il termine, coniato dalla scienza criminologica, indica una categoria atipica di serial killer. Si tratta per lo più di soggetti, operatori sanitari, che uccidono i propri assistiti in preda ad un delirio di onnipotenza, nella convinzione di operare al solo fine di alleviare le inutili sofferenze di costoro.

Il contesto in cui si muovono e l’abilità con cui riescono a far apparire “naturali” questi decessi assicura spesso, per molti anni, l’impunità di questi soggetti. Illustri ricerche hanno evidenziato la componente patologica di queste condotte: spesso l’attività omicida di questi “angeli neri “ si associa a periodi di forte stress o depressione o alla presenza, in alcuni casi, di gravi disturbi di personalità .

Infermieri killer: leggende metropolitane?

Per quanto la figura dell’Angelo della morte sembri associarsi ad una trama da film horror, purtroppo così non è e la realtà, agghiacciante, supera di gran lunga la fantasia.In Italia diversi i casi già accertati di infermieri killer. Tra i casi recenti più noti ricordiamo, nel 2004, Sonya Caleffi, infermiera presso l’Ospedale Manzoni di Lecco responsabile della morte di 18 pazienti. Scoperta, affermava: “Mi piaceva che tutti accorressero in tempo a salvare i pazienti”. Nel 2009, Angelo Stazi, provocava la morte di sette anziani ricoverati presso una casa di riposo alle porte di Roma presso la quale prestava servizio, con un mix letale di psicofarmaci ed insulina.Nel 2014, Daniela Poggiali, giovane infermiera uccideva diversi degenti dell’ospedale tramite iniezioni mortali di cloruro di potassio, seguite da selfie sorridenti con i cadaveri dei malcapitati.

Secondo la ricostruzione dell’accusa la scia di morte in corsia è giunta anche a Piombino.Sarà il processo a carico di Fausta Piombino a chiarire se le gravi accuse a suo carico sono o meno fondate.

Domenica Maria Formica

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