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Sì o no ai vaccini? Decide il giudice

Fino a qualche anno fa si trattava di una questione a tratti impensabile. Ma oggi il dibattito sulla “bontà” ed opportunità dei vaccini è più vivo che mai.

Il relativo clima di incertezza sembra però influenzare in maniera sempre più massiccia le stesse decisioni in ordine alla salute dei propri figli, rispetto alle quali spesso diventa difficile per i genitori trovare un accordo. Ma allora può pensarci addirittura il giudice? Il punto sull’importante decisione assunta dal Tribunale Civile di Padova.

L’idea dei vaccini quale “conquista di civiltà” è sempre più messa in discussione negli ultimi tempi da più opinioni , fondate sulla  convinzione secondo cui addirittura la somministrazione stessa dei vaccini possa rappresentare un male.

Nella posizione del “no al vaccino” si oscilla pericolosamente tra teorie di presunti “guaritori”- prive di riscontri scientifici ma più che altro dal notevole impatto mediatico- ad alcune decisioni dei Tribunali, come accaduto in tema di autismo (tra i casi più recenti, quello che ha visto nel Giugno 2016 il Tar Sicilia imporre al Ministero alla Sanità il risarcimento per un ragazzo autistico di Agrigento che si sottopose nel 2000 a vaccinazione contro difterite, tetano, pertosse ed epatite B).

Ma quanto può essere pericoloso rimanere fedeli ad una teoria quando in gioco è la salute dei propri figli? Il Tribunale Civile di Padova assume una importante decisione in merito.

Il caso

La vicenda vede come protagonisti una famiglia residente ad Abano Terme. I due genitori, in regime di separazione, entrano in contrasto circa una decisione da adottare e relativa alla salute della loro figlia adolescente: la somministrazione del vaccino contro il Papilloma Virus, una malattia che riguarda l’apparato genitale femminile. Da un lato si pone la madre, convinta dell’opportunità di sottoporre la figlia a profilassi ; dall’altro lato invece c’è il marito, il quale non esita a diffidare l’ex consorte a non adottare una decisione del genere. Il contrasto finisce inevitabilmente in Tribunale.

Quale diritto deve prevalere?

La scelta da adottare non si prospettava facile, visto l’inevitabile contrasto con altre libertà fondamentali, su tutte quella di rifiutare trattamenti medici, aspetto del più ampio diritto alla salute riconosciuto dalla Costituzione italiana all’art. 32. A ciò si aggiunga il trattamento giuridico che oggi l’ordinamento italiano riserva a tale condotta, proprio laddove adottata dai genitori per i propri figli: in linea di principio è esclusa rilevanza penale, e al più può essere comminata una semplice sanzione pecuniaria. Infine, pesano le scelte nel tempo adottate da alcuni Enti locali: è questo proprio il caso del Veneto (Regione “teatro” della vicenda descritta),  che ha sospeso l’obbligatorietà delle vaccinazioni.

E’ anche vero però che ormai una consolidata giurisprudenza, fin dal lontano 1983, ha riconosciuto la prevalenza del diritto alla salute dei minori, anche  in caso di contrasto con altri diritti fondamentali, come la libertà di religione : per fare un esempio , un genitore non potrà opporsi ad una trasfusione di sangue- seppur vietata dal proprio credo- se ritenuta necessaria per il minore, diversamente interverrà la sospensione della potestà genitoriale .

La decisione del Tribunale

Il Tribunale Civile di Padova finisce col dare ragione alla donna. Nel riconoscere esclusivamente a quest’ultima il potere di adottare decisioni al riguardo, il Tribunale aderisce al principio di diritto secondo il quale a prevalere deve essere in ogni caso la tutela della salute dei figli.

Il Tribunale , se da un lato ha sicuramente tenuto conto dei risultati  riconosciuti in via maggioritaria dalla comunità scientifica circa l ‘efficacia delle vaccinazioni , dall’altro ha considerato il nuovo modo con il quale attualmente si concepisce la potestà genitoriale, dove rientra il vero e proprio dovere di tutelare la salute dei figli. L’analisi del caso concreto poi- dove rilevava altresì la presenza di un certificato del pediatra della minore,  che ribadiva l’importanza del vaccino alla luce di pregressi familiari da cui si evinceva la familiarità con il Papilloma Virus- ha ulteriormente spinto alla decisione di non accogliere la posizione negativa del padre.

L’opinione

Quanto può aver inciso su tale diatriba la disinformazione diffusa che si avverte in tema di vaccinazioni? Contattato telefonicamente da Masterlex, ha manifestato la sua posizione sul caso l’Avvocato Claudio Calvello, che ha assistito la madre nella vicenda .

“Più che disinformazione, in questo caso ho avvertito un atteggiamento di totale chiusura da parte dell’ex marito e della sua famiglia- precisa il legale- o meglio, di una ferma convinzione circa la non opportunità dei vaccini in generale e la centralità esclusiva del ruolo da riconoscersi alla natura.  Si è trattato di un’opposizione irremovibile, che tra l’altro fin da subito non ha permesso neanche l’instaurazione di un contraddittorio”.

Sta di fatto che quella che in origine il Codice Civile prevedeva come semplice eventualità- il ricorso al giudice in caso di disaccordo in ordine alle scelte della vita familiare- ormai sembra essere diventata una sorta di regola, soprattutto quando in gioco sono gli interessi di figli minori; basta ricordare le recenti pronunce in tema di “genitorialità sociale”. Ma a questo punto ormai si può dire che il giudice ha assunto un vero e proprio “ruolo sostitutivo” nell’esercizio della potestà genitoriale?

“Penso proprio di sì- la risposta dell’Avvocato Calvello – Noto sempre più distacco ed assenza di dialogo tra i genitori, e spesso i figli finiscono col diventare la scusa per rivendicazioni di carattere personale. A mancare spesso è la stessa volontà di arrivare ad un accordo”.

Antonio Cimminiello

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