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Si finge divorziato pur essendo sposato: condannato per sostituzione di persona

Si finge divorziato pur essendo sposato: condannato per sostituzione di persona.

Lui, il latin lover che, animato dal più insano opportunismo, non perde occasione di celare la fede nuziale alla prima occasione utile e fingersi ciò che non è; lei, quella prima ingannata, poi delusa, fino ad essere sconvolta e diventare infine spietata; l’altra, colei che è all’oscuro di tutto: nascosta, rintanata nel confuso nido della parvenza. E poi, un matrimonio, un’ amante, una moglie assopita ed un’altra che non sarà mai tale, un figlio e l’altro che bussa alla porta. Nulla è come sembra, o ciò che è sembra ma non conclude, non sa di unico ma è vario. Qualcosa che è oggi e non sarà domani.

In ogni caso, fingersi divorziato pur essendo regolarmente sposato e convivente con la propria moglie costa una condanna per sostituzione di persona. E’ ciò che ha statuito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 34800/16, palesando con ciò, alcuna indulgenza nei confronti degli ostinati “Dongiovanni” che mettono in atto il classico trucco di far sparire la fede e arrivano, come nel caso esaminato, a mostrare alla nuova “fidanzata” un finto atto di annullamento del matrimonio certificato dalla Sacra Rota, per dimostrarle di essere libero. La fidanzata ignara, pur di non perdere l’occasione, insiste per trascinarlo all’altare e lui, onde evitare il peggio che tutto travolge, acconsente persino a seguire, l’impavida donna al corso prematrimoniale. Accade poi che la donna, nel frattempo in attesa di un figlio dall’uomo, insospettita dai continui rinvii della presentazione dei suoceri e dal fatto che le carte per le nozze tardino ad arrivare, lo pedina beccandolo mentre usciva dalla casa dove conviveva insieme alla vera moglie e ai figli. Così il “Rodolfo Valentino” targato Milano, per la messa in scena finisce davanti ai giudici per tentata bigamia (oltre che per falso in atti pubblici), ma i fatti vengono riqualificati ritenendo configurabile la fattispecie di sostituzione di persona ex art. 494 del codice penale. E sul punto, anche la Suprema Corte non ha dubbi, rigettando la tesi difensiva che sosteneva mancasse il vantaggio previsto dalla norma incriminatrice.

Il delitto di “sostituzione di persona”.

Per i Giudici, infatti, “il delitto di sostituzione di persona appartiene al novero dei delitti contro la fede pubblica ma ha natura plurioffensiva, in quanto tutela anche gli interessi del soggetto privato nella cui sfera giuridica l’atto (nel caso l’attribuzione del falso stato) sia destinato ad incidere concretamente”. E la nozione di vantaggio, come dimostra la stessa recente giurisprudenza che si è evoluta sul punto, va ben oltre il mero concetto di utilità economica essendo interpretata “in termini piuttosto ampi, ricomprendendo qualunque forma di vantaggio, anche lecito e di natura non patrimoniale”. Pertanto, l’utilità del mentitore seriale, sul proprio stato di uomo libero è quella di intrecciare delle storie parallele ritenute altrimenti impossibili. Inoltre, secondo i giudici il dolo specifico, nel caso esaminato, sta nell’intenzione di mantenere la relazione affettiva.

Uno, nessuno e centomila

E quindi si potrebbe concludere che l’ardimentoso protagonista di questa storia passi dal considerarsi unico per tutti (Uno, appunto) a concepire che egli è un nulla (Nessuno), attraverso la presa di coscienza dei diversi se stesso che via via diventa nel suo rapporto con gli altri (Centomila). Che la celebre opera Pirandello lo abbia in gloria.

Mariano Fergola

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